Intervista a Giovanni Sechi




A tu per tu con l’autore

 

 

La prima domanda che vorrei porle riguarda i due personaggi principali che sono, a mio avviso, una delle peculiarità del romanzo. Questa diversità tra i fratelli Carta che alla fine diventa vincente in quanto, i diversi modi di agire, danno la possibilità di svolgere un’indagine a 360 gradi e con sfaccettature diverse. Come le è venuto in mente o meglio, qual è stato il motivo per il quale ha deciso di utilizzare due personaggi in completa antitesi tra loro?

 

Da quando ho iniziato a scrivere Il sesto indizio ho sempre mirato a creare una storia ricca di sfaccettature, emozioni e progetti di vita differenti. Non volevo scrivere la solita storia dove l’unica domanda è “chi è l’assassino?”: avevo intenzione di rappresentare dei mondi interiori complessi, interessanti da scoprire quanto le verità sul caso. Creare due personaggi principali, diversi ma non per forza opposti, è quindi diventato necessario per garantire una visione così ampia.

 

Le diversità del suo Noir rispetto a tanti altri sta nel fatto che, in un modo o nell’altro, ha cercato di allontanarsi un po’ da quelli che sono i canoni standard di tale Genere in quanto, questa volta, non ci troviamo a cospetto di un commissario di polizia esperto, abituato a svelare segreti concernenti delitti, bensì ci troviamo al cospetto di un investigatore atipico e di un’agenzia altrettanto atipica, abituata a scovare cadaveri o persone scomparse e non ad indagare su altro. Il fatto che Enrico Carta sia un Teologo che alla fine si trova a fare l’investigatore a tutti gli effetti rende molto peculiare tutto il racconto e molto fresco, innovativo. Come mai la scelta di questo personaggio? Perché ha preferito un Teologo ad un Commissario vero e proprio?

 

 Perché credo che le domande spirituali siano essenziali nel nostro tempo, dove i modelli di vita e di società a cui siamo abituati stanno crollando. Ho voluto creare un personaggio che non ha paura ditornare a porsi le domande di base, a chiedersi quei perché? che tormentano l’uomo da sempre. Quest’attitudine introspettiva poi diventa essenziale nel suo metodo investigativo. Il solito commissario perfetto, mezzo tormentato, con passioni per donne e buona cucina, viene descritto oggi identico a come veniva fatto mezzo secolo fa. Io credo che gli scrittori, anche a costo di sembrare arroganti, devono provare ad affrontare la realtà in cui vivono, cercando di gettare un po’ di luce su elementi trascurati ma stimolanti.

 

Parliamo dell’altro protagonista, anch’esso atipico, Salvatore Carta, ex poliziotto corrotto, stanco della vita e dipendente da Droghe e Alcool, un personaggio tutt’altro che eroe, direi più da evitare che idolatrare eppure, nel corso del libro, anche lui trova il modo di riscattare la sua reputazione e in un certo senso la sua vita. Vede in questo personaggio, molto più Noir del primo, un messaggio positivo? Cioè che può esserci sempre un riscatto e che il riscatto lo porta la ricerca della Verità?

 

Credo fermamente che ci possa sempre essere un riscatto e persino che, a volte, arriva senza cercarlo. La ricerca della Verità può aiutare molto in questo processo, ma non è l’unico percorso possibile: se mi permette un gioco di parole, penso che la strada per il Paradiso sia lastricata di cattive intenzioni. Mi ricordo bene che, da bambino, adoravo le storie dove i buoni finivano, per un solo episodio, a collaborare con i cattivi. Scoprivano che avevano molto in comune e poi, negli episodi successivi, tornavano a cercare di uccidersi, come se niente fosse. I motivi per cui i lettori/spettatori, soprattutto i più giovani, amano questo tipo di incontro, sono vari: la speranza di poter far pace con i nostri nemici, che è una spinta positiva, ma in fondo un patto Bene-Male ci concede di non differenziarli più, saltando dilemmi etici che, invece, è corretto porsi. L’incontro Bene-Male è complesso e interessante perciò ho provato a rappresentarlo, almeno in parte, in Salvatore.

