Intervista a JOHN CONNOLLY






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Sometimes, around Socials, reading groups or book pages, I see questions like : which is the character or the book would you like to live in? One of the protagonist I’d love to know better is Charlie Parker: tormented, loyal, surrounded by this supernatural aurea… When you wrote the first book about him, did you exactly know how he would have been or has there been an evolution you didn’t expect?

I don’t think any author plans that far in advance, and I’m always sceptical of those who claim to do so. In reality, most of us are slightly surprised to find ourselves published at all, and suddenly have to figure out how we’re going to continue doing this for as long as possible. So, no, I hadn’t really thought any further than“Every Dead Thing”,but then that’s how I write: I tend to know the beginning of a book, but I don’t tend to have a detailed idea of the plot, or how it might end. The writing of the novel is a process of discovery, and the same has been true of the series as a whole. Parker has changed as I’ve changed: I was 25 when I started writing that first novel, 30 when it was published, and I’m almost 50 now. Sometimes I don’t even recognise the young writer who produced those early books, but he’s inside, somewhere. I think, in the end, Parker has become a more compassionate character, more empathic. He’s almost Christlike in his willingness to take the pain of others upon himself, but he’s also grieving, and guilt-ridden, and capable of violence. I don’t think I would have anticipated that deepening of his character when I started out as a young writer.

1. Ogni tanto, in giro sui social, nei gruppi di lettura o pagine di libri, viene fuori una domanda del tipo: con quale protagonista o in quale libro ti piacerebbe vivere, o cose così… Ecco, uno dei protagonisti che mi piacerebbe decisamente conoscere meglio è Charlie Parker; tormentato, leale, circondato da quest’aura soprannaturale… Quando ha scritto il primo libro su di lui, aveva ben chiaro il personaggio, sapeva dove andare, o c’è stata un’evoluzione che non aveva previsto?

Io credo che nessun autore possa fare previsioni così a lungo termine e sono scettico nei confronti di chi dice di farlo. In realtà la maggior parte degli scrittori è abbastanza sorpresa di veder pubblicato un suo lavoro e il primo pensiero è di riuscire a farlo ancora e il più a lungo possibile. Perciò no, nei miei progetti non riuscivo a vedere oltre a “Tutto ciò che muore” (primo romanzo della serie di Charlie Parker del 1999), ed ora è così che organizzo la mia scrittura: riesco a prevedere l’inizio del libro ma non ad avere un’idea dettagliata della trama o di come andrà a finire. Scrivere un romanzo è una sorta di processo di scoperta e la stessa cosa vale per una serie nella sua totalità. Parker è cambiato perchè io sono cambiato: avevo 25 anni quando ho iniziato a scrivere il primo libro, 30 quando è stato pubblicato e ora ne ho quasi 50!  A volte non riconosco il giovane scrittore dei primi romanzi ma so che è da qualche parte, dentro di me. Posso dire che Charlie è diventato un personaggio più compassionevole ed empatico, con un atteggiamento quasi cristiano nella sua volontà di farsi carico del dolore degli altri, ma è anche triste e pieno di sensi di colpa e capace di atti violenti. Io non credo che da giovane scrittore avrei potuto immaginare o prevedere l’evoluzione del suo personaggio.

 

 

 

2) In this book we find Charlie in the middle of an investigation that has its roots in the Second World War: do you like history? Have you ever thought to write a historical novel?

All crime novels are historical, in a way, as the crime being investigated usually has roots in the past – or at least the kind of crime fiction that I write, and read, does. As for writing a historical novel, in the purest sense, I have a book coming out in English in August entitled “he”, which uses the life of Stan Laurel to examine issues of identity, love, loss, and male friendship. Historical novels are difficult, though. The more you research, the more you realise how little you really know.

2. In questo libro troviamo Parker alle prese con un’indagine che ha le sue radici nella Seconda Guerra Mondiale; le piace la storia? Ha mai pensato di scrivere un romanzo prettamente storico?

