Intervista a GIOVANNI RICCIARDI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Come si costruisce un personaggio così ben delineato come Ponzetti? Si è fatto ispirare da qualche altro famoso investigatore letterario?

Ponzetti ha sicuramente qualcosa di Maigret, nel senso che è un uomo riflessivo, ha una vita regolare, una famiglia. Ho letto tanti gialli di Simenon prima di mettermi a scrivere. Ma Ponzetti è anche un uomo “qualunque”, e forse per questo è ben delineato. Ha un suo equilibrio personale, una tendenza a fantasticare e rimuginare, cammina molto, osserva la realtà, cerca di capire gli uomini per quello che sono.

2) La scelta del primo manoscritto di Borges da cosa è stata ispirata?

Dalla mia passione per la poesia di Borges e da un fatto di cronaca che risale al 2000, quando fu effettivamente trafugata dalla Biblioteca Nazionale di Buenos Aires un prezioso esemplare della prima raccolta poetica del grande scrittore argentino.

3) Qual è la parte più difficile da scrivere in un romanzo giallo? I personaggi o la trama?

Per me sicuramente la trama, che si viene formando a mano a mano che scrivo la storia, e quindi deve costantemente essere ripensata e monitorata per essere equilibrata, credibile e accattivante.

4) Cosa l’ha portata a scrivere romanzi gialli? Un genere spesso sottovalutato per quanto riguarda la qualità, in relazione alla mole di titoli presenti sul mercato.

Il caso. Nel 2007 scrissi il mio primo giallo, I gatti lo sapranno, un po’ per gioco. Volevo raccontare una storia ambientata ai giorni nostri ma nello stesso quartiere e per le stesse strade che percorre il famosissimo commissario don Ciccio Ingravallo, nella Roma degli anni Trenta, uscito dalla fantasmagorica fantasia di Carlo Emilio Gadda e del suo Pasticciaccio. Poi la formula è piaciuta, il primo libro ha trovato un editore, Fazi, il libro è stato ben accolto e mi è stato chiesto di continuare.

5) Cosa pensa del thriller nordico? Ha letto qualche autore?

Lo sento distante dalla mia sensibilità. Le trame complesse, la durezza delle storie, il sangue e i morti a ogni voltar di pagina. Non mi appassiona, ma naturalmente è un giudizio personale. Ma questo non significa che gli scrittori del nord europa non siano bravi. Puntano tutto sulla costruzione della storia e sul colpo di scena. Ho letto Jo Nesbo, e devo dire – a rischio di contraddirmi – che lo trovo straordinario.

6) Progetti futuri in campo letterario?

Ho appena pubblicato una antologia di poesie di Orazio, che s’intitola Carpe diem. E mi piacerebbe, oltre che col giallo, continuare con qualche traduzione dei grandi classici. Per approdare, prima o poi, a un romanzo non di genere. Ma forse il tempo non è ancora maturo.

Giovanni Ricciardi

Intervista a cura di Emanuele Bavetti


Di Giovanni Ricciardi su Thrillernord:

IL LIBRO – Gli occhi di Borges è il titolo di una celebre rubrica di oroscopi tenuta da un famoso astrologo su un’importante rivista italiana. Una giovane liceale, Vanessa, che vive con la madre Anita in un elegante appartamento del quartiere Esquilino a Roma, ottiene la possibilità di fare uno stage presso la redazione della rivista. Da quel momento, però, la sua vita cambia: la ragazza si chiude in se stessa, preda di fobie e di un mutismo assoluto, fino a non voler più uscire di casa. La madre, sconcertata e confusa…