Intervista a Luca Occhi




A tu per tu con l’autore

 

 

 

La violenza che costringe alla prostituzione; i pedofili appostati negli angoli per attirare ragazzine indifese; adolescenti con problemi di vivere; genitori troppo impegnati ad andare di fretta per accorgersi delle emozioni dei propri figli, questo e molto altro nel libro Della stessa sostanza del buio. Ti sei ispirato alla cronaca nera per scrivere un libro che in poche pagine racchiude un mondo nascosto e complesso?

Scrivere, e farlo di noir in particolare, è un po’ come possedere arti divinatorie nel percepire gli umori, i brividi sotterranei che attraversano la società contemporanea. La stesura di questo romanzo era iniziata già un paio di anni fa, quando le tematiche da te esposte non erano ancora deflagrate in tutta la loro attualità. Oggi, purtroppo, sono cronaca quotidiana. Ma si continua a non andare oltre la notizia, a non tentare di comprendere quel che si cela dietro al fatto in sé. A indagare l’atto, non la pulsione.

 

 

 

La profondità dell’argomento rimarca il fatto che la lettura non è semplice diletto, ma anche un motivo per affrontare temi più difficili, se scritti bene come nel tuo romanzo. Il libro può anche aiutare a mettere in guardia, tu che ne pensi?

Un romanzo rappresenta la possibilità di poter vivere un’altra vita e quindi certe esperienze, anche brutte o destabilizzanti, non nel reale ma solo da un punto di vista emozionale, empatico. In quest’accezione la narrativa permette di allargare la conoscenza e la sperimentazione del mondo che ci circonda, senza però farci del male, e, in un certo senso, anche di essere messi in guardia circa il coinvolgimento più o meno consapevole in certe dinamiche criminali.

 

 

Quanto hai letto prima di riempire un foglio con delle parole ispirate che avrebbero composto il tuo primo libro e tutti gli altri tuoi scritti?

Uno scrittore deve essere, prima di tutto, un vorace lettore. La lettura è il propellente di qualsiasi forma narrativa e senza la passione per i romanzi altrui è impossibile, non dico avere storie da raccontare, che a fornircele ci pensa già la vita, ma saperlo fare nella maniera giusta.

 

 

 

Leggendo Mathias il lettore sente il peso delle sue debolezze, a volte sembra quasi di volergli stare vicino, ma poi ci si ricorda cosa fa e si prendono le distanze. Da scrittore qual è il tuo punto di vista nei confronti di un personaggio che sembra non far del male a nessuno, ma alimenta il mercato nascosto?

Volevo creare proprio un personaggio così, come per gli altri protagonisti del romanzo. Tutti col buio dentro. Provare a forzare la consueta contrapposizione fra protagonista-buono, in cui il lettore può con facilità identificarsi, e antagonista-cattivo. Qui il lettore è costretto a scegliere, a suo personale giudizio, il meno peggio, a un azzardo, a puntare sulla redenzione di qualcuno, leggendo il libro sino alla fine per scoprire solo nelle ultime righe se ha vinto o ha perso. Se ha ben soppesato le anime dei personaggi.

 

 

 

Leggendo questa storia il lettore si trova di fronte a un giallo per l’esposizione dei delitti e dei personaggi implicati, a un thriller per l’inquietudine e le emozioni che suscita la lettura sullo stato d’animo e ad un noir per la scelta del protagonista che conduce le indagini. Quale dei tre generi senti più tuo?

Hai colto nel segno. Della stessa sostanza del buio è volutamente una commistione di generi, proprio come un buon piatto, così come spero che il mio sia un buon romanzo, è la ricercata mescolanza d’ingredienti diversi fra loro. Il noir è il sapore predominate, nell’analisi sociale delle motivazioni e nel germogliare del “Male”. Il giallo è presente in quanto a fronte di un delitto vi è comunque un’indagine, anche se condotta dal più improbabile degli investigatori, e il thriller si assapora per i colpi di scena che, spero, terranno il lettore incollato alle pagine.

 

 

 

Potrebbe esserci nella realtà un Lorenzo Simoni che essendo già all’inferno scende a patti col diavolo per riavere ciò che ha di più caro?

Penso che non esista limite a ciò cui può condurre la disperazione, soprattutto nel caso della perdita di qualcuno che si ama. E che il ritrovarsi all’inferno, da vivo, possa portare a stringere patti con chiunque pur di uscirne. O di trascinarvi giù con noi qualcun altro.

 

 

 

Hai mai letto dei thriller nordici? Se si quali ti hanno colpito di più e qual è il tuo autore nordico preferito?

Da un po’ di tempo sto lavorando a un progetto che mi affascina e a cui tengo molto. Quello di preparare una piccola lezione, per uno dei corsi che di tanto in tanto tengo, sul confronto fra Noir Mediterraneo e Noir Nordico. Sul primo, mi sento abbastanza preparato: Izzo, Vázquez Montalbán, Markarīs e Camilleri sono fra i miei autori preferiti. Sul nordico ho iniziato a studiare di recente, cominciando da Jo Nesbø e Wulf Dorn, anche se forse quest’ultimo si colloca più a mezza strada, non solo dal punto di vista geografico. Ma so di poter contare su di un aiuto sicuro: i vostri suggerimenti amici di ThrillerNord.

Luca Occhi

A cura di Marianna Di Felice


 

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