In un certo senso tutti i thriller sono romanzi storici, in quanto il crimine su cui si indaga ha origini nel passato – o per lo meno quelli che scrivo e leggo io.  Per quel che riguardo lo scrivere un romanzo storico nel vero senso della parola, in Inghilterra ad agosto uscirà un mio libro intitolato “He” che attraverso le storia della vita di Stan Laurel, affronta tematiche legate all’identità, all’amore, alle perdite e alle amicizie maschili. I romanzi storici sono molto difficili, più approfondisci il lavoro di ricerca e più realizzi di quanto poco tu in realtà sappia.

 

 

 

3) Could you tell us something about John Connolly as a writer? Nothomb said that she used to wake up at four o’ clock in the morning with a strong need to write. Do you have these creative raptures too?

I’m very practical. I set a target for each day, or week, and I meet it. Writing is a craft. Art may potentially emerge from it, but it is, at its most basic, a person sitting alone at a desk, tapping out words and doubting the value of most of them. Doubt is part of the process. I’ve wanted to abandon every novel I’ve ever written somewhere between 20,000 and 40,000 words. The whole effort involves a balance between the egotistical belief that what you’re writing is worth reading by others, preferably in return for money, and the secret fear that you’re not really good enough, and must inevitably be found out.

3. Com’è John Connolly come scrittore? La Nothomb ha dichiarato di svegliarsi alle quattro di mattina in preda dell’estro e di dover assolutamente scrivere; ha anche lei di questi raptus creativi?

Io sono molto pratico. Fisso un obiettivo per ogni giorno o settimana e cerco di raggiungerlo.
Scrivere è un mestiere, potrebbe anche esserci un lato artistico ma fondamentalmente si tratta di una persona seduta sola ad una scrivania che cerca di tirar fuori parole dubitando del valore di ognuna di queste. Il dubbio è una parte del processo. Avrei voluto abbandonare tutti i romanzi che ho scritto  arrivato ad un numero di parole compreso tra  20,000 e 40,000. Tutto lo sforzo implica un equilibrio tra la convinzione egoistica  per cui ciò che stai scrivendo merita di essere letto dagli altri, preferibilmente con un tornaconto economico, e la paura segreta di non essere abbastanza bravo e che, inevitabilmente, gli altri se ne accorgano.

 

 

 

4) What about the relationship with you fans? What do you think about all the social that allow you to approach to a more difficult audiance to reach?

I love meeting readers, booksellers and librarians. I’m not really as clubbable with other writers, although there are many whom I like and I admire a great deal. And social media is a wonderful tool, but it’s also a distraction from writing. I try to be very disciplined about its use. I’m on Twitter, because the answers have to be succinct. I don’t go on Facebook very often because it’s a bit of a black hole into which one can fall and lose time that should be spent working on a novel. Also, I wonder sometimes if a little of the mystery of being an author is lost by the prevalence of social media. I’m not sure that readers should know too much about the people who create the characters they love, because it endangers the suspension of disbelief, the act of surrender, required to enjoy a novel.

4. Com’è il rapporto con i suoi fan? Cosa ne pensa di tutti gli strumenti social che l’avvicinano ad un pubblico magari difficile da raggiungere?

Amo incontrare i lettori, i librai e i bibliotecari. In realtà io non sono molto socievole con gli altri scrittori, sebbene ce ne siano molti che mi piacciono e che ammiro. I social media sono dei fantastici strumenti ma sono anche una distrazione dalla scrittura. Io cerco di essere molto disciplinato nell’utilizzarli. Sono su Twitter perchè le risposte sono molto succinte. Non uso molto spesso Facebook perchè lo vedo come una sorta di buco nero nel quale si potrebbe cadere rischiando di perdere tempo che potrebbe essere impiegato per scrivere. Inoltre molto spesso mi chiedo se l’utilizzo dei social media possa in qualche modo oscurare l’aura di mistero che circonda lo scrittore. Non sono convinto che i lettori debbano sapere troppo su chi crea i personaggi che amano perchè mette a rischio la sospensione dell’incredulità e quell’atto di resa necessario per godere della lettura di un romanzo

 

 

 

5) Your job as a journalist has helped you to publish your first novel?

