Intervista a Luca Buggio




A tu per tu con l’autore

Intervista a Luca Buggio autore della trilogia La città delle streghe, La città dell’assedio, La città dei Santi. 

 

 

Buongiorno a tutti e grazie, grazie di cuore per avermi offerto la possibilità di farmi conoscere dai vostri lettori.

 

Far perdere il lettore in una sorta di nebbia fatta di superstizioni mischia il romanzo storico a delle note gotiche che riproducono scene o presagi spaventosi e accadimenti misteriosi. Questo stile paragonabile per certi versi a quello di Zafón, lo riprendi da una tradizione superstiziosa della città di Torino oppure è frutto della tua fantasia? Da quante leggende e quanti misteri potevi attingere per i tuoi romanzi?

Innanzitutto grazie per l’accostamento a Zafòn. E’ uno dei miei autori preferiti e il solo pensiero di ricordare il suo mondo di scrivere mi onora. La parte “sovrannaturale” della mia trilogia si rifà a leggende torinesi (il Toro e il Drago), al folklore locale dell’epoca, ma anche alla numerosa aneddotica che ha contraddistinto l’assedio di Torino del 1706, là dove alcuni fatti “di cronaca” hanno avuto una rilevanza sulla superstizione dei torinesi andando in qualche modo a condizionare eventi storici. Nella mia opera mi sono limitato a mixare il tutto collocandolo in un quadro coerente e finalizzato alla trama: mi sono documentato con rigore anche sulla parte fantastica della storia, perché fosse coerente con il modo di vedere e vivere la “magia” dei torinesi di inizio 1700.

 

 

 

Quanto è stato duro il lavoro di ricerca di documenti precedente al lavoro di scrittura per l’intera trilogia storica? Quanti libri hai dovuto visionare e quanto sono stati importanti per poi affrontare la stesura dei romanzi?

Ho perso il conto dei libri che ho letto e studiato per documentarmi. Posso dire però che tra il momento in cui ho avuto l’idea di ambientare la storia nel contesto della Torino dell’assedio e quello in cui ho avuto il primo manoscritto pronto da consegnare all’editore per la valutazione erano passati qualcosa come otto anni. La parte di ricerca è stata però appassionante e, in certi punti, perfino divertente. Alla fine ero talmente immerso nella Torino barocca da aver dato un appuntamento per un caffè in una via chiamandola con il nome che aveva a inizio 1700. Va anche rimarcato che ho avuto la grandissima fortuna di incontrare uno storico di mestiere, Piergiuseppe Menietti, che mi ha supportato sin dall’inizio, consigliandomi i testi da leggere, e poi correggendo le inesattezze storiche sui manoscritti.

 

 

 

 

Quanto è importante leggere per poi saper scrivere come te, possiamo dirlo, che vinci in modo magistrale la sfida con la scrittura che risulta essere decisamente scorrevole anche se affronta temi per nulla facili?

Prima di essere autore sono innanzitutto lettore. Mi piace leggere e mi piace imparare, e credo si possa imparare tantissimo non solo dalla saggistica, ma anche dalla narrativa. Leggere un romanzo in maniera critica aiuta a imparare le tecniche con cui uno scrittore racconta una storia, a individuare le tematiche, gli stili, le idee in cui mi riconosco e che mi entusiasmano. Da Zafòn, per esempio, ho scoperto che non è necessario spiegare per filo e per segno tutti i misteri della storia. Il lettore, come il protagonista, può anche rimanere ‘a bocca asciutta’ e non per questo ne resterà deluso, se il patto narrativo dell’immedesimazione col personaggio è efficace dall’inizio alla fine.

