Intervista a Marilù Oliva




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Marilu’, parto dalle copertine dei tuoi due ultimi romanzi con protagonista l’ispettore Micol Medici, ossia “Le spose sepolte” e il nuovissimo “Musica sull’abisso”. Le trovo due copertine splendide e non si può non notare il trait d’union che sta nella presenza, in entrambe, di farfalle. È cosa nota che la farfalla sia un animale carico di simbolismi e di significati. Ad esempio presso alcune popolazioni indiane dell’America del Nord si pensa che i sogni vengano portati dalle farfalle. Inoltre per restare in tema onirico, nell’interpretazione dei sogni la farfalla simboleggia la trasformazione. Ho avuto la forte sensazione che queste copertine, rappresentino e si riferiscano a Micol.  Sogni, cambiamenti, trasformazione… cosa ne pensi? Chi è Micol Medici nelle intenzioni della sua Autrice?

Partiamo dal simbolo della farfalla. Sono d’accordo con la tua interpretazione e aggiungo che al tema onirico e a quello della trasformazione, si aggiunge quello della morte che, però, è vista come momento di passaggio. Inoltre la farfalla è ipostasi della bellezza della natura, con le sue ali seducenti ma al contempo fragilissime, e di caducità: ciò rimanda alle stagioni e alla ciclicità cui tutti noi siamo sottoposti: insomma, in una copertina sono un’immagine vincente e credo che i grafici di HarperCollins abbiano fatto un ottimo lavoro. Per quanto riguarda Micol, invece, la mia intenzione era quella di consegnare al lettore una giovane donna decisa ma non aggressiva. Una donna determinata, che si sa imporre senza rinunciare allo stupore sul mondo, senza abbassare mai la testa, senza farsi ingannare. Ma soprattutto, volevo tratteggiare una donna svincolata dal fardello della bellezza. Micol non vuole piacere a tutti i costi, non si guarda mai allo specchio, non è ossessionata dall’aspetto fisico. Il suo carattere razionale la porta a un approccio estremamente scientifico nelle indagini, così come nella vita, per questo l’ho sporcata con sogni inquietanti che le turbano le notti: si tratta di sogni che qualcuno potrebbe classificare come rivelatori, perché svelano qualcosa. Ma Micol preferisce dare loro una spiegazione scientifica.

 

 

Marilù Oliva

In “Musica sull’abisso” torna l’ambientazione nel bolognese, dove tu sei nata. Sono molto colpita dal tuo modo di raccontare i luoghi. Privo di elegia da cartolina, denso di amore, che trasmetti con descrizioni asciutte ma molto sentite. Quanto è importante nascere in un luogo per raccontarlo? E, nel tuo scrivere, è più spesso il luogo che ispira la storia o viceversa è la storia che trova la sua “casa” in un determinato luogo, zona, ambiente?

Noi non possiamo prescindere dal nostro ambiente e questo è un dato di fatto. Ma siamo anche cittadini del mondo e questo è un altro dato incontestabile, quindi la risposta alla tua domanda dipende molto dallo stato d’animo dell’intervistato. È possibile raccontare anche luoghi che non ci appartengono – Omero ci insegna – ma, senza scomodare il cieco cantore, mi basti citare l’abruzzese Romano De Marco che ha magistralmente ambientato “L’uomo di Casa” negli Stati Uniti solo dopo avervi soggiornato a lungo e, insomma, aver conosciuto le zone che narrava. I luoghi per me possono essere suggestivi, ma non spodestano mai le storie o i personaggi, semmai accade il contrario.

 

 

Sei molto attenta a tematiche attuali spinose e dolorose come il femminicidio e la violenza sulle donne, come, nello specifico qui in “Musica sull’abisso”, le problematiche adolescenziali e le dinamiche famigliari complesse. Affronti questi argomenti fuori da ogni retorica e con profondo equilibrio e senso della misura. Cosa che rende ancora più incisive le tue pagine. Da cosa nasce la tua attenzione al sociale, quanto è determinante in tal senso la professione che svolgi, ossia quella di insegnante?

Sicuramente la professione di insegnante mi dà uno sguardo privilegiato sull’adolescenza e le mie materie (italiano e storia) mi consentono, al di là del programma, di trattare le tematiche che hai elencato e che mi stanno a cuore. Ma ciò che fa la differenza per ciascuno di noi, ciò da cui nasce tutto, insomma, quella che tu giustamente chiami “attenzione al sociale” credo che sia inscindibile dall’empatia: è questa la parolina magica. Empatia. Senza empatia chi scrive dovrebbe smettere di farlo, perché l’empatia è ciò che ti fa calare in personaggi anche molto diversi da te, ti fa capire punti di vista lontanissimi e, per dirla in parole semplici, davvero rende palpabilissima la vecchia espressione che sostiene che “siamo tutti sulla stessa barca” e ricordiamocelo: ogni tanto in mare giunge anche la tempesta, dovremmo stringerci forte forte e aiutarci.