Not really, other than teaching me the discipline of writing, of not waiting for the muse to strike but instead sitting down at a desk and trying to write, regardless of one’s mood. Actually, that’s a very useful skill to have learned!

5. Essere un giornalista l’ha aiutata a pubblicare il suo primo romanzo?

In verità no, ma mi ha insegnato la disciplina nella scrittura e a non perdere tempo ad aspettare la folgorazione dalla musa ma di sedermi davanti ad una scrivania e mettermi a lavoro, indipendentemente dal mio stato d’animo. E’ davvero un’abilità molto utile da apprendere!

 

 

 

6) In your opinion, what are readers  looking for in you novels? And what do they find?

Character. We all read for character. I hope they find characters that resonate with them.

6. Cosa cercano e trovano, i lettori, nei suoi libri?

Personaggi. Tutti leggiamo per loro e io spero che i miei lettori trovino personaggi in cui riconoscersi.

 

 

 

7) Why should a reader has to read your novel? I know it but what would you tell to arouse the curiosity of who doesn’t know you yet?

My novels are a little odd, that’s all. That combination of the rational and the anti-rational wasn’t very common when I started writing, and is still not the norm in the mystery genre. I’m happy with that.

7. Perché leggere Connelly? Io lo so, ma a chi non ha ancora avuto modo di conoscerla, cosa direbbe per incuriosirli?
Il fatto è che i miei romanzi sono un po’ strani. La combinazione tra razionalità e irrazionalità non era molto comune quando ho iniziato a scrivere e non lo è tuttora in un genere come il mio, ma io ne sono molto felice.

 

 

 

8) What do you think about the publishing world nowadays? There are thousand of  aspiring writers that would like to live with this job. Do you think it’s possible? Do you think it’s true that there are more writers than readers?
I think there may be many aspiring writers, but very few, relatively speaking, get around to starting a book, and fewer still get around to finishing one. The two acts, reading and writing, are very closely linked. The latter came naturally to me after I learned to do the former. But reading is still the preserve of a comparatively small number of people. It’s not like going to movies, or playing computer games. Bookstores were only ever kept in business by a small group of people who bought a lot of books. That hasn’t changed.

8. Cosa pensa del mondo dell’editoria, oggi? Ci sono migliaia di aspiranti scrittori che vorrebbero vivere di questo lavoro; è una cosa fattibile? Pensa sia vero che ci siano più scrittori che lettori?

Probabilmente ci sono molti aspiranti scrittori, ma pochi iniziano a scrivere un libro e ancora meno riescono a terminarne uno. Le due azioni, leggere e scrivere sono strettamente collegate . Quest’ultima mi è venuta naturale dopo aver appreso la prima. Ma leggere è ancora la prerogativa di un ristretto numero di persone. Le librerie riuscivano a rimanere in affari solo  grazie a piccoli gruppi di lettori che compravano molti libri. E questo non è cambiato.

 

 

 

9) A question for Thrillernord: do you know nordic thriller? Is there an author do you prefer?

I like Arnaldur Indridason, particularly the Erlendur novels. They’re clever, with an unusual atmosphere, and they have a sense of humour. They also eschew the kind of sadism that became a feature of certain type of Nordic crime novel for a time.


9. Un’ultima domanda per Thrillernord: conosce il thriller nordico? C’è un autore che preferisce?

Mi piace Arnaldur Indridason, in particolare i romanzi con  il commissario Erlendur  Sveinsson. Sono molto intelligenti, con atmosfere inusuali e senso dell’umorismo. Inoltre  riescono a slegarsi da quel tipo di sadismo che per un certo periodo è stato un tratto caratteristico di alcuni thriller nordici.

John Connolly

(A cura di Katia Fortunato)
Traduzione di Manuela Fontenova

John Connolly su THRILLERNORD

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