Intervista a LAURA CANGEMI






Iperborea, Mondadori, Feltrinelli, Garzanti, Neri Pozza, Longanesi, Marsilio. Sono queste le maggiori Case Editrici italiane con le quali collabora la nostra ospite di oggi: Laura Cangemi. Un curriculum di tutto rispetto, il suo, che vanta più di centoottanta titoli, tra cui molti di narrativa per ragazzi. Traduttrice dallo svedese e dall’inglese, è anche interprete di conferenza grazie ad un corso frequentato al Parlamento Europeo. Come se ciò non bastasse ha contribuito alla nascita e allo sviluppo di “Festivaletteratura”, appuntamento annuale che si tiene a Mantova e prevede cinque giorni di incontri culturali, laboratori e percorsi tematici con narratori, poeti, saggisti, artisti e scienziati di fama internazionale. Nel 1999 ha ricevuto il Premio ‘S. Gerolamo’ per la traduzione (sezione letteratura per l’infanzia) mentre nel 2013 quello per la traduzione della Fondazione Natur & Kultur, assegnato dall’Accademia di Svezia.
 

 
1) Posso domandarti come sei diventata traduttrice? Quando hai capito che questa era la tua strada?

Durante il penultimo anno d’università il lettore di svedese della Statale di Milano, Lennart Furenhed, aveva proposto la lettura di un libro per ragazzi di Maria Gripe, Elvis Elvis, e io mi ero innamorata del piccolo protagonista. Una volta laureata – era il 1986 – scrissi a tutte le case editrici italiane di libri per ragazzi proponendo alcuni titoli di questa grande scrittrice svedese, ma per due anni non si fece vivo nessuno. Finché un giorno squillò il telefono: era Margherita Forestan, la direttrice editoriale di Mondadori Ragazzi, che aveva conosciuto l’autrice a Francoforte e aveva acquisito i diritti di due suoi titoli. Incredibilmente si era ricordata della mia lettera e mi proponeva una prova di traduzione. E così cominciò la mia carriera di traduttrice per ragazzi, dallo svedese ma anche dall’inglese. Quello stesso anno nacque Iperborea, ed Emilia Lodigiani mi affidò il primo libro pubblicato dalla casa editrice, La notte di Gerusalemme di Sven Delblanc. Non so dire esattamente quando ho capito che era la mia strada… probabilmente non me lo sono mai chiesto! Fino al 2000 circa ho fatto anche altri lavori – prima ho avuto un impiego part-time e poi ho frequentato un corso al Parlamento Europeo e ho lavorato come interprete free lance a Bruxelles e Strasburgo – ma via via che aumentavano i libri da tradurre ho diradato gli altri impegni, e ormai posso dire di essere una traduttrice editoriale a tempo pieno da molti anni, a eccezione di qualche sporadica giornata da interprete.
 

 

2) Com’è nata la passione per le lingue scandinave?

Come è successo a Margherita Podestà, di cui ho letto l’intervista sul vostro sito, anche io ho imparato la mia lingua d’elezione, lo svedese, grazie all’anno all’estero con Intercultura. Avevo diciassette anni e ho frequentato là il penultimo anno di liceo, e da allora la Svezia è la mia seconda patria.

3) Quanto del tuo tempo quotidiano dedichi alle traduzioni?

È un lavoro a tempo pieno che regolarmente sconfina anche nei weekend, ma dato che ho una famiglia numerosa ci sono stati periodi in cui l’impegno era più ridotto, se non altro in termini di ore. Adesso che le mie tre figlie sono grandi è difficile che traduca per meno di sei-otto ore al giorno. A volte, soprattutto nella fase finale, i libri mi perseguitano anche di notte… Mi capita di sognare quello che traduco e magari di trovare soluzioni rincorse da tempo svegliandomi di botto.
 

 
4) Ti è mai capitato di trovarti in difficoltà nella traduzione di qualche parola o modo di dire svedese? Oppure ti sei mai trovata nella circostanza di aver bisogno di consultare l’autore stesso per venirne a capo? Se sì, potresti raccontarci qualche episodio in particolare?

Certo, mi capita abbastanza spesso di trovarmi in difficoltà nella traduzione di parole o espressioni svedesi, ma fortunatamente la rete di amici e colleghi costruita negli anni serve anche a questo: si lancia il quesito, spiegando il problema, e poi, grazie ai suggerimenti di altri traduttori – non necessariamente specializzati nella stessa lingua – si arriva alla soluzione. Il più delle volte infatti il problema non è capire il senso dell’originale, ma renderlo nella maniera più efficace nella lingua d’arrivo. Tra l’altro di recente al Laboratorio Formentini di Milano è stata lanciata, grazie alla collaborazione tra le due associazioni AITI e Strade, la formula del TableT, che consiste in incontri periodici e gratuiti aperti a tutti i traduttori durante i quali ciascuno può proporre un quesito o un tema da discutere in gruppo, e anche questo è un grande strumento di crescita professionale.

