Intervista a François Morlupi




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Oggi, abbiamo il piacere di intervistare lo scrittore François Morlupi, vincitore con il romanzo “ Formule mortali, del Premio per il Miglior giallo/noir dell’anno, al Festival di Grottamare, giunto alla decima edizione.

 

 

Di solito i Thriller sono etichettati, da lettori cosidetti “impegnati”, come dei libri leggeri da leggere magari in spiaggia o quando si vuole svagare la mente. Per fortuna, certi libri smentiscono questi pensieri e Formule Mortali è uno dei thriller che non si può definire leggero. Quanto lavoro c’è dietro un thriller corposo come il tuo?

Penso che il lavoro principale sia stato fatto “in background”, per usare un termine tecnologico. Ovvero è rappresentato da quell’insieme di libri letti durante la mia vita che ha seminato, negli anni, qualcosa. Poi finalmente il tutto è germogliato. Assieme a questo, vi è ovviamente anche un altro lavoro, spesso di ricerca, come quello di creare una storia verosimile e dei personaggi attuali ma mai banali. Sicuramente ho voluto, in Formule Mortali, scrivere un giallo sociale, dove c’è un’inchiesta ma anche e soprattutto, una profonda introspezione dei personaggi. Certo poi bisogna anche leggere e “studiare” alcune pratiche non comuni…come un’autopsia o tutto ciò che ruota attorno al mondo poliziesco!

 

 

 

In Formule mortali è protagonista il deep web insieme al dark web. Il primo è un web diverso da quello normale, più oscuro, profondo dove si possono trovare anche cose non illegali o pericolose; il secondo ha contenuti nascosti, assolutamente dannosi e si fa fatica a contrastarlo. L’amara realtà, con i “giochi” assurdi e letali che moltissimi giovani seguono ultimamente, ti ha ispirato per scrivere il romanzo?

E’ possibile, anche perché le statistiche confermano purtroppo questo andazzo. Da responsabile informatico, è inevitabile conoscere alcune dinamiche come appunto quella del dark web. Ho voluto, inserire una parte dove mi sentissi a mio agio con l’argomento.

 

 

 

Immaginiamo la scienza attaccata senza pietà, mischiamo qualche nota di religione e orniamo il tutto con delle torture medievali così abbiamo un thriller denso e avvincente. Come ti è venuta in mente questa trama che unisce il sacro al profano e che attinge dal passato?

Devo dire la verità, all’inizio non possedevo un canovaccio ben preciso. I personaggi, sì, erano delineati bene, ma per quanto concerne la trama…avevo dei dubbi. Poi, forse ispirato dal fatto di vivere a Roma dove la religione è ovviamente ben presente, ho tentato di unire i miei studi a questo ambito.

 

 

Il libro per l’autore è la sua piccola creatura e nella creatura risaltano dei personaggi ai quali si affeziona, tu hai un personaggio preferito? Chi e perché?

Un padre non dovrebbe mai dire chi preferisce tra i suoi figli…però è vero; sicuramente ho per Eugénie un affetto particolare, anche perché penso che sia il personaggio con maggior potenziale fresco, dinamico. Adoro il commissario Ansaldi, ma sono consapevole che appartiene oramai quasi al passato, mentre Eugénie è il futuro. O almeno spero.

 

 

 

I lettori sanno che più si legge più si scrive, quanti libri leggi per poter scrivere così bene?

Non so se scrivo bene, però so che leggo circa 80 libri l’anno. Non passa un giorno senza che legga una pagina prima di andare a dormire. E’ come se fosse un secondo lavoro, ben più piacevole però!

 

 

 

Quali sono i tuoi generi letterari favoriti e quali sono i tuoi autori preferiti?

Adoro i gialli e i libri storici. Poi ovviamente anche i classici. Mankell, Maupassant, Dumas…sono tra i miei autori preferiti.

 

 

 

Hai mai letto dei thriller nordici? E se ne hai letto più di uno, hai uno scrittore preferito?

Assolutamente sì, li divoro! Mankell su tutti, ma anche Indridason, Nesbo, Nesser, Holt, la coppia Sjowall- Walhoo…sono tutti strepitosi. Anche se il commissario Wallander è il personaggio a cui sono più affezionato.


A cura di Marianna Di Felice


 

 

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