 

A proposito di dinamiche famigliari. Sono molto affascinata dal rapporto che descrivi tra Micol e la madre. Due personalità ai poli opposti. Tanto precisa, determinata, coscienziosa Micol, tanto svanita ed apparentemente evanescente la madre. Ma, ti chiedo, davvero così tanto “svanita” questa madre? Oppure le sue mille, spesso inopportune, telefonate, le richieste di commissioni e favori vari non sono forse talvolta pretestuose e mirate, in senso affettuoso e non possessivo, a tenere vicino a sè quella figlia così indipendente? Quanto amore c’è nella madre, nel suo chiedere “ci sei”, e quanto nel rispondere “ci sono” di Micol?

Questa domanda è la dimostrazione della persona profonda che tu sei. La madre di Micol, che spesso è stata liquidata (anche da me medesima) come una rompiscatole patentata, in realtà nasconde un grande bisogno di amore, ma è un amore all’insegna della reciprocità, un amore che vuole dare e ricevere, come avviene spesso in queste famiglie monogenitoriali, in cui una figlia è stata cresciuta a suon di sacrifici e timori da una madre troppo giovane, frivola, ma piena di buona volontà. Mi fa piacere che tu abbia captato il grande affetto tra le due, manifestato in maniera differente: Micol è materna, sua madre è esigente. Micol è accudente, sua madre è quasi viziata come una bambina. Viene meno a ogni dovere rispetto alla figura materna classica italiana: non sa cucinare, ad esempio, eppure tenta di rimediare comprando per la figlia succulenti piatti in rosticceria. Cerca di fare del suo meglio e Micol nel suo cuore lo sa, per questo se la tiene così, senza estenuanti tentativi per modificare il loro rapporto. Forse è questa la grande lezione che dovremmo (io per prima) imparare da Micol: accettare i limiti delle persone che ci amano (almeno fino a un certo punto) e partire da ciò che ci offrono, senza pretendere titanici cambiamenti, perché tanto non arriveranno mai.

 
“Musica sull’abisso” è un romanzo dalla presa a tenaglia. Hai ideato e scritto una storia catturante, avvincente, intelligente, graffiante. Un Thriller moderno e contemporaneo, teso e ritmato, scritto in una prosa colta e raffinata, ma al contempo molto diretta e immediata. E poi il sorriso, Marilu’, la capacità di sdrammatizzare con senso e buon senso: gran valore aggiunto. Come sei riuscita a conciliare tutti questi aspetti e a trovare l’equilibrio perfetto che contraddistingue un’opera riuscita come la tua? Hai lavorato sul testo maggiormente a sfrondare o ad aggiungere?

Grazie di cuore per le tue parole: mi fanno tanto piacere. Tranne nel caso specifico delle “Spose Sepolte”, per tutti gli altri libri non saprei dirti il momento preciso in cui è nata in me l’idea di scrivere un romanzo. Eppure il processo è sempre quello: l’idea germoglia piano piano, prende corpo timidamente, diventa sempre più solida e, prima di mettermi a scrivere qualcosa su carta, devo avere già in mente un’architettura precisa. Per questo passano mesi, durante i quali è come se la storia, dapprima sfumata poi divenuta sempre più nitida, familiarizzasse con me (nel mentre, magari, parallelamente sto facendo altro, sto promuovendo il romanzo precedente o sto finendo di correggerlo, ma non importa). Poi comincio a scrivere, finalmente, e i tempi di stesura variano da romanzo a romanzo: sei mesi, un anno, dipende… Quando rileggo, di solito tendo a sfrondare, talvolta riscrivo alcuni capitoli, altri li taglio, inverto, cambio prospettive, seguo quasi sempre i consigli dell’editor che, devo dire, interviene con tocco sempre più leggero. La realizzazione di un libro è un lavoro lungo e pieno di dedizione da parte di tutti (autore, editore, collaboratori), dove il lettore ha un ruolo magico, come scrivo spesso nelle note dei miei romanzi, perché noi in qualche modo lo “fabbrichiamo”, ma lui, leggendolo, gli dà vita.
Grazie di cuore, Sabrina!


A cura di Sabrina De Bastiani


 

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