Intervista a MARIANO SABATINI




 

“Fa un caldo asfissiante, l’estate non è la stagione preferita da Leo Malinverno, giornalista investigativo che “detestava i mesi da giugno a settembre” e si trova sull’isola di Santorini con Eimì, la sua giovane fidanzata. “Peccato che il mare non era mai piaciuto a Malinverno”, ottima opportunità, da prendere al volo, quella che gli offre l’amico vicequestore Jacopo Guerci di rientrare a Roma per supportare il maggiore Walter Sgrò in un caso di strani e atroci delitti. Così inizia la seconda inchiesta del giornalista-detective di Mariano Sabatini, protagonista del thriller ” Primo venne Caino” (Salani). E ‘il luglio sahariano di una Roma invasa da “frotte di di turisti, alcuni con l’ombrello aperto per ripararsi dal sole, che vagavano alla scoperta delle bellezze romane” a investire Malinverno che accetta di occuparsi del Tatuatore, un killer seriale che asporta i tatuaggi dai corpi delle vittime con un bisturi o un taglierino. E’ questo anche l’inizio del suo incontro col dolore, un dolore che riguarda i parenti delle vittime, la sua amica Carla Tesei, malata di cancro, suo padre Arrigo, Pietro Orefici, il suo direttore al Globo fino al dolore del killer. In questo romanzo che ha i ritmi di un thriller psicologico, il male e il dolore invadono la scena narrativa e convergono nel personaggio di Malinverno che li affronta a modo suo in una continua sfida con se stesso”.

 

 

 

Sabatini, forte della sua esperienza di giornalista e autore televisivo si conferma un bravo narratore che sa gestire in modo eccellente non solo la trama narrativa ma anche il suo ricercato modo di scrivere. Il thriller si dipana nella ricerca del killer e procede di pari passo con tante altre ricerche di Malinverno che riguardano tutti i personaggi.  Roma, Santorini, Bologna, Tarpasso, l’Isola Maggiore fanno da sfondo a una storia che assume i toni della coralità grazie alla maestrìa narrativa di Sabatini.

 

 

A tu per tu con l’autore

 

1) Secondo romanzo col giornalista Leo Malinverno, quando hai esordito con “L’inganno dell’ippocastano” pensavi già a una serialità?

Sì, devo dire che era il mio progetto. La narrativa di genere abbonda di commissari, marescialli e investigatori, mentre sono pochissimi i giornalisti. Carlo Gallucci del Tg5 ha definito il mio un thriller giornalistico, mi piace molto e l’ho fatto mio.

 

 

2) In “Primo venne Caino” Malinverno ha a che fare con un killer seriale e con la sua ritualità, com’è la sua tecnica investigativa, si avvale di consulenze? Che rapporto instaura col killer?

Lui svolge un lavoro prettamente giornalistico, utilizza le sue fonti, intervista le persone e certo si giova dell’amicizia con il vicequestore aggiunto Jacopo Guerci. Non è infrequente, che cronisti e forze dell’ordine si facciano favori e si scambino informazioni o dati.

 

 

3) Il Killer finisce sui giornali e Malinverno nella sua inchiesta giornalistica compie un’indagine parallela a quella dei Carabinieri. Con chi si rapporta ?

Stavolta con il maggiore Walter Sgrò e il brigadiere Lucia Simoncini. Il primo molto poco disposto a instaurare un rapporto di proficuo scambio con la stampa, la seconda, più giovane e moderna, abbastanza incline al fascino di Malinverno.

 

 

4) In questo romanzo il tuo personaggio compie scelte anche sofferte?

Sì, ho voluto dargli dei problemi, tanti più grandi perché tanta è la stima che nutro nei suoi confronti. Mettergli davanti ostacoli notevoli significava costringerlo a tripli salti mortali. In questo senso non mi ha deluso, è bastato mettermi in sintonia con lui per capire cosa voleva fare, come voleva reagire.

 

 

5) Amore, amicizia, affetti familiari. Ti piace molto curare l’aspetto psicologico dei tuoi personaggi?

È l’aspetto più coinvolgente per me. Più che dalla storia, io parto dai personaggi, sono le loro caratteristiche a suggerirmi gli snodi narrativi e le svolte. In questo romanzo ha quello scassaballe del padre, che lui chiama Arrigo, in casa e a un certo punto anche la cara amica Carla Tesei, malata di cancro.

 

 

6) Nell’ambiente del giornalismo stavolta punti il dito sulla direzione e sul modo di considerare la professionalità del cronista?

Malinverno entra in rotta di collisione con il suo vicedirettore. Due metodi di lavoro diametralmente opposti, due visioni contrastanti della professione. Uno che consuma le scarpe in giro, l’altro che si consuma le chiappe in redazione, su una comoda poltrona.

 

 

7) Malinverno possiede una Lambretta e una Fiat 126. Che rapporto ha con la modernità?

La 126 è della madre, la Lambretta è sua. Le utilizza e non si fa possedere dai mezzi di locomozione. Se ne frega sostanzialmente. Non usa i social network, a stento usa il cellulare e il pc. Ha quarant’anni ma non è irretito dalla tecnologia, è molto poco nerd.

 

 

8) Roma “la città che dà una possibilità a tutti” è un luogo dell’anima. Quanto contano le atmosfere dei luoghi che racconti nei tuoi romanzi?

Scrivere di Roma è facilissimo. È una grande metropoli che si compone di almeno venti medie città di provincia, ognuna con la sua atmosfera, la sua storia, le sue peculiarità… L’atmosfera la crei se punti al particolare, se non ti dai obiettivi di completezza. Io racconto la mia Roma, in quanto mia non mi batte nessuno nel renderla sulla carta.

 

 

9) Malinverno si avvale , in questa indagine, anche dell’aiuto di un antropologo. Qual è il tuo metodo? Hai collaboratori o “informatori”?

Fa quello che fanno i giornalisti e che però non faccio io, o almeno lo faccio meno del giusto. Nessun collaboratore, quella è cosa degli americani… io più che altro io faccio ricerche sul web e leggo libri. Per questo romanzo ho studiato la letteratura criminologica sui serial killer e i testi di antropologia sui tatuaggi. Poi cerco di rendere tutto palatabile per i lettori. Rielaboro e, diciamo così, volgarizzo.

 

 

10) Con L’inganno dell’ippocastano hai vinto i prestigiosi premi Flaiano e Romiti. Che ti aspetti da questo romanzo? E che rapporto hai con i tuoi lettori?

Premi del tutto inattesi, che non nascono dall’iscrizione del romanzo a un bando di concorso e che però mi hanno reso molto orgoglioso. Magari ne arriveranno altri, chi lo sa… magari venderò di più, ed è quello che spero. Magari, finalmente, un produttore lungimirante comprerà i diritti dei romanzi e ne farà una miniserie con Luca Argentero, al quale piace tantissimo Malinverno. I lettori lo chiedono e io farei di tutto per renderli felici, sarebbe un modo per ripagarli dell’affetto e del gradimento che mi testimoniano ogni giorno.

Mariano Sabatini

A cura di Cristina Marra

 

Mariano Sabatini su Thrillernord



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