Intervista a FRANCESCO ABATE e CARLO MELIS COSTA






A tu per tu con gli autori

 

1) Paragonando la storia spagnola alla storia francese o inglese, la prima risulta essere più pesante forse per colpa delle troppe figure di rappresentanza, per la maggior parte incapaci, presenti all’interno dell’amministrazione spagnola. Perché la vostra scelta è caduta sulla dominazione spagnola?

Per due diversi motivi. Sotto un primo aspetto, perché ha rappresentato uno Stato relativamente moderno e ordinato che per secoli ha operato dalle Filippine all’Asia, dalle Americhe  all’Europa. Inoltre, la nostra terra , la Sardegna, dove si svolge la parte centrale del libro, è stato per quasi quattro secoli e mezzo  un vicereame strategico , importante come ponte verso l’Africa e verso l’Impero ottomano, oltre che come granaio , visti gli alti livelli di produzione. Inoltre, a nostro avviso, per molti aspetti, la vulgatadell’incapacità delle figure di responsabilità è frutto anche  di una damnatio memoriae successiva, di provenienza anglosassone e sabauda. In realtà era una società che possedeva forti elementi di modernità nelle scienze e nella cultura materiale.

 

2) Avete scritto che questo romanzo è un’opera di fantasia, ma pur si basa sulla storia della Spagna tra le Indie Occidentali, o Americhe meridionali, e i possedimenti spagnoli in Sardegna. Interessante sapere di questi ultimi visto che non si parla spesso  di questi se non in specifici libri di storia. Alla fine è una storia nella storia che, credo, possa essere positiva per far conoscere di più un posto bellissimo e a tratti sconosciuto nonché misterioso come la Sardegna. Non ritenete di poter far conoscere di più la vostra terra attraverso storie e leggende rinchiuse all’interno del vostro romanzo?

In realtà a noi interessava fare conoscere gli aspetti relazionanti della Sardegna. Cioè le osmosi culturali che hanno determinato i caratteri attuali della cultura sarda. Ciò che è entrato e ciò che è uscito, in altre parole. Il rischio di ogni cultura, tanto più di un’ Isola, è quello di avere una rappresentazione di sé autosufficiente. Siamo convinti che l’evoluzione delle persone e delle culture risieda nella qualità delle relazioni che riesce ad instaurare. Così il Corregidor svela aspetti della nostra storia che magari possono sfuggire al turista distratto e svelare nuove sfumature anche ai profondi conoscitori della nostra regione sinora meno notati.

 

3) La scrittura de “Il Corregidor” scorre decisamente bene per essere il primo romanzo storico di entrambi. Avete trovato uno spunto in qualche autore in particolare?

Probabilmente si è creata una felice alchimia, derivante da un dialogo non dialettico ma del tutto armonico e dal fatto che entrambi siamo lettori voraci e culturalmente vicini .

 

4) A quelle persone che son convinte che un romanzo storico sia niente di più di un libercolo e che non servano tante attenzioni per scriverne uno, cosa potete dire dopo la pubblicazione della vostra fatica?

Abbiamo voluto scrivere un’opera di fantasia , ma che fosse corretta nella descrizione dell’ambiente naturale, della cultura materiale, oltrechè degli avvenimenti storici. Ma abbiamo avuto da subito una ambizione: e cioè parlare di un’epoca per poter parlare della nostra. A parte i sentimenti dell’essere umano , che non mutano mai , altri elementi avvicinano il seicento spagnolo ai nostri giorni. Gli errori di una potenza egemone di livello planetario, il conflitto tra globale e locale , i movimenti dei popoli , la capacità o meno del potere di interpretare la società . Oltreché ovviamente, le sfide della economia e della modernizzazione .

 

5) Per poter scrivere un libro quanto è importante leggere?

Diremmo dirimente. Prima di essere scrittori siamo e continueremo sempre ad essere grandi lettori. Non riteniamo possibile essere scrittori decenti senza avere alle spalle delle solide letture. E questo non solo per avere un lessico ed una sintassi corretta ma anche per la necessità di confrontarsi con altre storie, altri mondi, altri stili. I grandi astrattisti hanno comunque alle spalle una capacità figurativa importante.

 

6) Conoscete il genere nordico? Apprezzate qualche autore in modo particolare?

Sicuramente conosciamo e apprezziamo i grandi maestri. Anzi, non  nascondiamo di aver subito l’influenza del loro stile ed essenziale, ma anche completo. Nel nostro caso la trappola dell’infiocchettamento gestuale o dell’ utilizzo di termini inutilmente datati era sicuramente presente. Abbiamo invece scelto la strada di una essenzialità e di una chiarezza descrittiva che sicuramente ha tratto ispirazione da quanto questi grandi romanzieri hanno lasciato, consciamente o inconsciamente, dentro di noi due come lettori . Nomi? Tanti, di sicuro Anne Holt, David Lagercrantz, Peter May, Camilla Lackberg, Jo Nesbo e ovviamente Stieg Larsson.

A cura di Marianna Di Felice

 

DI FRANCESCO ABATE e CARLO MELIS COSTA su THRILLERNORD:

IL LIBRO – Cagliari, 1665. Dom Jorge Baxu ha attraversato tutto il mondo, dalla Galizia dov’è nato all’Africa sahariana dove ha visto la morte da vicino, prima di poggiare i piedi su quell’isola dimenticata da Dio. A portarlo in ogni angolo dell’Impero di Spagna, il suo ruolo di corregidor de hidalgos, un magistrato scelto per giudicare e, spesso, assolvere i nobili, più ammantando l’ingiustizia di equità che facendo vera giustizia. Ma questa volta è diverso. A Cagliari, Baxu è stato chiamato da un funzionario preoccupato per la prematura scomparsa di nobili, barbaramente uccisi, in duello o attentato, senza movente né colpevole.