Intervista a Marco Chiaravalle




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Marco il tuo libro è onirico, inquietante e cavalca diversi generi passando dal noir all’ horror. L’ispirazione arriva da un sogno? O è un progetto nato a tavolino ?
Ciao, Fiorella. Di solito quando concepisco un libro mi è subito chiaro l’inizio e la fine, poi ci costruisco intorno tutto. Per Digito c’è stato anche un gran lavoro “a tavolino”, nel senso che ho dovuto far combaciare innumerevoli elementi come in un puzzle per far quadrare tutto. Quindi ciò ha comportato innumerevoli riletture, tagli, correzzioni di falle di trama… insomma un lungo lavoro che mi è costato più di tre anni e mezzo di lavoro.

 

 

 

Alcuni personaggi accompagnano Simone nel suo intricato percorso e hanno un passato che aleggia sulle loro vite, ma di cui si conosce ben poco e rimane quindi la curiosità. Ci saranno sviluppi a riguardo? In sostanza : ci sarà un seguito per dare spazio anche a loro?
Alcuni personaggi (senza dirvi quali) torneranno nei libri futuri sia come camei che veri e propri protagonisti di altre storie. I prossimi romanzi avranno un filo comune che li percorrerà, tuttavia ogni mio libro può essere letto anche singolarmente.

 

 

 

 

Spesso gli autori creano i loro personaggi con personalità ben definite traendo spunto dalla realtà, amici, conoscenti o un semplice sconosciuto che attraversa la strada e stimola la sua fantasia. Come sono nati i tuoi protagonisti?
I protagonisti di Digito, a differenza del romanzo precedente dove ho preso un po’ di spunti qua e là nel mondo reale, sono nati completamente dalla fantasia. Ho cercato di fare un buon lavoro per quanto riguarda la caratterizzazione. Uno dei miei obbiettivi, da scrittore, è riuscire a far empatizzare il lettore con i miei personaggi. Voglio che gioiscano (poco) e soffrano (tanto) insieme a loro. E dalle reazioni che ha suscitato il libro in chi lo ha letto finora credo di esserci riuscito.

 

 

 

Autori fonte di ispirazione? Genere che prediligi? Consigliaci anche tu tre letture dell’anno che sta finendo e che hai apprezzato in particolar modo.
Il mio autore di riferimento è Urasawa. Non è uno scrittore ma un fumettista giapponese che ha partorito capolavori come 20th century boys, monster, Pluto etc… Mi piacciono le sue storie ma soprattutto come riesce a dipingere i personaggi, riuscendo a farteli entrare dentro. Per quanto riguarda i libri non ho un genere preferito o un autore di riferimento e non leggo mai due libri dello stesso autore uno dietro l’altro. Questo perché si tende ad assimilare troppo lo stile che si legge. Ti faccio un esempio: se lo stile e la storia di uno scrittore mi appassiona (ad esempio Palahniuk che adoro) intervallerò i suoi romanzi con quelli di altri autori. È importante riuscire a ottenere (anche con anni di studio) uno stile proprio. Per quanto riguarda le letture vi consiglio “Savant” di Jon Mirko, “Censimento” di Jesse Ball e “Anche la morte ascolta il jazz” di Valeria Biuso. Tre letture meravigliose.

 

 

 

Gli uomini stanno forse perdendo empatia verso il prossimo. Quanto secondo te, questa perdita è collegata all’avanzare della tecnologia?
Non parlo di social e mere app per smartphone ma di tecnologia avanzata come potrebbe essere il progetto Resilience presente nel romanzo e conseguenza di diverse situazioni.
Secondo me, invece, è propio la tecnologia alla portata di tutti che dobbiamo temere. Se una tecnologia come il Resilience esistesse, la potrebbero utilizzare pochissimi individui quindi i danni che causerebbe sarebbero marginali, vi si potrebbe porrer rimedio. Stiamo perdendo la nostra umanità davanti allo schermo di uno smartphone, è questa la triste realtà. Come quei ragazzi che hanno filmato un loro amico che era andato in coma etilico piuttosto che soccorrerlo.  Ti faccio un esempio degli effetti della tecnologia sull’uomo: lo sai che prima dell’avvento della televisione a colori noi sognavamo in bianco e nero? E lo sai il motivo qual è? Perché prima tv e cinema erano in bianco e nero.
Ti riporto qui sotto un articolo di Focus a riguardo:
https://www.focus.it/comportamento/psicologia/il-sogni-sono-influenzati-dalla-tv


A cura di Fiorella Carta 


 

 

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