Intervista a MASSIMO GALLUPPI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) La vicenda emerge quasi interamente dai dialoghi, di cui il libro è ricchissimo. Una scelta precisa, o è la storia che ha preso forma in questo modo?

Non è stata una scelta ‘precisa’, almeno all’inizio. E’ probabile che abbia preso forma progressivamente, almeno in parte per l’influsso di un grande scrittore di polizieschi, Rex Stout. Del resto, anche il mio precedente romanzo, Il cerchio dell’odio, è costruito più o meno così.

2) Napoli al centro di un’indagine che sfiora le questioni balcaniche, anziché le “questioni mafiose”. Napoli al centro del Forum del Mediterraneo. La polizia di Napoli che gira mezza Europa. Una pubblicità “diversa” alla città?

Direi, piuttosto, la percezione di una dimensione diversa di Napoli. Napoli è sempre stata una città aperta al mondo, anche se le sue elite colte hanno sempre guardato più all’Europa del nord che all’Europa del Sud e al Mediterraneo,. E,’ comunque, un fatto che un “Forum delle Città del Mediterraneo” si è svolto a Napoli nell’ottobre del 2014; io mi sono limitato ad anticipare l’evento di un anno e ad enfatizzare la presenza delle delegazioni balcaniche: due libertà che ad un giornalista o a uno storico di professione non sarebbero consentite ma che l’autore di una fiction si può permettere. Quanto alle mafie balcaniche e a quelle nostrane nel libro se ne parla, anche se si esclude che possano essere coinvolte nel crimine di cui gli investigatori si stanno occupando. Però, è un’ipotesi che viene subito avanzata, a dimostrazione di quanto le “questioni mafiose” siano parte integrante del tessuto sociale e politico della città.

3) Quanto c’è di Lei in Raul Marcobi?

Fino a qualche anno fa io facevo un lavoro molto simile a quello di Marcobi. Un lavoro che nel suo nucleo essenziale – per non farla troppo lunga – è centrato sulla ricerca della verità. Questo fa sì che tra me e il protagonista del mio romanzo ci sia una certa affinità psicologica e, in senso lato, culturale. Solo che si tratta di due verità ontologicamente molto diverse. Quella dello storico è, per sua natura piena di zone d’ombra; è condannata all’incertezza, non è mai definitiva e, in molti casi, con il passare del tempo, è destinata ad essere rivista o addirittura negata. Il detective, invece, è alla ricerca di verità assolute. L’identità dell’autore di un crimine deve essere certa al cento per cento, si può avere qualche dubbio (non molti) sul movente e sulle circostanze in cui il crimine è stato commesso, ma non sull’identità del colpevole. Certo, un detective può sbagliarsi, ma questa è un’altra storia. Più concretamente: ho fatto molte delle cose che faccio fare a Raul Marcobi. Solo che lui le fa meglio di quanto io le abbia mai fatte:
a. Sono stato un discreto giocatore di football. Ero molte tecnico ma un po’ leggero e quindi, a differenza di Marcobi, non sono mai stato capace di affrontare con la grinta necessaria avversari duri e determinati.
b. Sono stato un discreto giocatore di tennis ma non ho mai raggiunto il livello di Marcobi. Però anch’io, come Marcobi ho fatto il maestro di tennis all’”Hotel Le Palme” di Milano Marittima.
c. Come Marcobi amo gli scrittori americani della lost generation, soprattutto Hemingway.
d. Come Marcobi sono un appassionato di cinema ma, come lui, ho dei dubbi sulle qualità di Altman
e. Marcobi suona il sassofono, musica jazz. E un sassofonista di talento. Quando avevo sedici anni ho pensato, insieme ad un mio compagno di scuola, di imparare a suonare il clarino. Il mio compagno ha continuato (non so dove sia arrivato) io, invece, ho smesso subito. Non ero dotato.

4) Le più belle zone di Napoli, gente importante, ottimi ristoranti, il circolo del tennis, consolati, un protagonista carismatico… Metterebbe il suo libro a disposizione del piccolo e grande schermo?

Certo, perché no?. Soprattutto se il ruolo di Raul Marcobi fosse affidato a Alessio Boni.

5) Tra gli ultimi libri che ho letto, due mi hanno sorpresa e stupita. “Il ladro di nebbia”, di Lavinia Petti, e il Suo. Un fantasy e un giallo. Entrambi sono ambientati a Napoli. In che cosa l’ha ispirata la città?

Vivo a Napoli da quando avevo vent’ anni e a Napoli vivono la maggior parte dei miei amici. E’ la mia città, ha enormi problemi, come tutti sanno, e a volte la maledico; ma so che non me ne andrò mai. Conosco i luoghi, le fisionomie della gente che ci vive, il suono delle voci e il ritmo delle parole pronunciate nelle case e nelle strade. Che cosa di Napoli mi ha ispirato? Tutto, tranne i cliché sulla ‘napoletanità’. Più seriamente, sotto il profilo sociale mi ha ‘ispirato’ la Napoli che conosco meglio, ovvero, quella parte di Napoli che, nel bene come nel male, assomiglia di più ad altre città italiane ed europee. Per quanto riguarda l’ambiente urbano, la Napoli meno conosciuta in assoluto; quella che gli stranieri che vengono a Napoli sempre più numerosi – e anche gli italiani di altre parti d’Italia – non degnano neppure di uno sguardo. A parte il Lungomare da cui si vede il Golfo che – si sa – è bellissimo e piace a tutti. Devo dire che in questo sono stato aiutato dal fatto che anche altre città sono state per me fonti di ispirazione. Soprattutto Parigi, dove ho studiato e soggiornato a lungo, che conosco abbastanza bene e che, infatti, è presente in entrambi i romanzi che ho scritto. Ma anche città in cui sono stato solo per brevi periodi, come Madrid in cui mi è venuto naturale ambientare una parte della storia di Occhio per occhio.

6) Cobau e la moglie sembravano estremamente uniti. Addirittura è lei a dare l’allarme da Torino, per la sparizione del marito. Personalmente avrei gradito una sua presenza, anche se minima, in qualche altro capitolo del libro. Invece non ne ha più parlato. Come mai ha scelto di farla sparire di scena quasi immediatamente?

Per consentire a Chiara Cobau di restare sulla scena avrei dovuto fare in modo che un filone dell’inchiesta si sviluppasse a Torino. Ci ho pensato e avevo anche abbozzato il profilo di alcuni personaggi a lei legati. Ma poi ho lasciato cadere l’idea. Avrei dovuto complicare ulteriormente una storia già abbastanza complicata.

7) Ci sarà ancora Raul Marcobi nel Suo prossimo libro?

Sì, Raul Marcobi ci sarà ancora. Provato dalla vita, un po’ ammaccato, ma ci sarà.

8) Le è capitato di approcciarsi al thriller nordico? Conosce qualche autore?

Ho letto la trilogia di Stieg Larsson e tutto, o quasi tutto, di Henning Mankell. Ho letto anche L’uomo di neve e La ragazza senza volto di Jo Nesbo e L’uomo che visse un giorno di Hakan Nesser, ma mi sono piaciuti meno.

Massimo Galluppi

Intervista a cura di Silvia Zucchelli


Di Massimo Galluppi su Thrillernord:

IL LIBRO – A Napoli si sta svolgendo il Forum del Mediterraneo, un summit dei rappresentanti dei paesi che vi si affacciano. Fra i giornalisti italiani che sono sul posto c’è Giorgio Cobau, specializzato nelle vicende della zona dei Balcani…