Intervista a Luca Ammirati




A tu per tu con l’autore 


E’ la notte di San Lorenzo, la notte dei sognatori, di chi guarda il cielo e lega un desiderio alla breve coda di luce che lo attraversa per un attimo. Il dieci agosto è la notte in cui il protagonista di “Se i pesci guardassero le stelle” di Luca Ammirati, Samuele, astronomo per passione, cronista per necessità e creativo pubblicitario per aspirazion, incontra Emma. Bellissima e misteriosa la ragazza è soprattutto sfuggente e veloce nel suo palesarsi per poi svanire come se fosse una stella cadente. Sarà Emma la compagna che insegue da sempreo solo un ennesimo sogno infranto? Per un errore di Samuele, la ragazza fugge lasciando però una traccia della sua presenza sulla specchio. Sarà stato il colpo di sonno di Samuele a rovinare tutto o Emma e le ore passate insieme sotto le stelle erano frutto della sua fantasia? Samuele trentenne “disordinato e notturno dotato di un animo poetico” e romantico si aggrappa a quel segno sullo specchio e comincia a cercarla. La sua ricerca coinvolge amici e conoscenti e anche la Sanremo dei Baci e del lungomare, delle case bianche e dei balconi che si affacciano sul mare, l’Osservatorio di Perinaldo e le riunioni di redazione, tutta la quotidianità del protagonista è parte di un gioco narrativo che punta a svelare un uomo, uno dei tanti della sua generazione, che si scopre e riscopre con timori, incertezze, aspettative, progetti e ingenuità. Samuele è davvero come un pesce che gira a vuoto in una boccia? Questa insicurezza la confida a Galileo, Leo per gli amici, il suo pesciolino rosso che dentro la boccia di vetro lo ascolta in un silenzio che diventa ben presto un “urlo” liberatorio, non a caso l’autore definisce dialoghi e non monologhi le chiacchierate e gli sfoghi con Leo. Con un invito a fermarci ad ascoltare noi stessi e ad aprirci anche all’ascolto degli altri, guardando sempre in su’, sempre oltre senza negarci di credere ai sogni e in noi stessi, Luca Ammirati, indagatore dei sentimenti, racconta una storia autentica radicata nella realtà vissuta da tanti giovani che si ritrovano in Samuele e come lui si guardano allo specchio per riconoscersi davvero senza filtri o maschere. Samuele è un puro, un ostinato a non mollare la presa dei sogni ma a crederci fino in fondo e con l’aiuto del suo piccolo Leo scoprirà che tutto è possibile!

Mi piace definirti indagatore dei sentimenti e della generazione dei trentenni, in effetti hai esordito con un thriller, come sei arrivato a “Se i pesci guardassero le stelle”?

È stato un cammino, per certi versi inconsapevole, nel quale mi sono trovato a riversare esperienze e soprattutto i luoghi che hanno caratterizzato fortemente la mia vita. E poi c’’era la voglia di parlare dei sogni e di quello che siamo disposti a fare per andarceli a prendere. Ecco perché è balenata in me l’’esigenza di una storia completamente diversa rispetto a quello che io definisco il mio romanzo “giovanile.

Parlami del tuo esordio e perchè hai scelto il thriller?

A ripensarci adesso, a distanza, mi sembra sempre più di aver fatto un colossale salto nel buio. All’’epoca della primissima stesura avevo ventisette anni, ed ero un avido lettore di thriller. Già folgorato dalla lettura di “Io uccido”, quando a inizio 2010 mi è stato regalato “Il suggeritore” di Donato Carrisi in me è scattato qualcosa: la voglia, forse dovrei dire la follia, di mettermi alla prova per vedere se ero all’altezza di scrivere anche io una storia. Sì, è così che tutto quanto ha avuto inizio.

Samuele è un trentenne precario, la tematica del precariato l’avevi già affrontato nel racconto “Curriculum mortis”, ti sta particolarmente a cuore?

Credo che la generazione che, come la mia, si è ritrovata a metà del guado tra la fine degli studi e l’’intraprendere una carriera professionale a ridosso del 2008, l’’anno da più parti indicato come l’’ inizio della grande crisi, non possa non portarne i segni sulla pelle. Anche se poi, in “Se i pesci guardassero le stelle”, questo discorso prettamente generazionale viene allargato in maniera trasversale alla ricerca della felicità e della nostra dimensione nella società, in un mondo tanto grande e a tratti inospitale, se non addirittura nell’ ’immensità dell’universo. E questi sono discorsi che non hanno età.

Samuele si sente come un pesce in una boccia che gira a vuoto come pensa faccia Leo, il suo pesce rosso. Samuele è un personaggio “spezzato” diviso tra quello che fa e quello che vorrebbe fare veramente?

Lui è il campione di quello che un po’’ tutti siamo, strappati a metà tra le tante cose che dobbiamo fare e quelle che vorremmo realmente fare, in lotta tra quello che siamo e quello che aspiriamo a diventare. E fa di tutto per migliorare la propria situazione, anche se, a un certo punto, lo travolge la dolorosa sensazione che, per quanti sforzi faccia, nulla cambi mai veramente. E allora sì, gli viene il dubbio di trovarsi esattamente nella stessa condizione del suo pesciolino rosso, e cioè di essere condannato a girare in tondo un po’’ a vuoto, senza poter mettere fuori la testa dall’’acqua per arrivare a quello che vorrebbe essere. Forse, però, una differenza tra Leo e il suo amico parlante c’’è: Galileo, a dispetto dell’’altisonante nome che porta, non ha mai visto il cielo e le stelle….  

La sparizione di Emma lo porta a compiere un’indagine per ritrovarla e scoprire la sua identità ma è anche un’indagine su se stesso, un percorso di formazione?

La ricerca di Emma, davvero molto complicata, porterà in effetti il mio protagonista a mettere tutto in discussione. Appunto a partire da se stesso, tanto da arrivare a mettere in dubbio anche la propria salute mentale e le proprie azioni. Ma Samuele ha dalla sua una grande dote: quella di continuare a sperare che un domani migliore sia sempre possibile anche quando va tutto male. E se siamo tenaci e con tanta voglia di sognare, a volte la vita può anche sorprenderci.

Due personaggi femminili presenti in modo differente della storia, Emma che sembra una stella cadente per la velocità con cui appare e svanisce e Ylenia, amica affettuosa e riferimento per Samuele, poi c’è l’ottantenne signora Verrando, ancorata alla realtà e ai ricordi del grande amore per il marito. Com’è per te entrare nella psicologia e nell’universo femminile?

Rappresenta sempre una sfida estremamente affascinante, fuori da ogni possibile schema. Perché le donne, creature “dolcemente complicate” come cantava qualcuno, hanno una naturale predisposizione all’’empatia. Sono da inseguire, come i sogni. E contengono un’’infinità di colori, profumi e sfumature. Un po’’ quelle che ho cercato di racchiudere, in anime magari diverse, ma sempre con un comune denominatore, nei personaggi femminili che hai citato. Donne eteree che magari sfumano nella velocità di una notte incantata diventanto un’’assenza, amiche sempre presenti che sono ancore di salvataggio e che regalano dolcezza al mondo, signore pragmatiche con il grembiule sporco di farina che ricordano l’’importanza della fatica e del rendere il giusto omaggio ad ogni giorno trascorso su questa terra. Cosa hanno in comune, dicevamo? Sono tutte donne di oggi, vere, che vivono il quotidiano e la contemporaneità con il loro carico di sottrazioni della vita, emotività e speranza.

Leo è un personaggio chiave, è un ascoltatore, ma anche i suoi silenzi sono carichi di significato?

Leo porta dentro di sé una lezione fondamentale, quella dell’’importanza del silenzio. A maggior ragione al giorno d’’oggi, assuefatti come siamo a questo mondo frenetico e rumoroso, nel quali tutti parlano e non sempre a proposito o con educazione, ed è diventato sempre più difficile dare ascolto e farsi ascoltare. Ecco, il pesce rosso protagonista del mio romanzo metaforicamente incarna un po’’ di quella saggezza, forse dimenticata, che si cela talvolta nello stare zitti, rimanendo umili e riflettendo bene prima di aprire bocca. O di postare sui social.

Sanremo e Perinaldo, luoghi del  cuore per te?

Sì, nella maniera più assoluta. Li sento come miei, profondamente. Sono miei. Sanremo è la città in cui sono nato e in cui ho abitato per larga parte dei miei 35 anni. Tutt’ora ci vivo e ci lavoro collaborando con il Teatro Ariston. Mi sono divertito a descrivere sia la Sanremo attuale che ho sempre conosciuto, con il suo clima mite, il mare e il cielo azzurro,  che a rispolverare la Sanremo del Primo Novecento, quella della cosiddetta Belle Époque e dello stile Liberty, frequentata dalla nobiltà europea, grazie ai racconti della signora Verrando. E non mi sono nemmeno fatto mancare, da sanremese, dei piccoli tributi a Italo Calvino, con qualche incursione nella sua vita giovanile nella Città dei Fiori. Perinaldo invece, il piccolo e incantevole borgo medievale che ospita l’’Osservatorio astronomico intitolato a Gian Domenico Cassini, è dove trascorrevo le estati nell’’infanzia e negli anni dell’’adolescenza. Quindi è stato molto emozionante scrivere dei miei due luoghi del cuore in questo romanzo, raccontandoli fedelmente e provando a trasmettere al lettore quello che hanno sempre trasmesso a me.

Viviamo in un periodo storico in cui è sempre piu’ raro fermarsi,  guardare il cielo e sognare?

Temo e rispondo proprio di sì. Viviamo in una maniera che ci porta ineluttabilmente a pensare che non abbiamo mai tempo. In un periodo storico in cui, per rifarci a Stephen Hawking e alla sua bellissima citazione che abbiamo inserito all’’inizio del romanzo, siamo abituati a guardare i nostri piedi e non le stelle. A guardare in basso, sugli schermi dei nostri smartphone, anziché in alto. Dove, sopra di noi, c’’è l’’infinito. Ma non tutto è perduto. Perché, per fortuna, là fuori c’’é ancora pieno di sognatori come Samuele.

Scrivere rende liberi è un pò come sognare?  

Scrivere è l’’avverarsi di una magia. Ed è un po’’ una follia. Quando lo fai, non sai mai, veramente e fino in fondo, dove ti condurrà. La scrittura era, anzi è, proprio il mio sogno più grande. Per cui, visto che a mio avviso è impossibile smettere di sognare, adesso sta a me tenermi stretto il mio sogno coltivandone altri ancora.

Luca Ammirati

A cura di Cristina Marra

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