Un esempio eclatante di “creazione collettiva” è quello della “quasi parolaccia” (fy farao, dove farao significa “faraone” ma è anche un’edulcorazione di fan, il diavolo) che la piccola protagonista di Lotta Combinaguai di Astrid Lindgren pronuncia spesso provocando le sgridate della madre. Doveva avere a che fare con la Bibbia perché Lotta la sente dire dalla nonna quando racconta la storia di Mosè e del faraone (e la sgrida, dicendole che non si dicono le parolacce), ma doveva anche prestarsi a un altro gioco di parole su un cognome nella seconda parte del libro. Alla fine, grazie ai suggerimenti di diversi colleghi che fanno parte della mailing list Qwerty creata per iniziativa di Isabella Zani, sono arrivata a far dire alla piccola Lotta “’orca vacca”: la nonna racconta la storia delle sette vacche grasse e delle sette vacche magre e alla fine del libro la bambina può esplodere in un sonoro “’orca Wackström” senza incorrere nelle ire della mamma.
Quanto ai contatti con gli autori, mi capita abbastanza spesso di sentirli, qualche volta per chiedere delucidazioni su qualche punto ma più spesso per segnalare incongruenze o sviste nell’originale (i traduttori sono sempre i primi ad accorgersene!) e decidere insieme a loro come risolvere il problema nella traduzione. Tra gli scambi più simpatici che ho avuto ce n’è uno con Mikael Niemi, di cui stavo traducendo Il manifesto dei cosmonisti per Iperborea. Alle mie richieste di spiegazioni su quale fosse stato il processo mentale che l’aveva portato a una serie di improbabili nomi di creature galattiche scaturite dalla sua fantasia sfrenata ha risposto così: “Guarda Laura, io mi sono divertito un sacco a scrivere quel libro. Divertiti anche tu!”
 

 
5) Curiosità personale : ti ricordi qual è stata la tua prima traduzione? Cos’hai provato nel vedere, per la prima volta, il tuo nome nelle pagine di un libro?

Il libro s’intitolava I figli del mastro vetraio, di Maria Gripe. Una bellissima fiaba filosofica amata anche dalle mie figlie. L’emozione di allora è un po’ sbiadita, a essere sincera, ma l’ho rivissuta di recente vedendo brillare gli occhi di qualcuno dei miei allievi (dal 2013 al 2016 ho tenuto un seminario di traduzione di letteratura per ragazzi dallo svedese finanziato dallo Swedish Arts Council) che apriva la sua prima traduzione fresca di stampa.
 

 
6) Quali sono i generi letterari che preferisci? Ti è mai capitato di leggere un libro in lingua originale senza domandarti come lo tradurresti?

Da tradurre amo molto i libri per ragazzi, perché costituiscono una vera e propria sfida e mettono continuamente alla prova la creatività del traduttore. Non mi appassiona particolarmente il fantasy, né per ragazzi né per adulti. Come lettrice sono abbastanza onnivora, anche se cerco di ritagliarmi del tempo soprattutto per la narrativa italiana. I libri svedesi che leggo per lavoro, o su incarico delle case editrici o per proporli di mia iniziativa, coprono molti generi diversi, per quanto quello prevalente sia ancora il poliziesco. In genere quando leggo evito di farmi domande su come tradurrei (tranne nei casi in cui devo segnalare eventuali problemi traduttivi alla casa editrice), perché perderei il piacere della lettura. Mi capita invece di leggere libri tradotti e notare soluzioni particolarmente riuscite e altre meno, ma questa è un’altra storia.
 

 
7) Il tuo curriculum è veramente strabiliante. Tra i “tuoi” autori ce n’è uno in particolare con il quale ti sei sentita più a tuo agio durante il lavoro di traduzione?

Dipende da cosa si intende per sentirsi a proprio agio. Ci sono scrittori come Klas Östergren e Ingmar Bergman che mi hanno dato del filo da torcere ma nello stesso tempo grandi soddisfazioni per il risultato conseguito. Anche tradurre Astrid Lindgren è per me un grande traguardo professionale.
 

 
8) Ho letto che hai contribuito alla nascita e allo sviluppo di Festivaletteratura. Questa collaborazione ti permette sicuramente di sfruttare la tua capacità di interprete. Come ha inciso questo progetto nel tuo rapporto con gli autori? Hai avuto la possibilità di conoscere qualcuno di quelli che hai tradotto?

Ne ho conosciuti molti, più di una decina, sia in occasione della loro partecipazione a Festivaletteratura che in altri contesti, e sono sempre stati incontri molto belli, da cui in certi casi sono nate vere e proprie amicizie. Alcuni, come Henning Mankell, non sono più tra noi, ma è un grande piacere ricordare le nostre chiacchierate.
 

 
9) Di recente uscita per la casa editrice Marsilio, “Ferro e Sangue” di Liza Marklund. Si tratta dell’undicesimo libro nonché l’ultimo che vede come protagonista Annika Bengtzon. Scrivere la parola “fine” ad una serie non è un po’ come dire addio (o meglio, arrivederci) ad una vecchia amica?

Liza è una dei pochi autori da me tradotti che non ho ancora conosciuto di persona, ma la vedrò tra qualche settimana. Credo che con “Ferro e sangue” sia riuscita a tirare le fila della serie in maniera molto efficace e mi sembra che si sia separata da Annika Bengtzon nel migliore dei modi, senza smancerie e lasciando al personaggio le luci e ombre che l’hanno resa umana e autentica per l’intera serie.
 

 
10) Ci puoi fornire qualche anticipazione riguardo ai tuoi prossimi progetti letterari?

Al momento sono impegnata su alcuni titoli della futura collana per ragazzi di Iperborea che verrà lanciata quest’autunno. Si partirà dai classici e fra i primi libri pubblicati ci sarà anche una selezione di racconti di Astrid Lindgren tradotta dal gruppo del terzo anno del seminario di traduzione per ragazzi da me condotto. Ne sono molto fiera e spero che la collana abbia il successo che merita.
 

Laura Cangemi

intervista a cura di Elisa Puntelli

 
Tradotti da Laura Cangemi, su thrillernord:
 
Di Camilla Lackberg:

La principessa di ghiaccio

Lo scalpellino

Il domatore di leoni

 
Di Liza Marklund:

Ferro e sangue