Intervista a Lorenzo Beccati




A tu per tu con l’autore

Di  Cristina Marra

 

 

 

Definito il Frankenstein italiano perchè ai suoi esperimenti si è ispirata Mary Shelley per il suo capolavoro, e scelto da Lorenzo Beccati come protagonista del nuovo romanzo “Il Resuscitatore”, è Giovanni Aldini i cui studi sono alla base dei moderni defibrillatori. Determinato e ostinato nella sua volontà di “infondere la scintilla della vita a un cadavere”, Aldini ricerca il cadavere giusto, intatto a cui con la “stimolazione elettrica può ridare la vita, rimettendo in funzione gli organi” e intraprende un viaggio a Londra a bordo del veliero Victoire che naviga con “le vele gonfie come le gote di un suonatore di chiarina”.

L’Inghilterra di inizio dell’800 mostra la miseria per le strade e, nella capitale, Aldini, accompagnato dal servitore Scott, indaga per scoprire i luoghi giusti dove procurare il cadavere. Una volta trovato, il corpo senza vita di George Forrest diventa non solo cavia per i suoi esperimenti ma anche materia d’indagine. Forrest, impiccato con l’accusa di duplice omicidio, era davvero colpevole? Aldini ricostruisce modus operandi, movente e abitudini dell’uomo che giace inerme sul tavolo. Anche Beccati dà una nuova vita al suo protagonista, vestendolo con i panni del detective che si affida ai metodi scientifici e all’osservazione e facendolo addentrare nella Londra piu’ buia e criminale per fare luce sulla verità.

 

 

Dopo il Seicento della rabdomante Pietra, ti inoltri nei primi dell’800. Cosa ti affascina di questi due secoli?

Sono due secoli importanti, fondamentali per la pittura, l’’architettura, le invenzioni. Epoche distanti tra loro ma percorse da geni assoluti. Durante il ‘600 l’’uomo si apprestava a uscire dall’’oscurantismo del medioevo e nell’800 si affacciava alla modernità. Mi intrigano molto gli sconvolgimenti, la calma dopo il caos e le menti immaginifiche.

 

 

In questo caso è stato il protagonista a portarti nell’Ottocento?

Sì. Aldini si è imposto alla mia attenzione e, subdolamente, mi ha trascinato nell’Ottocento. Ho dovuto così studiare abitudini quotidiane, fatti e personaggi dell’epoca. Una ricerca lunga e puntigliosa che ha accresciuto le mie conoscenze. Se dovessi andare a cena con una signora dell’’800, una coetanea insomma, farei la mia figura.

 

 

Ripercorri la vita di Aldini soffermandoti sul suo amore per la ricerca. Era un uomo controcorrente per il suo tempo per questo ti sei divertito anche a farlo diventare detective?

Sì, è così. Un personaggio talmente poliedrico e intelligente che di certo possedeva un acume fuori dal comune. Inoltre, poteva giovarsi delle sue competenze mediche e scientifiche per scoprire tracce e indizi preclusi ad altri, sopratutto alla polizia. Un uomo capace di guardare dove gli altri non osano.

 

 

Bologna, Parigi e soprattutto Londra, le città sono testimoni ma anche co-personaggi con le loro atmosfere?

I luoghi che descrivo sono sempre protagonisti dei miei libri. Per questo ci metto grande cura a descriverne non solo gli abitanti, gli edifici, le strade ma persino le atmosfere, gli odori. Così ho fatto in diversi libri descrivendo la Genova del ‘600. Non è stato poi così difficile perché il centro storico di “Zena” è ancora quello di secoli fa. La storia si respira in ogni carruggio e anche le facce, spesso foreste, sono le stesse.

 

 

Hai una scrittura raffinata e limpida, non cedi alle descrizioni e al linguaggio eccessivi, quanto è difficile rendere con “leggerezza” una storia come quella di Aldini a Londra e un periodo storico in cui vigeva la ghigliottina e l’impiccagione?

Io credo che la scelta maniacale delle parole da impiegare nelle mie pagine derivi dall’’ uso quotidiano che ne faccio a Striscia la Notizia. In questa trasmissione, che vanta ben 31 anni di onorata carriera al comando di Antonio Ricci, ogni vocabolo è scelto con cura. Deve essere preciso, calzante, inequivocabile. La brevità non è una necessità ma uno stile.

 

 

Aldini è un personaggio dalla personalità straordinaria, cosa ti ha attratto di piu’?

Sicuramente il binomio uomo di scienza e uomo visionario. Direi che mi ha anche affascinato la sua cattiveria latente che può manifestarsi all’’improvviso per difendere la sua scienza e chi la osteggia.

 

 

Un romanzo in cui viene fuori anche moralità mista a pregiudizi. Che rapporto ha Aldini con i l suo tempo?

E’ un uomo della sua epoca, ma la stessa gli va stretta. La sua immaginazione prevarica i tempi. ( Pensate che ha persino inventato un sistema antincendio e divise per i pompieri per proteggersi dal fuoco). Uno scienziato capace di spaziare con la mente in più campi, fino ad arrivare fino a noi. Pur essendo un credente ha dovuto accettare un compromesso con la fede. Facile accusarlo di blasfemia poiché all’’apparenza egli si sostituiva a Dio cercando di riportare in vita persone che Lui aveva deciso morissero. Il passo tra eretico e scienziato è spesso molto breve.

 

 

Aldini e Scott, maestro e aiutante che rapporto hanno?

Un rapporto di stima reciproca, certo, ma nell’’ 800 ognuno doveva stare al proprio posto. C’erano padroni illuminati ma la democrazia quotidiana era di là da venire. Ma ambedue sono davvero chi dicono di essere? Buona lettura.

 Lorenzo Beccati

 

 

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