Intervista a MARINA DI GUARDO






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Quand’è nata la sua passione per la scrittura e quando, invece, ha capito di voler entrare nel mondo dell’editoria?

Sin dalle elementari amavo scrivere piccoli racconti, pensieri , considerazioni, qualche poesia. Ho sempre avuto molta immaginazione e senso dell’osservazione. Da bambina, durante i lunghi viaggi in auto dal nord verso la Sicilia per andare a trovare i nonni, amavo inventare storie, osservare il paesaggio immaginando un mondo diverso da quello che vivevo abitualmente. Ho coltivato la passione per la scrittura in forma privata fino a quando sono stata meno pressata dagli impegni familiari. Le mie figlie, ormai cresciute, hanno intrapreso le proprie carriere lavorative e io, incoraggiata anche da loro, ho iniziato a dedicarmi alla scrittura con più costanza. In un anno e mezzo ho scritto il mio primo romanzo e, dopo averlo spedito a diverse case editrici, sono stata contattata da una piccola casa indipendente. Con Nulla Die è iniziata la mia avventura nel mondo editoriale.

2) I suoi libri trattano temi molto forti e drammatici, come mai questa scelta? Cosa cerca di trasmettere al lettore?

Credo derivi dalla mia insana voglia di guardare dritto alla brutalità della vita. I miei libri raccontano storie che appaiono estreme, ma se osserviamo i fatti di cronaca e certe vicende aberranti che ci vengono sbattuti in faccia quotidianamente, quasi con indifferenza, salta all’occhio quanto sia più drammatico il mondo reale. Al lettore vorrei trasmettere riflessioni, empatia, emozioni.

3) Com’è giusto che sia tratta il tema della violenza sulle donne, da cosa ha preso ispirazione per scrivere questa storia?

Basta seguire un telegiornale, leggere un quotidiano per accorgersi di come la violenza sulle donne sia diventata un’emergenza vera e propria. Si rimane impotenti di fronte a certe realtà, a certe vite spezzate e rovinate per sempre. Ho iniziato a immaginare un possibile rovesciamento dei ruoli. Una donna che, invece di rimanere passiva e fiduciosa, comincia a “mettere a posto le cose da sola” come faccio dire a Dalia. Ho sempre adorato le figure femminili forti, reattive. Certo, non consiglio a nessuno di reagire come Dalia.

4) Nel suo libro la vendetta sembra l’unica via possibile, traspare poca fiducia nelle istituzioni. Pensa che le donne vittime di violenza si sentano poco tutelate da parte dello Stato?

Sì, credo ci sia un’insufficiente attenzione al problema. Non è solo una questione di leggi inadeguate o di poca tutela da parte delle istituzioni. La prevenzione, a mio avviso, deve iniziare dalla vita familiare, rivolgendo un’attenzione speciale alle bambine. Una figlia non rispettata dal padre e dalla madre, non ascoltata, non amata, diventerà la vittima ideale di un uomo violento. Tenderà ad accettare qualsiasi comportamento pur di avere amore, anche se un uomo violento è ben lontano dal dare amore.

5) Il finale di Com’è giusto che sia è inaspettato e sicuramente di impatto. Come mai questa scelta? Aveva già in mente come sarebbe andata a finire la storia quando ha iniziato a scrivere o l’idea è arrivata durante la stesura del libro?

Non ho iniziato a scrivere finchè non ho avuto ben chiaro, dentro me, dove volevo arrivare. Nella chiusura di una storia c’è tutta la sua logica, il suo significato.

6) Se potesse descrivere Com’è giusto che sia con soli tre aggettivi, quali sarebbero?

Crudo, spietato, vero.

7) Conosce il genere thriller nordico? Se si, qual è il suo autore preferito?

Ho letto, come molti, le opere dello strafamoso Stieg Larsson, Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoeg, qualche libro di Camilla Lackberg. Mi piacciono le atmosfere e i paesaggi rarefatti di questi romanzi, la diversa sensibilità degli autori, ma non sono tra i miei thriller preferiti. Quest’estate, ad esempio, ho amato molto Irène di Pierre Lemaitre consigliatomi da Carlo, un amico libraio di cui seguo sempre fiduciosa gli ottimi suggerimenti. Mi riprometto di leggere anche gli altri due romanzi della trilogia.

8) Gli ultimi dati Istat hanno svelato che solo il 42% della popolazione italiana ha letto almeno un libro nell’anno precedente il sondaggio. Che consiglio può dare ai non lettori per iniziare ad approcciarsi alla lettura?

Che dire di fronte a questi dati così scoraggianti? Forse, solo questo: i libri sono di chi legge. In un buon libro, ognuno di noi trova i propri significati, la propria identità, l’essenza più nascosta.

Marina Di Guardo

Intervista a cura di Ilaria Murgia


Di Marina Di Guardo su Thrillernord:

IL LIBRO – Bellissima e sensibile nel fulgore dei suoi vent’anni, Dalia potrebbe possedere il mondo. Invece, la sua fiducia nell’umanità è già gravemente compromessa: abbandonata dal padre prima ancora di nascere, è stata cresciuta dalla madre in completa solitudine, rotta soltanto dalla relazione con un uomo violento, delle cui aggressioni Dalia è stata testimone fin da piccola…