Intervista a Marco Vichi




A tu per tu con l’autore

 

 

 

I romanzi del commissario Bordelli si svolgono negli anni ’60. Come mai questa scelta?

Non è stata una scelta ragionata. Quando nel ‘95 ho cominciato a scrivere del commissario, immaginavo una storia ambientata nell’attualità, poi a pagine tre Bordelli è salito sul suo Maggiolino, e subito ho pensato agli anni Sessanta, perché mio padre aveva quella macchina, che io adoravo. E mi sono innamorato dell’idea di raccontare quell’epoca perduta, così lontana e così vicina al tempo stesso.

 

 

I suoi libri non si possono chiamare semplicemente gialli perché hanno una complessità narrativa e di personaggi che esula dal romanzo di genere. Perché ha deciso di usare il giallo come spunto narrativo?

È tutta colpa di Dürrenmatt. Da lettore non ho mai amato il giallo per il giallo, non sono interessato all’intreccio poliziesco e ai meccanismi investigativi, alle indagini complesse che mettono in secondo piano l’umanità dei personaggi. Le mie letture sono sempre state lontane dal giallo classico. Poi ho incontrato Dürrenmatt, che ha usato il poliziesco per fare indagini umane e per raccontare l’intervento del Caso sulla vita umana, anche su quella di un commissario. Allora mi sono detto: ma guarda un po’ che magnifica letteratura si può fare con un commissario. E così, quando ancora non avevo pubblicato un solo libro, senza nessuna pretesa mi sono messo a giocare anche io con il genere. Però ho sempre amato i grandi scrittori che hanno frequentato il poliziesco e il delitto per raccontare altro, come Simenon (con o senza Maigret), Sciascia, Silone, Dostoevskij, ecc.

 

 

Foto di Yari Marcelli

 

Quale autore apprezza di più tra gli scrittori di polizieschi?

Come dicevo sopra, non amo i romanzi dove la trama poliziesca è tutto e i personaggi sono soltanto pedine da muovere al servizio dell’intreccio. Dunque mi piace, tra gli attuali, Leonardo Gori, che in mezzo all’intreccio ci racconta l’animo umano.

 

 

 

Come lettore quale genere preferisce?

I romanzi belli…

 

 

Cosa farà il commissario Bordelli quando andrà finalmente in pensione?

Devo ancora scoprirlo…

 

 

 

Cosa vede in comune tra i nostri anni e i mitici anni ’60?

In questi ultimi tempi, i giovani insoddisfatti che non ne possono più di un paese invecchiato e incapace di capire il presente. Spero in un nuovo ’68… ma più capace del precedente di cambiare davvero il mondo in meglio.

 Marco Vichi


A cura di Cristina Bruno


 

 

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