Intervista a Giovanni Modica




A tu per tu con l’autore

 

Sei, per il secondo anno consecutivo, tra gli organizzatori di un evento culturale unico nel panorama italiano, la rassegna Paura sotto la pelle, giunta alla seconda edizione dopo quella, fortunatissima, dello scorso anno. Prima di entrare nello specifico di questa rassegna, volevo chiederti cos’è la paura per te? Quale forma narrativa, scrittura, immagine, film, e quali dinamiche hanno più ascendente sui tuoi brividi?

Ovviamente le paure della vita quotidiana sono ben diverse da quelle che amiamo vedere affrontare nelle arti, che si basano su sensazioni ed eventi che la maggior parte di noi mai ha provato né proverà. Nei romanzi e nel cinema, forse per compensare questo distacco dalla realtà, si spinge sull’acceleratore con rapimenti, uccisioni, efferatezze e casi intricati da risolvere. Ci piace vedere trattati questi argomenti perchè non li abbiamo provati, e probabilmente perché ci permettono di ridimensionare le ansie che viviamo nella vita reale. Ci fanno sentire fortunati.

Le mie paure di oggi riguardano un argomento ben distante dai temi del noir o del thriller: pur non essendo un ipocondriaco, mi spaventano le malattie. Se proprio vogliamo trovare un tema cinematografico che almeno un poco mi spaventi, direi che sono le storie paranormali riguardanti i demoni. Ho avuto un’educazione cattolica, e per quanto non sia un acceso credente, il tema del dolore eterno dell’Aldilà mi spaventa più della morte, che privata di qualsiasi visione religiosa si riduce a un dolore transitorio che porta verso il nulla.

 

La paura è il filo conduttore di questa rassegna che nei giorni del 29 e 30 novembre si svolgerà a Bologna. Nello specifico la tematica è rivolta al capire e spiegare come si riesca a generare questa emozione e a trasmetterla a chi legge o a chi guarda spettacoli o film di genere. Da dove è partita l’idea di strutturareuna manifestazione trattando questo punto di vista, poco esplorato se non tra gli addetti ai lavori, ma di assoluta presa e profondo interesse nel pubblico? Tu, Fabio Mundadori e Giusy Giulianini, che ne siete gli ideatori, vi aspettavate il grande riscontro e successo di questa formula?

Ci contavamo perchè sapevamo quanta presa facesse questoargomento, ma non eravamo sicuri di potere offrire al pubblico un evento che ne parlasse nella maniera giusta. Abbiamo avuto dubbi sull’efficacia del passaparola, che avremmo dovuto attivare prima. Quest’anno non abbiamo commesso questo errore tattico, e quindi crediamo che la notizia del ritorno di “Paura sotto la pelle” sia giunta al suo potenziale e numeroso pubblico. Confidiamo che chi ci haascoltati l’anno scorso torni anche quest’anno, visto il riscontro positivo dell’edizione 2017. Più, ovviamente, altri.

  Quanto al dove sia partita l’idea di organizzare un evento così, è tutto merito di Giusy Giulianini, che conservava dentro di sé questo desiderio da diverso tempo e ha coinvolto me e Fabio. La conobbi grazie allo scrittore Roberto Carboni, e lei mi chiamò come relatore a una giornata in onore della casa editrice di noir Frilli. Di lì a poco mi propose di fare parte del suo team per quel che concerneva la parte cinematografica, e le nostre forze interagiscono benissimo.

 

Se l’idea è senza dubbio trainante, un punto di forza imprescindibile è la presenza in veste di relatori, di autori, critici cinematografici e sceneggiatori, di altissima qualità e livello. Quest’anno tra gli altri Valerio Varesi, Loriano Macchiavelli, Enrico Pandiani, Francesca Bertuzzi, Piera Carlomagno, Enrico Luceri, Paola Barbato, Roberto Carboni, Fabrizio Borgio, Mariano Sabatini, Paolo Roversi, Letizia Vicidomini, Giada Trebeschi e lo stesso Fabio Mundadori. A cosa imputi un’adesione così forte ed entusiasta?