 

 

 

Torino è conosciuta oltre che per i monumenti, per la storia anche per la nota magica che va indietro di secoli. È collegata anche agli antichi egizi dai quali si riporta la leggenda che Torino fu fondata da un principe egizio ed ha i famosi triangoli bianco e nero della magia. Si dice che nella leggenda ci sia un fondo di verità e quanto c’è di vero in tutto questo considerando anche che Torino ospita la Sindone che è una difesa notevole dalle forze del Male? E quanto buona può essere una magia? Può essere addirittura definita santa?

Spiegare la magia in maniera scientifica e razionale è davvero difficile. Eppure ci sono degli studi che giustificano, per esempio, l’effetto curativo delle acque di Lourdes spiegandolo con fenomeni elettromagnetici. Torino è una città che nasce alla confluenza di due fiumi ed è percorsa da una quantità di correnti sotterranei. E’ un caso? No di certo, visto che in epoca antica a tracciare i confini delle città erano i sacerdoti, e non gli architetti. A Torino si sono radunati oggetti “magici” di tradizione cristiana (la Sindone, ma anche molte reliquie) e pagana (il Libro dei Morti degli Egizi, per esempio). Sempre a Torino si sono dati appuntamento i più famosi occultisti della storia, da Nostradamus a Paracelso a Fulcanelli: per quale motivo? Oggi non abbiamo modo di guardare il mondo se non con il filtro della conoscenza che possediamo. Non significa che al di là del “velo” non ci sia qualcosa che oggi non possiamo vedere.

 

 

 

C’è qualcosa di te in senso caratteriale tra i personaggi della trilogia? Chi ti somiglia di più e perché? E a quale personaggio ti sei affezionato, se ne hai uno che ti ha preso più degli altri mentre costruivi la sua storia?

Tutti i miei personaggi devono qualcosa a qualcuno, ma in particolare mi sento di citarne tre, anzi quattro. Laura ha preso la devozione alla famiglia e la vocazione al lavoro di mia mamma e la vivace, meravigliosa, brillante intelligenza della mia compagna. Gustìn ha preso il carattere burbero ma buono e perfino il soprannome di mio fratello.  Fioreste è modellato sulla personalità del mio amato nonno paterno e rappresenta, non lo nascondo, il tipo di uomo che cerco di essere nella mia vita reale. Il quarto personaggio che sento molto mio è Tommaso Viarengo, il rilegatore di libri diventato mendicante e poi informatore: trae origine da una macchietta del ‘brav’uomo piemontese’ di cui a volte faccio l’imitazione per far ridere i miei cari.

 

 

 

Vedendo quanto il romanzo storico è osteggiato da chi sostiene la sua pesantezza ti chiedo, può essere questo tipo di romanzo di supporto a chi la storia sui manuali proprio non la vuole sentire? Può smorzare i toni seri di un manuale senza perdere però la veridicità, ma rendendola pià leggera e adatta anche a chi crede sia tediosa?

Parlando da lettore: i romanzi storici mi piacciono proprio per la loro credibilità. Mi piace quando attraverso la lettura scopro di imparare qualcosa, o mi viene la curiosità di approfondire: quando capita, il romanzo è riuscito a coinvolgermi due volte in un colpo solo.

 

 

 

Domanda di rito per Thrillernord. Hai mai letto dei thriller nordici? Se lo hai fatto, hai un autore preferito?

Ho letto e apprezzato molto tutta la trilogia di Millennium di Stieg Larsson, capace di creare una vicenda appassionante con due personaggi, Mikael e Lisbeth, dall’alchimia incredibile. Mi sono piaciuti anche “Lasciami entrare” e “l’estate dei morti viventi” di Lindqvist: non rientrano nei canoni del thriller tradizionale, forse, ma mi sono rimasti impressi e desidero citarli perché hanno lo straordinario pregio di utilizzare il sovrannaturale come metafora di orrori molto umani.

Grazie,

Grazie a voi. Per la vostra attenzione, il vostro interesse, la vostra curiosità. E grazie per le vostre splendide recensioni!

Luca Buggio


A cura di Marianna Di Felice


 

 

Acquista su Amazon.it: