Intervista a Mario Falcone




A tu per tu con l’autore

Intervista a Mario Falcone autore di “Lo chef degli chef” (Meridiano Zero)

 

 

 

Il genere giallo ci ha abituati a detective appassionati di cucina, a cibi che fungono da arma del delitto e molto spesso ad autentici menu di ricette inseriti nella trama narrativa.Con Mario Falcone, scrittore e sceneggiatore, la cucina diventa la vittima, colpita da troppi stravolgimenti, ingerenze, innovazioni e speculazioni che ne hanno ucciso l’essenza. Con “Lo chef degli chef”, l’autore racconta il mondo dei cuochi pluristellati, dei food blogger e del giro di affari che ruota intorno al mondo cucina con un romanzo thriller che denuncia il problema affondando letteralmente il coltello nella carne dei presunti colpevoli. Il manico del coltello lo tiene Asso, un serial killer-vendicatore che si accanisce sulle vittime, gli chef, e le “cucina” a dovere per vendicare le buone pietanze della tradizione che sono anche patrimonio culturale da tramandare. Tra la black commedy e il thriller d’azione con spolverate di noir, il romanzo è costruito con gli ingredienti giusti di ritmo e suspense, che lo rendono gradevolissimo nonostante la spietatezza del killer seriale che non lascia scampo alle sue prede. Coprotagonista con Asso, la giovane foodblogger Michela Serrano che riceve messaggi e foto dal killer che riguardano le vittime prendendo così viva parte alle indagini condotte dalla coppia investigativa composta dall’ispettore Giorgio Scuderi e dal commissario Max Rosati. Falcone non trascura nulla e mescola personaggi e situazioni pubbliche e private con alternanze di punti di vista, emergono così drammi familiari, traumi e scelte sbagliate che riguardano i personaggi principali. La narrazione si sofferma spesso sulle psicologia dei protagonisti e sulle loro emozioni e propensioni e, a volte strappa un sorriso grazie alla scrittura geniale di Falcone che aggiunge del sale e del pepe al momento giusto dando alla storia anche un gusto piccante.

 

Mario, la cucina celebrata nei gialli come svago e passione dei detective o anche come “arma” del delitto nel tuo romanzo, invece, è la vittima e il tuo serial killer è il suo vendicatore?

Sì, è così e il tentativo del mio romanzo “Lo chef degli chef”, è quello di restituirle il ruolo che ha sempre avuto e cioè quello di tempio del gusto che oggi, a mio avviso, è stato sostituito dall’’ immagine. Oggi una pietanza si consuma prima con gli occhi e poi con tutto il resto. Lo “still life” impera. “Asso”, questo il nome del protagonista del romanzo, si auto investe di un compito finalizzato a restituire alla cucina la sua anima originaria, purtroppo, però lo fa nella maniera peggiore possibile.

Blog, Talent show, chef pluristellati ma anche un grosso giro di affari e truffe che ruota intorno al mondo della cucina spettacolarizzata? 

A volte credo che ciò a cui stiamo assistendo da parecchi anni nel settore dell’alta ristorazione sia, a mio avviso, un altro sintomo malsano della globalizzazione e rassomigli sempre più a quella grande bolla speculativa del settore immobiliare che nel 2008 ha dato la stura a una delle più grandi crisi economiche del dopoguerra. Per dieci locali che aprono, nell’ ’arco di due anni almeno sette chiudono. Per intenderci: prima o poi il riflettore su ciò che “bolle in pentola” a tutte le latitudini si spegnerà e si conteranno le vittime di questa moda.
 

Tante pietanze cucinate nel romanzo ma anche cinema, musica, quali sono gli altri ingredienti del thriller?

Beh, nel mio romanzo, che ho concepito per restare in tema come in un piatto che si rispetti, c’è il piccante del ménage à trois tra il commissario Rosati, Alba, la sua compagna, e Michela; c’’è la dolcezza d’’animo dell’’ispettore Scuderi, la sapidità della trama e la croccantezza di “Asso”.

Asso, il serial killer come agisce?

“Asso” è eterodiretto da una lucida follia, il serial killer agisce seguendo uno schema ben preciso, un copione che di volta in volta recita sempre alla perfezione. Il suo modus operandi non conosce sbavature anche se, a volte, viene aiutato da quel pizzico di buona sorte necessaria in ogni impresa buona o sbagliata che sia. É freddo e spietato come si addice a un assassino seriale che si rispetti, non ha scrupoli ma anche nel suo cuore di pietra c’’è una crepa e questo lo rende umano pur nell’’efferatezza del suo operato.

 

 

Il cibo svolge una funzione sociale?

Caspita. Assolutamente si. Il cibo è un collante fantastico sia per rinsaldare vecchi legami che per intesserne di nuovi. “Stasera tutti a casa mia, se famo du spaghi”, non è solo un invito, è il titolo di un qualcosa che avverrà e che preannuncia un momento di condivisione, indispensabile per alimentare rapporti siano essi d’’amore, d’’amicizia o d’’affari. Per non parlare poi della “cena sociale” o anche del cibo che viene servito nelle mense per poveri. La duttilità del cibo e la sua funzione sociale e consolatrice credo siano veramente fuori discussione, per questo lo amiamo.

Le indagini le affidi all’ispettore Scuderi e al commissario Rosati, due uomini molto diversi.

E non poteva essere altrimenti. Max Rosati, il commissario, ruvido, tagliato con l’accetta, a volte scorbutico, nel corso della storia mostra la sua vera cifra non solo umana ma anche professionale, mentre l’’ispettore Scuderi, investigatore vecchio stampo, calmo, riflessivo, pacato ma fermo, è l’’altra metà della mela di Rosati essendo anche stato il suo mentore. Non mi sono inventato nulla ma credo di aver tratteggiato discretamente i caratteri di due personaggi che nella storia si ritagliano con le loro azioni e i loro comportamenti il giusto spazio. Rosati è più caratterizzato, direi quasi tridimensionale, ma solo perché è un protagonista.

Michela ha un ruolo determinante nelle indagini ed è anche una donna molto forte e determinata. Che ruolo hanno i personaggi femminili nel tuo thriller?

Nei miei romanzi, le donne hanno sempre avuto un ruolo fondamentale. Ne “Lo chef degli chef”  Michela è insieme ad “Asso” la protagonista assoluta della storia. È sempre presente ed è il personaggio su cui ho lavorato di più, stando attento a non trasformarla in un eroina ma, anzi, mettendo sempre in evidenza le sue debolezze, i suoi bisogni, i suoi obbiettivi e la caparbietà con la quale cerca di raggiungerli.

Annibale e Ninfa. Nei tuoi libri c’è sempre un gatto?

Amo i gatti, di conseguenza oltre che a casa mia e nei miei pensieri vivono anche all’’interno delle storie che racconto. Ho un solo rammarico: quello di essere arrivato in tarda età a scoprire l’’universo felino. In realtà l’’ho fatto solo quando loro me l’’hanno permesso e per me è stata una vera rivelazione poiché mi ha consentito di leggere parti di me che non conoscevo. Ripeto: amo molto i gatti ma soprattutto li rispetto e loro questo lo sanno e mi ricambiano adeguatamente.

Usi un linguaggio ironico da black comedy, da sceneggiatore quando hai deciso di dedicarti ai romanzi e perché hai scelto i thriller?

Cominciamo dall’’inizio: amo la black comedy come genere. Credo, ad esempio, che il cinema dei fratelli Ethan e Joel Coen o – a suo tempo – quello di John Landis, rappresentino un caposaldo dell’’umorismo nero e al contempo per chi scrive un pozzo d’’ispirazione. Per uno sceneggiatore, l’’approdo alla letteratura credo sia quasi naturale al di là dei risultati. Io non ho scelto i thriller, anzi, il mio primo romanzo “L’’alba nera” è un grande affresco storico, un romanzo popolare che racconta la tragedia del terremoto di Messina e Reggio Calabria del 1908. Scrivo thriller e noir perché gli editori me li pubblicano ma nel cassetto ho pronti altri romanzi che con genere thriller o noir, che dir si voglia, non hanno nulla a che spartire. Ne approfitto per comunicare ai miei lettori che entro ottobre sarà disponibile in tutte le librerie e negli store online il mio ultimo romanzo da titolo “Nero di Siena”, un noir ambientato a Siena, edito da Ianieri Editore.

Mario Falcone

A cura di Cristina Marra

 

Di Mario Falcone:

IL LIBROI libri di cucina affollano gli scaffali delle librerie e sono tra i più venduti degli ultimi anni; non c’è orario in cui non passi in tv un contest, un talent o un quiz basato sull’arte della gastronomia; i più noti chef italiani prestano il volto a pubblicità di ogni genere, da prodotti alimentari di dubbia qualità…