Io credo che gli autori siano sempre felici di potere incontrare il pubblico, e non hanno gelosie da primedonne. Nel senso che sono ben lieti di condividere lo stesso palco con i loro colleghi e di farsi conoscere ai lettori di altri nomi. Quanto al rapporto con noi organizzatori, è ottimo. In fin dei conti abbiamo gli stessi gusti. E quando si ha una passione in comune, a livello di comunicazione e amicizia, tra autori, lettori e organizzatori l’intesa è istintiva e immediata.

 

In una auspicabile e probabile terza Edizione, potrebbe esserci l’idea di aprire i microfoni anche a qualche autore ed esperto del settore straniero, o punterete nuovamente sul ricchissimo panorama artistico italiano?

Non abbiamo ancora preso una decisione in questo senso, ma siamo propensi a dare voce ai talenti ovunque si trovino. Quindi sì, se scopriremo che alcuni autori stranieri si avvicinano ai nostri canoni, le porte per loro saranno spalancate. Vogliamo che l’Italia diventi centrale per il mondo della scrittura nera. Abbiamo conquistato il mondo con il nostro cinema d’indagine e di paura, quindi ritengo che questa centralità ci spetti anche per la carta stampata (o e-book)

 

La paura è secondo te un’emozione legata anche a fattori ambientali e culturali, ragion per cui un confronto tra autori stranieri ed italiani potrebbe essere molto interessante, o è un’emozione che “parla” e serpeggia sotto la pelle in un’unica lingua?

Sono convinto che sia senza tempo e senza lingua. Certo, può capitare che, come dicevo prima, in un determinato periodo un Paese la sappia raccontare meglio di altri… ma le sensazioni sono identiche. L’unica cosa che può differire è la cultura in cui si è cresciuti. I figli della guerra sono stati una generazione felice perché hanno avuto ben chiare le vicissitudini delle loro famiglie in tempi di bombardamenti e trincee. Erano consapevoli della fortuna che avevano avuto nel nascere al momento giusto, quindi difficilmente andavano in crisi esistenziali come i trentenni di oggi, figli di una generazione che ha avuto molto più di loro. Altro elemento culturale capace di incidere nelle paure sono le religioni, che condizionano moltissime persone nel mondo.

  Se escludiamo il fattore culturale, invece, è normale che trovarsi di fronte a una tigre o ricevere una diagnosi di un male incurabile creino reazioni identiche in qualunque epoca e luogo, che sia in Italia, in India, in Nepal ecc.

 

GIOVANNI MODICA, nato a Bologna, ha frequentato corsi di fotografia al Damsdi Bologna e di montaggio cinematografico alla Cineteca di Bologna, collaborando in seguito, attraverso interviste e recensioni cinematografiche e letterarie, coi siti www.studiocinema.net, www.centraldocinema.it e www.nocturno.it, versione on line, Dopo avere raccolto giudizi positivi sul mensile “Storie” per due suoi racconti, pubblica la storia breve Racconto di un attimo sul settimanale Lo Specchio, allegato al quotidiano La Stampa di Torino. Dal 2004 al 2009 è componente della commissione Cultura e Politiche Giovanili del Quartiere Navile, in particolare nella funzione di divulgazione telematica a livello nazionale del Premio Letterario “Navile”. Nel 2009 pubblica il volume Sette note in nero di Lucio Fulci (Morpheo). Firma interventi e interviste per i libri di Gordiano Lupi e Tinto Brass Profondo Rosso (2010) e Storia del cinema horror italiano – vol. 2 – in Il Foglio Letterario ( 2011). Nel 2012 pubblica il volume Dario Argento e L’uccello dalle piume di cristallo e l’anno dopo Dario Argento e il gatto dalle molte code, entrambi per la Profondo Rosso, come Dario Argento e Profondo rosso pubblicato nel 2017 e nel 2018 Dario Argento e le 4mosche. Sempre nel 2018, ma per l’editore Il foglio, è uscito Dario Argento. Le storie mai raccontate.

Gestisce il blog ModiCult:ilcinemasecondogiovannimodica.blogspot.it/ di recensioni cinematografiche di genere. Dal 2014 è caporedattore del sito www.scrivendovolo.com e collabora col quotidiano La Voce di Romagna in rubriche quasi settimanali.

 

A cura di Giusy Giulianini 

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.