intervista a MARCO CARDETTA






A tu per tu con l’autore


1) Romano è stato ufficiale dell’esercito borbonico e poi brigante, come è nata l’idea di dare voce a questo personaggio per molti sconosciuto?

L’idea è nata proprio perché il personaggio è sconosciuto. E però è un personaggio estremamente affascinante e romantico. Un quasi analfabeta che impara a leggere e scrivere sotto i Borboni, durante la carriera militare (si emancipa proprio nel contesto dell’ancien regime) perde tutto, e si ribella alla modernità e al nuovo che tutto gli ha tolto. Gli resta quell’alfabetizzazione tarda che lo rende romantico e con un afflato lirico. Ci restano degli scritti commoventi.

2) Secondo te chi è il Sergente Romano, un patriota o un brigante?

A entrambe le parole non so che significato dare. Sono due parole retoriche e piene di falso sentimento. Parole usurate e consumate che io non uso mai, né nel linguaggio parlato di tutti i giorni, né nelle mie scritture. In tutto il romanzo “Sergente Romano” che parla appunto di brigantaggio post-unitario, non è mai usata la parola “brigante” o “brigantaggio”! Ho voluto sottrarmi ua una visione consumata del tema per guardare con occhi nuovi all’umanità straordinaria che si cela dietro le storie che la grande Storia, nella sua selezione arbitraria e violenta, annichilisce e dimentica. Romano è un essere umano, che sbaglia e fallisce, c’azzecca e inciampa. Si trova in un contesto e in base ad una serie di moventi, indole, interazioni, passioni e imponderabilità agisce. E per fortuna agisce!

3) Il linguaggio dialettale è spesso difficile e arriva più lentamente, poco fruibile per molti lettori, è stata una scelta, forse, azzardata e ne dai una descrizione alla fine libro, ci puoi dire il perchè di questa scelta?

Quei banditi, rivoltosi e controrivoluzionari, non erano certo delle signorine borghesi dedite al bridge e ricamo. Non potevano certo parlare un linguaggio pulito, corretto e/o con chissà quale proprietà linguistica. Anzi è proprio la loro povertà linguistica una delle loro molle fondamentali come lo è di tutti i sottoproletariati del mondo. E poi… l’italiano… standard… non esiste. Come non esiste l’inglese standard, il francese standard etc. Chiunque sostenga il contrario non conosce minimamente le basi minime della sociolinguistica, di una qualsiasi storia della letteratura e della lingua, è un prevaricatore o un suddito, o entrambe le cose insieme. La lingua è vita, in quanto tale è sporcizia, approssimazione, balbettio e stortura.

4) I tumultuosi eventi del periodo postunitario furono talvolta sanguinari, il brigantaggio nel meridione in primis, i saccheggi anche per un pezzo di pane portavano alla morte, con il tuo Sergente Romano hai dato un’impronta diversa, quasi grottesca e con situazioni rocambolesche, in base alle tue ricerche è possibile ci siano state bande così fuori dal comune?

Assolutamente sì! Ho documenti e documenti (alcuni li userò in prossimi volumi del ciclo… perché questo Sergente Romano è solo il primo step di un percorso di ricerca sul Sud attraverso il tema del brigantaggio) che mostrano proprio questo. Le bande avevano quasi sempre a capo un ex militare o un ex garibaldino, gente che con le armi ci sapeva fare. Ma sotto raccoglievano ciurmaglia, contadini per lo più e braccianti incapaci di reggere in mano un fucile. Il grottesco e l’errore erano all’ordine del giorno dell’ora e del minuto. Magari non sempre così divertenti come nel mio libro, ma grotteschi e surreali di sicuro, forse anche di più. Arrestati per aver rubato una lattuga dal campo!

5) Le biografie sono sicurarmente molto impegnative, il lavoro di ricerca è lungo, soprattutto con personaggi poco conosciuti, ma devo dire che il tuo è stato un lavoro diverso ,hai dato voce ad una figura notevole che non conoscevo, ti occuperai in futuro ancora di biografie?

Beh, di biografie non saprei. Sicuramente di storie di uomini, di cristiani di sicuro. Di voci. Come ho già detto ho già pronto un secondo volume di storie e di voci da quel mondo e da quell’epoca, ancora come pretesto e genere il brigantaggio per parlare di Sud. E già alcune di queste le racconto… le storie, nelle mie attività collaterali: nello spettacolo “Voci di sbandati” che porto in giro in teatro e nelle scuole. E nelle escursioni di trekking e cicloturismo che organizzo in Puglia e Lucania. Si visitano i luoghi e si ascoltano le storie disperate e folli che hanno animato quei luoghi, ancora incontaminati o molto trasformati. E sto lavorando sempre più su una forma cuntistica nuova e tutta mia…

6) Cosa pensi del thriller nordico? Ha letto qualche autore?

Sinceramente molto poco. Denuncio l’ignoranza. Ma m’incuiriosisce molto. Il mondo nordico in generale, e anche il suo thriller. Il mondo nordico mi appassiona moltissimo e m’affascina per lo stesso motivo per cui sono appassionato e affascinato terribilmente dal mondo femminile: perché è tanto distante e diverso da me. Amo il nord perché appartengo al sud.

7) il tuo sogno nel cassetto?

Avere un cassetto più grande.

Marco Cardetta

Intervista a cura di Loredana Cilento


Di MARCO CARDETTA :

IL LIBRO – 1861: l’Italia (quasi) unita è il caos di una nascente nazione, un guazzabuglio di fazioni in contrasto, tra borbonici, mazziniani, liberali, clero e i Savoia che smantellano il passato regime, introducono tasse e coscrizione. “Sergente Romano” è la storia vera e sgangherata di un manipolo di sbandati che il 28 luglio 1861 assaltò Gioia del Colle, in Puglia, quale primo atto di un’insurrezione popolare che avrebbe incendiato il Sud Italia negli anni a venire. A capo di quel manipolo di grotteschi, lirici rivoltosi dalla parte sbagliata della storia, Pasquale Domenico Romano, ex sergente dell’esercito borbonico…