 

Parliamo un po’ del Romanzo. Quello che ho notato nel leggerlo è che il ritmo narrativo cresce sempre di più, ma in modo costante mai in modo eccessivo, sembra quasi che, attraverso il ritmo, si voglia creare nel lettore un senso di suspense crescente che termina con la soluzione finale che arriva nelle ultime pagine quasi come una rivelazione donando un senso di euforia che ti fa chiudere il libro ed essere felice di averlo letto. Il fatto che ogni tanto, durante la lettura, si pensa di aver capito qualcosa riguardo alla storia e poi due pagine dopo si comprende di essere completamente fuori strada è un tratto del romanzo che ho amato. Ha pensato sin dal principio di impostarlo così il romanzo oppure man mano che scriveva le si è delineata sempre più l’idea di dargli questa impostazione?

 

L’impostazione non è stata calcolata freddamente: da lettore apprezzo l’imprevedibilità e quindi mi viene spontaneo provare a inserirla nei miei romanzi. Il ritmo è essenziale nel narrare una storia eper curarlo adeguatamente bisogna dedicare la giusta attenzione a ogni parola. Da anni studio i metodi migliori per creare suspense e cerco sempre di migliorare.

 

Il suo Noir porta a galla anche un altro messaggio molto importante ovvero, che la criminalità organizzata non esiste solo al Sud ma anche al Nord e che, purtroppo, è un cancro che la società ormai accetta troppo facilmente. Ha deciso di parlare della criminalità organizzata per sensibilizzare le persone o perché ha notato che questa, anche a Milano e al Nord in generale, sia accettata ormai quasi come la normalità?

 

Non scrivo romanzi con uno scopo pedagogico o istruttivo: cerco di rappresentare una realtà stimolante e autentica. La criminalità organizzata è presente pure nel Nord Italia e quindi è giustoche sia raffigurata nelle storie che raccontano quei luoghi, anche se a qualcuno può dare fastidio. Ne Il sesto indizio è presente la ‘ndrangheta, organizzazione potentissima ma che i narratori tendono a evitare prediligendo, per varie e non sempre nobili ragioni, la mafia e la camorra. Ho cercato anche di non dimenticare che, a volte, le forme più crudeli di Male non si manifestano nelle organizzazioni criminali a cui stiamo accennando, ma nelle scuole, nelle famiglie, nei gruppi religiosi, e in tutte quelle comunità che sono nate con scopi solo positivi e costruttivi.

 

Per quanto riguarda il futuro. Avendo scritto 2 Libri con protagonisti diversi, pensa di scrivere altri libri aventi come protagonista i due fratelli Carta entrati ormai nel cuore del lettore? Per quanto mi riguarda, da lettore, spero in una nuova avventura dei fratelli Carta in quanto, come detto in precedenza, sono dei personaggi innovativi nel mondo Noir. 

 

Grazie per i complimenti! Sì, sto pensando a una nuova storia dei fratelli Carta, ma non escludo di scrivere di altro, magari per poi riprendere la Orpheus in romanzi successivi. Di certo farò in modo che il (possibile) prossimo romanzo della Orpheus non sia da meno del precedente!

 

La mia ultima domanda verte sul tuo essere lettore. Quali sono i generi che prediligi come lettore? Cosa pensi del thriller nordico?

Da lettore amo il thriller e il noir, che sono i miei generi preferitianche da scrittore. Il thriller nordico ha fatto molto bene all’evoluzione del genere. Spinge meno sugli elementi canonici, come l’indagine (il “chi è stato?” e il modo per scoprirlo) e le caratteristiche dell’ambientazione (tipico del noir mediterraneo) e punta al massimo sulla vita sentimentale, emozionale e psicologica dei personaggi. Per esempio Karin Fossum è in grado di scrivere storie usando tre personaggi e un’indagine composta da un’impronta digitale, un interrogatorio e stop. Eppure sono storie magnifiche, perché il lettore avverte che i personaggi narrati sono persone vere, autentiche.
Giovanni Sechi  

A cura di Costantino Giordano

 

Di Giovanni Sechi:

IL LIBRO –  La Orpheus è un’agenzia investigativa fondata dai fratelli Carta: Enrico e Salvatore, il primo ex insegnante di religione insoddisfatto, il secondo ex poliziotto dedito al divertimento sconsiderato, con forti tendenze autodistruttive. La loro specializzazione è alquanto originale: rintracciare persone scomparse e date per morte, anche dopo tanti anni. Quando una donna, Monica Ghersi…