Intervista a LIVIA SAMBROTTA






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Amazing Grace è il tuo primo libro, grazie a lui sei passata ad una casa editrice più importante rispetto a quella in cui stavi prima…merito del libro o di Livia?

Il merito va sicuramente ai due curatori della nuova e audace collana gLam, gli autori Alessandro Berselli e Gianluca Morozzi. Hanno creduto in me dopo aver letto Amazing Grace. Nonostante l’uscita con una coraggiosa casa editrice indipendente nata nel 2013, la Tragopano Edizioni, il romanzo ha fatto parlare per un finale molto forte e atipico per il genere. Questo è stato l’inizio per questa nuova avventura.

2) La cosa che mi ha colpito molto di Amazing Grace è il luogo in cui si svolge la vicenda…il centro commerciale..luoghi dove la gente passa giornate intere…ma nello stesso tempo ricco di solitudine..a te cosa ha fatto scegliere questa location?

Sì hai detto bene, il centro commerciale, che nel libro è un’enorme area suburbana e viene chiamato Le Centre Royal, è il cuore nero della storia. Ma non è un semplice shopping centre. È un luogo in cui le persone abitano, vanno in palestra, consumano e scelgono le scuole per i loro figli. Credo che nessun luogo quanto questi nuovi templi del consumismo privato, possano raccontare in modo efficace la solitudine contemporanea. I miei protagonisti sono ipnotizzati dall’isolamento delle loro identità quanto dallo spaesamento che provano di fronte alle vetrine modulari dei negozi e alla luce abbagliante del centro commerciale.

3) Grace è un personaggio che non si vede mai nel libro..ma nello stesso modo ci si fa un’idea ben precisa. E’ stato difficile creare un personaggio astratto e farlo conoscere ai lettori?

Se Le Centre Royal è il buco nero che inghiotte i personaggi, Grace è il cuore pulsante che fa scorrere il sangue nei corpi di chi l’ha conosciuta. Nel romanzo viene raccontata come un’assenza, ma credo che questo modo di percepirla abbia molto a che fare con la sua controparte, il desiderio. Grace rappresenta un istinto cieco verso la vita e proprio per questa sua forza, non ha bisogno di rivelarsi, perché è sempre presente in ogni gesto e in ogni pensiero di chi vuole disperatamente ritrovarla.

4) Il detective, che troviamo nel tuo libro, è un personaggio fuori dagli schemi, non è il super-eroe classico ma neanche il vicino della porta a fianco…come puoi definirlo e descriverlo?

L’investigatore privato Erri Coletti, ex poliziotto e appassionato di mitologia, ha un lato oscuro che cerca di combattere attraverso delle idee che resistono da centinaia di anni. È un personaggio alla ricerca della verità, che viene però continuamente compromessa dal suo passato di cocainomane, il quale come un demone continua a sorridergli. È un personaggio che ha vissuto sulla proprio pelle la sconfitta, ma che proprio per questo comprende quanto sia necessario fronteggiare il reato per raggiungere la salvezza.

5) Mi Piacerebbe che l’ispettore Erri Coletti, nei tuo prossimi libri possa ritornare…che ne dici accetti la sfida? Oppure è un personaggio per te morto e sei in una fase diversa di scrittura?

Nel prossimo romanzo non ci sarà Erri Coletti, ma un normalissimo ragazzo che si troverà invischiato in una faccenda internazionale più grande di lui. Questo però non vuol dire che Erri non potrà più tornare nei miei romanzi. Per quanto la figura dell’ispettore privato funzioni molto bene nella letteratura americana, in quella italiana a mio parere bisogna stare molto attenti e avere tra le mani una storia che eviti facili regionalismi, i quali rischiano di ingabbiare questa figura rendendola uno stereotipo.

6) Livia è molto più Grace o Shae?

Sicuramente ci sono degli aspetti di entrambi questi personaggi che mi appartengono. Shae e Grace sono due protagoniste complementari. Nella mia vita ho dovuto cambiare e riadattarmi molte volte a diversi luoghi, modificando abitudini e relazioni. Quest’esperienza trasversale ha sicuramente generato due conseguenze, un senso molto intimo della solitudine e allo stesso tempo un amore incondizionato per la libertà, i due tratti principali di Shae e Grace.

7) Quali romanzi hanno influenzato questo romanzo “visionario” come Amazing Grace?

Lo sdoppiamento dell’identità che si legge in Trilogia di New York di Paul Auster e il sistema sociale che emerge in Regno a venire, libro testamento di James Ballard, in cui i pubblicitari sono i nuovi predicatori del nostro tempo, sono stati sicuramente due riferimenti fondamentali per Amazing Grace. Ma l’elenco potrebbe continuare, non possiamo mai dire quante influenze ci siano in ogni riga che scriviamo di autori immensi che abbiamo amato negli anni.

8) Conosci il genere thriller nordico? Apprezzi particolarmente qualche autore?

Mi aveva molto colpito il romanzo però più horror che thriller, Lasciami entrare, dello scrittore svedese John Ajvide Lindqvist, da cui è stato tratto anche un bellissimo film. Della letteratura nordica mi interessa come le atmosfere rarefatte dei loro luoghi diventino gli scenari per far esplodere temi brutali e attuali, come la sociopatia, la pedofilia o la piaga dell’estremismo di destra. Trovo molto interessante questo contrasto.

9) Cosa hai sul comodino in attesa di essere letto o che stai leggendo?

Ho sempre più di un libro sul comodino che mi aspetta, visto il tempo che rubo in ogni momento della giornata per riuscire a leggere! Ruggine americana di Philipp Meyer per ora mi sta incantando.

Livia Sambrotta

Intervista a cura di Leonardo Di Lascia


Livia Sambrotta su Thrillernord