Intervista a GIORGIA LEPORE






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Ciao Giorgia, benvenuta tra i lettori di ThrillerNord. Vorrei che soddisfassi una curiosità degli amici lettori: perché, in ogni capitolo de “Angelo che sei il mio custode”, all’inizio, metti sempre il tempo meteorologico della giornata?

Ciao a tutti e grazie. La cosa nasce un po’ per caso: in alcuni capitoli avevo bisogno di una indicazione specifica sulle condizioni meteo, perché era importante per la narrazione. Così, in un paio di casi lo avevo messo nel titolo del capitolo. Poi la cosa mi piaceva: ho sempre avuto un po’ la fissazione delle previsioni del tempo, da piccola speravo nevicasse per non andare a scuola il giorno dopo, e d’estate controllavo per sapere come sarebbe stato il mare. E quindi un po’ per la neve, un po’ per il mare, un po’ per il fatto che da quando c’è internet posso accedere a dati diretti a cui prima non era possibile accedere, questa mia piccola “ossessione” ha trovato spazio nel libro.

2) Gerry è un ispettore molto interessante, con un passato difficile. Com’è nato questo personaggio?

Non lo so. È difficile dire dove nascono le idee, i personaggi, le storie. Ero al mare, era estate, ho cominciato a scrivere la storia che poi è diventata I figli sono pezzi di cuore, che è uscito nel 2015, sempre con e/o. E la storia me la raccontava lui, Gerri, infatti le prime pagine buttate giù erano in prima persona. Ho messo a fuoco lui e ho continuato, trasformando la prima in terza, forse perché avevo bisogno di un maggiore distacco e di un controllo stilistico diverso. Ha delle caratteristiche che mi intrigano da sempre: la mancanza di radici, le origini nomadi, l’assenza di una identità definita. Evidentemente avevo bisogno di lavorare su questi temi, e così lui è “nato”.

3) In “Angelo che sei il mio custode” descrivi in modo particolareggiato la terra dov’è ambientato il tuo romanzo, la Puglia che è anche la tua terra. Dalle tue descrizioni traspare l’amore e la voglia di far conoscere i luoghi più suggestivi. Ho interpretato in modo corretto il tuo pensiero?

Assolutamente sì. Ho girato la Puglia per lavoro in lungo e in largo quando facevo l’archeologa, e di alcune zone conosco tutte le strade, i tratturi, le masserie, le campagne. Ho amato e amo questa terra profondamente, e mi manca moltissimo il contatto diretto con il territorio: quando stai in giro (spesso a piedi) ti entrano nella testa e sotto la pelle l’odore, il vento, i colori, i suoni. Anche questo, parlare di “territorio”, era un mio bisogno, e l’ho fatto con l’ultimo libro.

4) Se non avessi saputo che il libro é scritto da una donna, avrei pensato il contrario. Nei libri scritti da autrici, la protagonista è quasi sempre una donna, invece, nel tuo libro, il protagonista è Gerry, un ispettore che è anche un latin lover!
Hai avuto difficoltà a calarti nella psicologia di un personaggio maschile?

In realtà non lo so se mi ci sono calata in modo efficace, questo dovrebbero dirmelo gli uomini… Per me non è stato difficile, e lo trovo molto stimolante. Anche il mio primo romanzo, L’abitudine al sangue (Fazi 2009) era un libro al maschile, e usavo due prime persone narranti maschili, i personaggi erano quasi tutti maschi, si parlava di guerra, di soldati. Finora non mi sono mai venute in mente storie “al femminile”, anche se poi i personaggi femminili nei due noir di Gerri ci sono e rivendicano un posto importante sulla scena. Per me la scrittura, più che un messo di espressione, è uno strumento di esplorazione e di conoscenza, e mi intriga molto di più esplorare quello che non so e che non sono. Come la recitazione, del resto; ma la scrittura è potenziata, soddisfa una sorta di delirio di onnipotenza: l’unica possibilità di essere al tempo stesso autore, regista, attore, spettatore. Una sorta di bellissimo gioco, e fai quello che ti pare, perché limitarsi a essere ciò che sei già, se hai delle possibilità infinite? Un po’ come quando da piccola le mie amiche volevano giocare alle signore con le bambole, e io mi annoiavo da morire. Almeno quando giochiamo, non dovremmo darci limiti.

5) Nella recensione, ho diviso il libro in 3 parti…una thriller, una romanzata e un finale noir molto misterioso. Sei d’accordo su questa suddivisione?

Molto. Anche se le tre componenti io stento a dividerle sul piano dell’evoluzione cronologica del testo, perché le vedo intrecciate e faccio fatica a districarle tra loro, ma come accade spesso chi legge dall’esterno riesce ad avere una percezione a volte più definita dell’autore stesso. In fondo il thriller è un linguaggio: tutte le storie si possono raccontare come “thriller”, mentre il noir è un’atmosfera. E quindi potremmo contestare la famosa divisione in “generi”, che per me non ha più senso: raccontiamo storie, usiamo un’atmosfera, scegliamo un linguaggio.

6) Quali sono state le letture che hanno influenzato i tuoi libri?

Tantissime. Ogni tanto mi rendo conto che cose sedimentate nella memoria da tempi remoti risalgono a galla in modo inaspettato. Tutta la letteratura noir, poliziesca, horror, che ho divorato fin da piccola, sicuramente. Italiani (Carlotto, De Giovanni, Carrisi, Scerbanenco, Fruttero e Lucentini, e sicuramente ne dimentico qualcuno), stranieri (Poe, Lovecraft, Christie, Simenon, King, fino ad arrivare a Vargas e a parecchi scandinavi, ma tantissimi altri). Poi cose che non sono noir ma che ad esempio in questo libro mi hanno influenzato. Per esempio Mark Twain: c’erano cose che mi risuonavano in testa ma che non capivo da dove venissero, e solo alla fine, quando il libro era già in bozze, mi sono ricordata dove avevo sentito alcune suggestioni di questa storia.

7) Hai letto ed apprezzato qualche autore di thriller nordico?

Larsson, Lackberg, Holt (che non mi piace, le ho dato più di una possibilità ma ora basta), ma Jo Nesbo sopra tutti gli altri. Ho letto tutto di lui, mi piace moltissimo sia la serie di Harry Hole sia gli altri libri. Anche gli ultimi, che sono più noir che thriller, li trovo bellissimi. Mi piace la scrittura, il ritmo, la capacità di analisi dei personaggi, la dolcezza che ha in alcune cose senza rinunciare alla durezza della narrazione, il saper creare una vera “mitologia” nelle storie, mi piace anche quando esagera o cede a tentazioni inverosimili. Gli perdono tutto. Vorrei imparare il norvegese per leggerlo in originale, ma credo che dovrò accontentarmi delle traduzioni…

Giorgia Lepore

Intervista a cura di Leonardo Di Lascia


Di Giorgia Lepore su Thrillernord:

IL LIBRO – L’ispettore Gregorio Esposito, torna con le sue vicende, questa volta dopo una lunga assenza dal lavoro, e si trova davanti un caso, molto cruento e di difficile risoluzione, che riguarda la scomparsa di alcuni bambini…