Intervista a Jeffery Deaver




A tu per tu con l’autore

 Intervista a Jeffery Deaver in Italia per presentare “Il taglio di Dio” (Rizzoli)

 

Lincoln Rhyme è tornato! Protagonista del thriller adrenalinico in perfetto stile Deaver ambientato a Diamond District a Manhattan, “Il taglio di Dio” appena uscito in Italia, il detective tetraplegico che da “Il collezionista di ossa” del 1997 appassiona milioni di lettori in tutto il mondo, è alle prese con una serie di omicidi collegati al commercio e alla vendita di diamanti. Sempre in coppia sul lavoro e nel privato con Amelia Sachs, il criminologo Rhyme non smentisce la tua anticonvenzionalità e la sua propensione peculiare a calarsi nella mente del killer, e il suo essere uno Sherlock Holmes dei nostri giorni. Dove non giunge il ragionamento di Lincoln arrivano le gambe e gli occhi di Amelia Sachs, e l’indagine pur essendo supportata da moderne tecnologie si affida ancora all’intuizione dei due detective e alla loro capacità di saper fondere insieme ragionamento e azione. Così Deaver in modo magistrale crea due personaggi simbiotici che anche in questo romanzo daranno prova delle loro doti investigative e della loro ecletticità. Le morti cominciano alla Patel Design, e la scena del crimine è sconcertante. Perchè torturare un tagliatore di diamanti, uccidere una coppia di acquirenti e non rubare le pietre? Da questo interrogativo che attanaglia Sachs si avvia l’indagine per catturare un killer che si rivelerà seriale, conosciuto col nome di Promittente. Diviso in cinque parti che nel titolo riportano le cinque fasi della pulitare del diamante, il thriller si svolge dal 13 al 17 marzo, in un freddo marzo da brividi.

 

 
Jeffery, i diamanti, “cuore della terra” come li definisci nel romanzo e il loro commercio sono al centro della trama. Perchè hai scelto questo argomento?

Con la serie di Rhyme ho scoperto che ai miei lettori piace essere eruditi su un determinato argomento, si aspettano da me notizie e informazioni dettagliate. Per esempio ne “Il filo che brucia” mi occupo di reti elettriche e in tutti i miei romanzi c’è sempre un approfondimento dell’argomento che riguarda l’indagine. Stavolta è toccato ai diamanti e al loro valore storico, economico e quindi criminale. Mi sono divertito molto a studiare e ricercare la storia dei diamanti, i loro segreti e le tecniche di pulitura e quindi anche i luoghi in cui vengono tagliati e ho trasmesso ai lettori tutto quello che ho imparato.

 

 

Rhyme vive in una palazzina di Central Park West che con la sua arenaria antica fa pensare alla casa di Sherlock Holmes e in effetti ti sei ispirato al protagonista di Conan Doyle per sue le capacità intellettive, ma la sua stanzialità anche se dovuta all’handicap è un tuo omaggio a Nero Wolfe?

Sì, è così. Quando ho pensato al personaggio di Lincoln avevo in mente sia Sherlock Holmes che Nero Wolfe, due detective che risolvono i crimini con la mente, col cervello, come fa anche Poirot che apertamente dichiara d usare le sue cellule grigie. Ho pensato che l’indagine mentale fosse piu’ emozionante da raccontare e Lincoln, tetraplegico, riesce a prevalere sull’avversario non con la forza o con l’azione ma soltanto col ragionamento.

 

 

Il govane Vimal Lahori è sfuggito al serial killer, ed è un uomo sche scappa dal Promittente ma anche dalle tradizioni e dagli obblighi dettati dalla sua religione induista e da quella sua fidanzata musulmana?

Sì, hai colto nel segno. Con Vimal nativo del Kashmir, racconto la storia di tante famiglie in cui la figura paterna sceglie per il figlio, in questo caso il padre di Vimal sceglie di farlo diventare tagliatore di diamanti, soffocando la propensione del giovane verso la scultura. In questo modo lascio spazio alle emozioni dei miei personaggi e racconto la sofferenza di Vimal schiacciato dalle scelte del padre.

 

 

Davanti a una zuppa servita dal suo assistente Thom, Rhyme e i suoi collaboratori che man mano arrivano nel suo appartamento, cominciano a pianificare l’indagine, che importanza ha il cibo nei tuoi romanzi?

Io amo il cibo ed è una passione che ho condiviso col mio amico Giorgio Faletti, anche nei miei thriller inserisco ogni tanto qualche pietanza e Rhyme considera il cibo un carburante, gli dà energia e ama bere vino e whisky. In questo romanzo una zuppa per scaldarsi dal freddo di marzo mette insieme molti dei collaboratori di Lincoln e mi fa piacere che hai apprezzato la scena.

 

 

Che rapporto hai con la serialità?

Mi piace perchè amo scrivere storie che piacciono ai lettori e ogni volta con Rhyme tento di accontentarli e di non deluderli mai. Dipende dalle storie, a volte me ne nascono alcune in cui so che Lincoln non deve esserci e allora mi piace raccontarle lo stesso abbandonando la sua serialità.

 

 

Qualche anticipazione per Thriller Nord sul tuo prossimo romanzo?

Ho una nuova storia di Rhyme pianificata da tempo ma al momento non la scrivo, la lascio lì per uno o due anni perchè sto scrivendo un personaggio nuovo, Coulter Shaw, un uomo che gira per gli USA con un camper a caccia di persone scomparse per riscuotere ricompense della polizia e di privati. Ogni capitolo è ambientato in un luogo diverso degli Stati Uniti. Al momento sono concentrato su questo personaggio ma Lincoln tornerà.

Jeffery Deaver

A cura di Cristina Marra

 

 

Jeffery Deaver  (Scheda Autore)


Ex giornalista ed ex avvocato, nel 1990 ha abbandonato la carriera legale per dedicarsi alla scrittura a tempo pieno. Scrittore di romanzi thriller, ha vinto per tre volte l’Ellery Queen Readers Award for Best Short Story of the Year; ha vinto, inoltre, il British Thumping Good Read Award ed è stato più volte finalista all’Edgar Award.