Intervista a Giusy Giulianini




A tu per tu con…

 

 

Giusy Giulianini

 
 

 
Giusy Giulianini, autrice, lettrice fine e competente, sei per il secondo anno consecutivo, tra gli organizzatori di un evento culturale unico  nel panorama italiano, la Rassegna Paura sotto la pelle, giunto alla seconda edizione dopo quella, fortunatissima, dello scorso anno. Prima di entrare nello specifico di questa rassegna, volevo chiederti cos’è la paura per te? Quale forma narrativa, scrittura, immagine, film, e quali dinamiche hanno  più ascendente sui tuoi brividi?

La mia paura ha la dimensione dell’inspiegabile, di ciò che sfugge alla ragione, che per me è evidente e dunque esiste, ma non può essere risolto con un’equazione matematica. Fin da bambina queste suggestioni mi terrorizzavano. Ricordo le vetrate incise di una porta a più ante del salotto. Io le guardavo dalla calda e luminosa tranquillità della cucina: di là il buio, di qua la sicurezza. Mi sembrava che pian piano quell’oscurità prendesse forma e rilievo, che i decori si trasformassero nei profili di piccoli mostri, che l’oscurità si accendesse di tenui bagliori danzanti. Impossibile attraversare quella soglia. Ancora oggi, la mia paura resta legata a quella dimensione e rifuggo da tutto ciò che ha vaga attinenza con il paranormale. Pensa, non sono mai riuscita a vedere film come L’esorcistaIn realtà, reggo molto meglio un romanzo di paura che qualunque immagine. Credo che questo dipenda dal fatto che, secondo i criteri di classificazione della programmazione neurolinguistica, io sono e rimango una “visiva”.

 
 

La paura è il filo conduttore di questa Rassegna che nei giorni del 29 e 30 novembre si svolgerà a Bologna. Nello specifico la tematica è rivolta al capire e spiegare  come si riesca a generare questa emozione e a trasmetterla a chi legge o a chi guarda spettacoli o film di genere. Da dove è partita l’idea di strutturare una manifestazione trattando questo punto di vista, poco esplorato se non tra gli addetti ai lavori, ma di assoluta presa e profondo interesse nel pubblico? Tu, Fabio Mundadori e Giovanni Modica, che ne siete gli ideatori, vi aspettavate il grande riscontro e successo di questa formula?

Tu adesso, dopo la mia inquietante premessa, ti aspetti certo una risposta reboante. In realtà, torno volentieri nel campo del razionale, per raccontarti l’origine dell’idea che sta alla base della rassegna. Poco più di due anni fa, sul palco di un piccolo ma delizioso teatro bolognese, il Teatro del Navile, con lo scrittore Dario Villasanta organizzammo una rassegna di una sola giornata, Un editore in noir, dedicato agli autori della scuderia Fratelli Frilli Editori, una CE che tra le prime ha inaugurato una collana specializzata in romanzi crime. Da poco io avevo fatto il salto da lettore compulsivo a relatore e organizzatore di manifestazioni culturali, dunque quella fu per me una ghiotta occasione: quattordici autori sul palco, provenienti da tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, cinque moderatori di rilievo nazionale e un bravissimo attore, Francesco Mastrorilli, nel ruolo di “lettore da poltrona”. In platea, tanti ospiti, anche scrittori affermati della scena bolognese, per quasi quattro ore filate di spettacolo. Mentre interrogavo gli autori, riuniti a gruppi per argomenti prevalenti, continuavo però a sentirli citare, per quella loro narrativa di tensione,il rapporto tra parole e immagini, spesso anche i crediti tra cinema e narrativa. Nacque così la mia idea di Paura sotto la pelle, non la solita sfilata di scrittori, chiamati a presentare le loro ultime opere, ma un confronto sulla “ricettadi ognuno, più adatta a darvita a quel processo di generazione della paura che ha come destinatario finale il lettore o lo spettatore.Paura sotto la pelle mi si è accesa in testa quel giorno e, qualche mese dopo, si sono uniti a me Fabio Mundadori – scrittore, direttore editoriale, docente e organizzatore di alcune delle più importanti rassegne italiane di narrativa di genere – e Giovanni Modica – critico cinematografico specializzato in filmografia italiana della paura – per trasformare quell’idea prima in un progetto e poi in un evento. Per l’edizione di quest’anno si è unito a noi lo scrittore Dario Villasanta, che ha curato la diffusione della rassegna.

 
 

Se l’idea è senza dubbio trainante, un punto di forza imprescindibile è la presenza in veste di relatori, di autori, critici cinematografici e sceneggiatori, di altissima qualità e livello. Quest’anno tra gli altri Valerio Varesi, Loriano Macchiavelli, Enrico Pandiani, Francesca Bertuzzi, Piera Carlomagno, Enrico Luceri, Paola Barbato, Roberto Carboni, Fabrizio Borgio, Mariano Sabatini, Paolo Roversi, Letizia Vicidomini, Giada Trebeschi e lo stesso Fabio Mundadori. A cosa imputi un’adesione così forte ed entusiasta?

Aggiungo al tuo elenco Cristiana Astori, Antonio Tentori, Luigi Cozzi, Angelo Jacono, Sergio Stivaletti, Giuseppe Cozzolino e Valerio Caprara che avranno molto da dire sui crediti tra narrativa e cinema e su quali siano gli strumenti per generare la paura nello spettatore. La presenza dei più stretti collaboratori di Dario Argento ci consentirà, credo, di addentrarci anche nei motivi del successo internazionale di chi è rimasto un maestro indiscusso di paura. Per tornare alla tua domanda, penso che l’opportunità di riflettere in modo corale sul vasto tema della paura possa essere anche per gli autori uno spunto originale, di confronto con altri professionisti che partecipano al medesimo processo, seppure da prospettive differenti.

 
 

In una auspicabile e probabile terza Edizione, potrebbe esserci l’idea di aprire i microfoni anche a qualche autore ed esperto del settore straniero, o punterete nuovamente sul ricchissimo panorama artistico italiano?

Mi strappi un’anticipazione: in realtà, mentre ancora organizzo questa seconda edizione, mi vorticano in testa mille idee per l’anno prossimo. Una novità sarà svelata nel corso del primo giorno di lavori, un’altra te la confido subito: ho già pensato a un’apertura europea per la terza edizione. In un momento in cui i nostri autori all’estero vincono premi prestigiosi e affollano i banchi delle librerie d’Oltralpe – un esempio tra tutti, Valerio Varesi che vince in Francia il prestigioso Violeta negrae viene definito da Le Figaro il Simenon italiano – mi pare giusto dare spazio di confronto anche ad alcune eccellenze europee.

 
 

La paura è secondo te un’emozione legata anche a fattori ambientali e culturali, ragion per cui un confronto tra autori stranieri ed italiani potrebbe essere molto interessante, o è un’emozione che “parla” e serpeggia sotto la pelle in un’unica lingua?

La paura, io credo, è un’emozione universale. Salvifica a volte, in quanto ci mette in guardia da un pericolo reale. Castrante spesso, quando il pericolo è immaginario e ci impedisce di osare. “Divertente” anche, se è mediata da un romanzo o da un film. Certo, il fattore ambientale e geografico esiste e veicola la paura lungo binari che molto hanno a che fare con il disagio sociale e politico della nostra inquietante attualità.

Giusy Giulianini

 
 

Grazie a Thrillernord e a Sabrina De Bastiani per questa chiacchierata sul mio tema preferito e per avermi promossa dal più consueto ruolo di redattrice a quello di intervistata.

 

Ringrazio   con  affetto la splendida e infaticabile Giusy Giulianini, augurandole il meglio per queste meravigliose iniziative  e  per la sua scrittura .

Sabrina De Bastiani

 
 

A cura di Sabrina De Bastiani

 

 Rassegna Paura sotto la pelle – Brividi nelle parole e nelle immagini – 2° edizione

 

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