Intervista a Massimo Ansaldo




A tu per tu con l’autore

 

 

Le faccio subito i complimenti per il suo libro, che ha un duplice pregio a mio avviso: affronta un argomento molto pesante, come quello dello stupro, che qui assumerà nel corso dell’indagine aspetti ancora più terrificanti, poiché messo in atto su commissione ed inoltre, prende in esame l’evoluzione, a seguito di questo evento, dei comportami e degli esami di coscienza di ogni carnefice mettendoci davanti ad una situazione strana e a una considerazione: tutti, oltre ad essere cattivi sono anche vittime. Da dove nasce questa storia?

Innanzitutto ringrazio per le domande che nascono evidentemente da una lettura profonda del testo. Sono riflessioni che obbligano l’autore a mettersi nei panni del lettore, una capriola psicologica. Devo chiedermi che effetto mi fa quello che ho scritto e non solo quando l’ho scritto. Ogni autore deve trasformarsi in lettore di se stessoQuesta storia nasce dalla sua osservazione: i cattivi sono anche vittime. Credo sia uno degli aspetti che deve indagare il genere noir: ciò che scopro di te è l’occasione per conoscermi meglio. Scopro che anche io sono fatto di bene e di male e che tutti corriamo sul sottile confine di un equilibrio precario. Desideriamo il bene, ma facciamo il male. Un bel mistero che si trova in tutti i personaggi principali del romanzo.

 

 

 

 

Io sono rimasta colpita dalla resilienza che avviene in uno dei carnefici, dal momento in cui si rende conto di ciò che ha fatto. Ammette di non essere riuscito a controllarsi ma dopo una lunga analisi interiore, cerca in tutti i modi di fare ammenda con sé stesso, con la vittima, con Dio e cerca addirittura di trovare il modo di “azzerare” il tutto, non per interesse personale ma per provare a estirpare il male che ha provocato il suo gesto. Com’è nato questo personaggio che si presenta in tutto il suo mondo interiore, fatto di molteplici tentativi di riscatto?

Andrea siamo tutti noi, sono io. Inquieto, sempre alla ricerca di qualcosa che lo riscatti. Alla ricerca di qualcuno che lo ami, soprattutto. E la condizione privilegiata per capire questo è quando la miseria umana ha avuto il sopravvento, quando ti sembra di soffocare. Poi arriva un refolo d’aria e lo risucchi come fosse una bombola d’ossigeno.

 

 

 

Qui le chiedo, ma è doveroso “tacere” in merito al chi ci stiamo riferendo, quanto è stato difficile creare il pezzo di storia che più sconvolge nel romanzo, se già l’azione dello stupro in sé non fosse stata abbastanza? È riuscito a scrivere in modo distaccato, o di tanto in tanto le sue emozioni hanno preso il sopravvento.

Le emozioni devono sempre avere il sopravvento. Piangere con chi fai piangere, ha detto uno scrittore. Tacere ha senso solo se si ha chiaro qual’è il bene più grande che si vuole salvare. È un sacrificio estremo, come quello di donare la vita. Non so se sarei capace di farlo, ma mi ha affascinato poterlo descrivere come possibile.

 

 

 

Le riflessioni che porterà avanti l’unica vera vittima di questa tragica storia, pongono importanti quesiti e lasciano spazio a riflessioni profonde. Lei affronterà un suo personale modo di rielaborazione, farà un’analisi molto cruda di ciò che le avvenuto, lasciando il giusto tempo alla sua mente di riportare in superficie ogni cosa, ma poi non si tirerà indietro, lotterà contro sé stessa per riappropriarsi della sua vita e dei suoi affetti, di tutti i suoi affetti. Mentre lei, con la scrittura,seguiva questo percorso di Michelle, c’è stato un momento nel quale ha detto adesso basta?

Si, mi sono posto il problema del ‘adesso basta’, ho ascoltato Michelle, che mi ha suggerito che andava bene così. Sappiamo che i personaggi ad un certo punto prendono l’autore per mano e indicano loro la strada da seguire.

 

 

 

I momenti in cui compaiono i carabinieri della squadra investigativa, da un lato ci mostrano come spesso interessi più grandi vanno ad oscurare determinate situazioni e dall’altra, riferendomi alla lettura in sé, la alleggeriscono dandoci la possibilità di rifiatare un attimo con Andusi in prima fila e, Romanazzi e Scoglio nelle retrovie, ma neanche tanto indietro. In riferimento a loro, le chiedo, sono personaggi in tutto e per tutto inventati o sono il frutto di tanti incroci di persone avvenuti nel corso della sua carrier

Si, nella mia professione ho conosciuto molte persone appartenenti alle Forze dell’Ordine. Non c’è alcun riferimento ad alcuno di loro in particolare. Forse la sintesi di accenti psicologici incontrati, rimaneggiati poi dalla fantasia. Ho voluto evidenziare il limite delle persone che contribuiscono alla ricerca della verità giudiziaria. Che non sarà mai quella decisiva, per il destino delle persone coinvolte.

 

 

 

Verso la fine del libro, questa riflessione si abbatte come un tornado ai lettori, con l’intento di riportare un po’ di pace in una storia dove ognuno è rimasto sfregiato a modo suo: “… tutti avranno qualcosa da tacere, consapevoli e convinti che quella sia la strada giusta per poter ricostruire le loro vite.”. Lei ha dato vita a questa storia, ha reso il più possibile reali i personaggi che ne hanno riempito le pagine con la loro vita e in qualche modo, immagino si sarà sentito anche coinvoltodalle vicissitudini che gli hanno visti protagonisti per cui mi chiedo, lei condivide completamente con questo pensiero o al contrario, ritiene che davanti a certe situazioni non vi sia possibilità di mediazione e compromesso.


Credo che tacere non sia necessariamente contribuire a creare una menzogna. Certo, come avvocato so che omettere quello che si conosce equivale a mentire, ma nel romanzo voglio ribaltare questo legittimo assunto. Sembra una sconfitta della giustizia, ma chissà…dobbiamo sempre chiederci
qual’è il bene più grande per cui vale la pena di combattere. Michelle indica una scelta radicale, che non è un compromesso e neppure una mediazione.

 

 

 

Ha già delle nuove idee che vogliono farsi raccontare? Rivedremo lo stesso reparto investigativo, o un eventuale altro libro sarà comunque indipendente da tutto questo?

Idee e opere già confezionate…la realtà è il più grande suggeritore di storie. Non mi sono ancora confrontato con personaggi seriali, chissà…anche se preferisco confezionare un abito diverso per ogni situazione.

 

 

Leggendo il suo libro una frase mi ha colpita e mi ha fatta sorridere: “Un genovese non cambia, aspetta che cambino gli altri…”. Io sono friulana, terra comunque di gente testarda, chiusa e ostinata e sono curiosa di capire cosa intenda, può spiegarci il suo reale significato?

Testarda, chiusa e ostinata…lo ha detto lei dei friulani. Lo penso anche io di me stesso, ligure soprattutto. Quando si è così non è più facile pretendere che cambino gli altri, credendo di essere solo noi nel giusto? Lo dico con una buona dose di ironia salvifica.

 

 

 

 

Siamo giunti alla domanda di rito per chi passa da Thrillernord, ossia, quali sono i suoi generi e autori preferiti? Fra questi vi è anche spazio per gli scrittori nordici? Dato che siamo in periodo di bilanci, c’è un libro che quest’anno consiglierebbe assolutamente di acquistare perché le è piaciuto particolarmente?

Ho letto la Trilogia di Millennium. Il primo volume è stato uno di quelli che mi ha dato la spinta per provare a scrivere storie, dopo aver cercato di assorbire le atmosfere e la tecnica degli insuperabili ‘immortali’…Dostoevskij, Cormac Mcharty, Flannery O’Connor, Raymond Carver e Stephen King.

Si, consiglierei di leggere I racconti di Carver.

 

A nome mio e di tutta la redazione Thrillernord la ringrazio per il tempo che ci ha dedicato e, le faccio i miei migliori auguri di buone Feste.

Loredana Cescutti

Auguri e Buone Feste a lei e a tutta la redazione.

Massimo Ansaldo

 

 

 

A cura di  Loredana Cescutti 


 

 

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