Intervista a Matteo Severgnini




A tu per tu per tu con l’autore

 

 

Nel suo romanzo La donna della luna le descrizioni dell’isola di San Giulio, del lago d’ Orta e dei territori circostanti sono molto “sentite” e dettagliate: qual è il suo rapporto con questi luoghi?

Io vivo a Omegna, il paese più a nord del lago d’Orta. Dal mio studio, in lontananza, scorgo l’isola di San Giulio. Una minuscola isola, su cui non possono circolare le auto, la si gira in pochi minuti a piedi ed è abitata solo dalle suore di un convento di clausura. Conosco il territorio, o quanto meno, penso di conoscerlo ma non è proprio così. Certo, i miei occhi hanno impressi i paesi, l’acqua e le montagne che circoscrivono il lago. Ho quasi sempre vissuto qui e questo mi permette di raccontare ciò che vedo come se fosse un ulteriore personaggio della storia. Pur vivendo, giorno dopo giorno, in quest’ambiente, credo comunque che ci siano luoghi e atmosfere ancora a me sconosciute. Un po’ come i personaggi, che pensi di conoscere ma poi ci rivelano sfaccettature piano piano.

 

 

 

Come mai ha deciso che il protagonista Marco Tobia dovesse soffrire proprio della sindrome di “Tourette”?

La Sindrome di Tourette è socialmente invalidante. Gli spasmi motorie e i versi gutturali creano grossi problemi a chi ne è affetto. La professione di Tobia non gli permette di avere a che fare con DNA, impronte digitali e analisi della Scientifica in genere. Lui incontra le persone, le ascolta e ci parla per poter portare avanti e cercare di concludere l’indagine. Dunque, Tobia ha sempre a che fare con le persone, i rapporti interpersonali per la sua professione sono determinanti e questa sindrome dunque lo mette in difficoltà. La Tourette lo ha messo in difficoltà soprattutto quanto era prima bambino e poi ragazzino. Ma adesso Tobia sa come cavarsela. Se la cava bene, nonostante gli episodi di bullismo di cui è stato vittima da bambino, siano sempre presenti in lui.

 

 

 

Nel libro vengono toccate varie problematiche sociali tra cui la corruzione, il pregiudizio ma soprattutto il reato di stalking. Marco e Clara non sono d’ accordo su come affrontare la situazione. Qual è la sua opinione personale a riguardo?

La mia posizione a riguardo è questa, e non è originale ma questo poco importa: è un problema di cultura. I maschi, e non dico uomini ma maschi, non hanno rispetto per le femmine. Noi abbiamo una cultura maschilista, un ingombrante retaggio, e mi sembra inutile elencare qui le motivazioni per cui viviamo in questa cultura sbagliata. Bisognerebbe iniziare a insegnare ai bambini il rispetto per le bambine e aggiungo di qualsiasi colore della pelle e di qualsiasi provenienza. Sarebbe un buon, anzi no, ottimo punto di partenza. Aggiungo che gli uomini devono iniziare a farsi sentire insieme alle donne: partecipare al cambiamento, in ogni forma, con le donne e fare insomma un fronte unito: non noi da una parte e loro dall’altra. Per quanto riguarda la vicenda di cui è vittima Clara, beh, non tutte le donne hanno un fidanzato o amico un ex poliziotto come Tobia.

 

 

 

In un’epoca in cui si tende a creare sempre nuovi neologismi e ad affidarsi a termini stranieri lei ha inserito in questo romanzo la figura di Anselmo, amico fidato e affezionato di Marco che invece ha l’hobby di ricercare parole che non si usano più ripescandole nel passato. Come mai questa scelta? Si è ispirato a una persona reale?

Anselmo e il suo hobby sono una dichiarazione d’amore nei confronti del primo libro, a mia memoria, che ho letto, quando ero bambino: “C’era due volte il barone Lamberto” di Gianni Rodari. Tempo fa ho realizzato un documentario radiofonico per ReteDue della Radio Svizzera Italiana. Ho incontrato la scrittrice Sabrina D’alessandro che, realmente, raccoglie termini usciti dal nostro parlato quotidiano. Raccoglie e conserva. Ha scritto un libro interessante su questo. Inoltre trasforma il significato della singola parola in un’istallazione che poi espone nelle sue mostre. Mi sembra bello quello che sta facendo. Ho regalato questa passione ad Anselmo, Sabrina l’ho citata nei ringraziamenti. Mi è piaciuto molto inserire anche altri titoli di libri nel romanzo, perché leggendo una storia se ne possono conoscere altre. In ‘La donna della luna’ l’ho fatto un paio di volte.

 

 

 

Marco e Clara sono sicuramente una coppia atipica, che mostrano un grande rispetto reciproco per le scelte di vita e il dolore dell’altro. Qual è secondo lei il punto di forza e il punto debole di questa coppia?

Marco Tobia e Clara Fournier hanno in comune il fatto che vivono una vita ai margini, lontano da quella consuetudine quotidiana che caratterizza invece la maggior parte delle persone. Hanno riconosciuto il proprio pesante bagaglio nell’altro e insieme condividono i propri fantasmi passati e presenti. Sono persone forti, strutturate grazie appunto ai loro trascorsi di vita. La loro comune marginalità, voluta da Tobia, obbligata per Clara è il punto di forza. Ma allo stesso tempo è anche il loro punto debole, perché la marginalità impone rinunce. Oggi sono innamorati, certo. Oggi. Ma sono consapevoli che nulla è per sempre, sanno che serve fare una ‘buona fatica’ per condividere lo spazio e il tempo.

 

 

 

Leggendo il suo romanzo, mi è sembrato di intuire che lei voglia trasmettere un messaggio o un insegnamento: è una sensazione sbagliata? In tal caso, crede che il noir possa essere il genere più congeniale alla sua scrittura?

Nessun messaggio, nessun insegnamento. Ho raccontato una storia totalmente inventata ma che potrebbe essere reale e ho usato la struttura dell’indagine perché credo che il giallo sia il genere narrativo più adatto a raccontare, scandagliare, mettere in un cono di luce la società, grande, piccola o minuscola come, nel caso del romanzo, un nucleo famigliare. Se poi i lettori ci trovano uno o più insegnamenti…

 

 

 

Parliamo di progetti futuri: pensa di utilizzare ancora il personaggio di Marco Tobia? Ha in serbo qualche novità per i lettori?

Mi auguro proprio di sì. Anche perché credo che Tobia, Clara, Anselmo, Scuderi abbiano ancora molto da dire e raccontare delle loro vite e di quelle che li circondano.

 

 

 

Un’ultima domanda per Thrillernord: conosce il genere del thriller nordico? Segue un autore in particolare?

A me piacciono molto le storie di Maj Sjöwall e Per Wahlöö per la loro capacità di scandagliare l’animo umano. Mi piace molto anche la serie di romanzi Håkan Nesser, ad esempio la storia contenuta nel libro ‘Carambole’, è una storia dal meccanismo narrativo perfetto.

Matteo Severgnini

A cura di Katia Montanari

Di Matteo Savergnini:

IL LIBRO – Marco Tobia è un investigatore privato e vive in solitudine sulla minuscola Isola di San Giulio, in mezzo all’affascinante Lago d’Orta. Come un lupo solitario si è rifugiato nel silenzio e l’acqua lo protegge. Giorno dopo giorno deve combattere contro i sintomi della malattia che lo affligge, la sindrome di Tourette, che lo porta a limitare i rapporti con le persone…