Intervista a GIUSEPPE ALOE






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Giuseppe, quando e come hai capito che la tua vita sarebbe stata fatalmente distinta dal segno della scrittura?

Abbastanza presto, verso i 5 anni e mezzo. Sono quelle cose che ti colgono di sorpresa e non vanno più via. Come una vaga intuizione: l’odore di qualcosa di buono che non arriva dalla cucina ma da te.

2) Nei tuoi libri dedichi molta attenzione allo studio psicologico dei vari personaggi, anzi spesso la narrazione viene praticamente effettuata quasi solo attraverso le loro sensazioni, i loro turbamenti, le loro paure o desideri. Da dove ti derivano l’interesse e la predisposizione per questo “campo” particolare, che riesci a trattare con molta finezza e profondità?

Sono convinto che ogni persona appaia in un modo specifico ma in realtà quello che appare è la resistenza alla proprie tenebre. Questo sforzo di ricacciare l’oscurità nel fondo del cuore (o come volete chiamarlo), è quello che mi costringe a scrivere, ed è per questo è il centro di ogni mia narrazione.

3) Il tuo ultimo romanzo, Ieri ha chiamato Claire Moren, è chiaramente un vero e proprio thriller, che riesce a intrigare il lettore con una suspense tesa e costante, pur senza ricorrere mai a effetti pulp o scene truculente. Cosa ti ha spinto ad addentrarti maggiormente in questo filone?

La rapidità. La ritmica. Niente come il romanzo di genere noir o giallo ha un ritmo così vivo. Potevo parlare di molte cose seguendo un ritmo veloce, incalzante. E penso che questo tratto corrisponda alla mia personalità di uomo e di scrittore.

4) La cosa che mi ha colpito, e la descrizione di questa isola e di questa terra ferma, come mai non è stata scelta una località reale?

E’ una località reale, alla quale ho estirpato il nome, perché i luoghi non sono importanti, i nomi delle persone neanche, sono importanti le relazioni, gli inganni, le epifanie, i tradimenti, la pace dei nervi, l’azione che rompe l’ozio e viceversa. La solitudine, l’allegria, la generosità, la neve, il mare, l’ombra degli alberi. Questi per me sono gli argomenti di un romanzo. Che poi si svolgano in un posto o nell’altro non ha importanza.

5) Il genere thriller ormai è diventato uno dei più scritti, letti e amati. Quali caratteristiche dovrebbe avere per te un buon romanzo thriller?

Non ci sono ricette predefinite. Un buon libro giallo deve avere la qualità di non farsi mollare mai. Anche quando non lo stai leggendo; sei entrato in quell’ambiente e ci rimani, almeno per tutta la durata della lettura. E forse anche dopo.

6) Tu sei uno scrittore che negli ultimi anni ci ha regalato parecchi romanzi. Qual è secondo te il tuo libro più riuscito o comunque quello che senti particolarmente vicino alla tua sensibilità?

Sono due: Lo splendore dei discorsi e quest’ultimo: Ieri ha chiamato Claire Moren. Mi pare che abbiano una voce più rotta, perché si sono avvicinati a qualcosa di me che non so cosa sia.

7) Ci puoi anticipare cosa bolle ora nella tua pentola di scrittore?

Bollono dei racconti particolari e un romanzo d’amore.

8) Giuseppe, tre libri che porteresti con te su un’isola deserta?

L’altro processo di Elias Canetti, Gli anelli di Saturno di W.G. Sebald, Interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace e (permettimi un quarto libro) il vocabolario della lingua italiana.

9) E per quanto riguarda il filone nord europeo? Conosci e apprezzi qualche autore in particolare?

Certo. Da Knut Hamsun a Stieg Larsson, da Ingmar Bergman a Henning Mankell. Sono veramente molti, non riesco a nominarli tutti.

Giuseppe Aloe

Intervista a cura di Leonardo Di Lascia e Gian Luca A. Lamborizio
Dell’autore su THRILLERNORD:

IL LIBRO – Ieri ha chiamato Claire Moren è l’incontro tra chi vuole dimenticare tutto e chi è condannato a ricordare. Dopo diciotto anni di prigione Enea viene scarcerato e decide di andare a vivere dove un tempo era stato felice. Lì incontra un anziano signore, tale Gagliardi, un cacciatore di nazisti che è sulle tracce di Marigold, la Primula Nera del nazismo internazionale…