Intervista a Gianluca Morozzi




A tu per tu con l’autore

 

Buongiorno Gianluca! Direttore editoriale, scrittore, musicista, tifoso di calcio: ma quante anime hai! Qual è il contributo di ciascuna di esse al tuo modo di scrivere, se dovessi mai identificarlo?

Come direttore editoriale, nonché co-curatore della collana gLam di Pendragon, sono costantemente in contatto con nuovi autori, nuove scritture, non ingessate e non levigate dalla professionalità acquisita. Come scarsissimo musicista, vengo a contatto con situazioni divertenti e tragicomiche di palchi scalcinati. Come tifoso di calcio, ho imparato a temperare le emozioni come nemmeno un maestro Jedi, ma soprattutto ho conosciuto i personaggi fantastici che animano le curve di uno stadio. Questo mix di influenze esterne ha regalato sapori, narrazioni, caratterizzazioni per i miei romanzi.

 

 

 

Le tue esperienze personali sono il serbatoio delle storie che racconti nei tuoi libri. Mi par di notare che le condisci anche con una certa spruzzata di gusto per l’assurdo, il folle, quello che esce dall’ordinario. E’ questa la tua visione della realtà?

La realtà spesso è un po’ più noiosa e ordinaria di quanto rappresento nei libri, è fatta di dichiarazioni dei redditi, bolli auto, multe per aver invaso una corsia degli autobus… ma perché devo raccontare di una mattinata dal commercialista quando posso parlare di un padre che si costruisce una Batcaverna dopo una crisi di nervi? O di un killer dallo strano, incomprensibile disegno di sangue?

 

 

Mi collego alla domanda precedente, perché in Bologna in fiamme mi è sembrato di vedere irrompere questo lato assurdo e allucinato in diversi personaggi e in diversi momenti del libro, esponendosi soprattutto alla tua vena ironica. Come se aspettassi al varco qualcuno dei tuoi personaggi per fargli una ramanzina e metterlo un po’ in ridicolo, ma con affetto. E’ la tua versione di ironia?

Il noir è un grande ombrello, come genere. Può essere molto cupo, plumbeo, senza speranza, ma può contenere anche umorismo, freak, personaggi borderline. Lansdale ce lo ha insegnato, no?

 

 

 

Quanto è importante Bologna per te, i tuoi romanzi, il tuo modo di essere?

Senza Bologna, io non sarei io e i miei romanzi non sarebbero i miei romanzi. Come Napoli per Maurizio De Giovanni, come New York per Woody Allen.

 

 

 

Se dovessi condensare in una frase il messaggio che vuoi trasmettere con le tue storie e il tuo modo di raccontare, cosa diresti?

“Leggete e divertitevi”.


A cura di

Loredana Gasparri


 

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