Intervista a MAURIZIO DE GIOVANNI




A tu per tu con l’autore

 
 

A tu per tu torna ad incontrare  Maurizio De Giovanni, in occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo “Souvenir”, l’autore ci ha raccontato qualche altro curiosità.

 

1) In Souvenir  ti ho trovato eccezionale nel riuscire a dare una sferzata strutturale al filone dei Bastardi senza snaturarne la filosofia ed i protagonisti. Hai reso vera, del tutto realistica e congrua una notevole seppur naturale evoluzione. Per questo credo che nell’economia della serie questo sia davvero un romanzo importante. Qual è il tuo pensiero in proposito ?

Ogni romanzo per me è parte di un’unica storia. Molto spesso le domande che il pubblico, bontà sua, mi fa per appagare la sua crescente, affettuosa curiosità evidenziano la mia assoluta incapacità di ricordarmi, almeno a primo acchito, a quale libro appartenga un particolare episodio. Per questo mi risulta complicato valutare un volume della serie rispetto a un altro. E tuttavia a Souvenir sono forse particolarmente legato. Sarà il fatto che i Bastardi per la prima volta escono dalla città, o forse la malinconia degli anni Sessanta, ma mi sembra che Souvenir sia attraversato da una magia. E poi Ottobre è il mio mese preferito, soprattutto qui dalle mie parti un concreto ricorso dell’estate più che un presentimento di inverno.
 
 

2) Hai recentemente dichiarato “è inevitabile che una volta guardati in faccia i miei personaggi conservino una quota più o meno ampia dell’aspetto delle attrici e degli attori che li hanno interpretati…” Al di là giustamente della tua volontà generale di “tenere distinte le storie dei Bastardi dei romanzi da quelle della fiction”, in queste pagine hai reso un dolcissimo omaggio ad un grande attore del passato, padre del Lojacono televisivo nella realtà … scambiato per il Lojacono del romanzo in Souvenir. Lo ho trovato un gesto bellissimo , simpatico e commovente al contempo… ricordi il momento in cui hai pensato di inserirlo nel libro?

Da quando esiste la serie televisiva, che ha dato un volto ai miei protagonisti, cerco di non farmi influenzare nella scrittura dal fatto di conoscere le sembianze dei Bastardi. Naturalmente non sempre ci riesco, ma resto comunque costantemente legato all’idea che avevo dei personaggi quando li guardavo solo dall’interno. L’omaggio a Vittorio Gassman è una cosa diversa: mi è venuto naturale pensare a lui scrivendo di una ex diva di Hollywood, attiva al tempo dei suoi trionfi. L’accenno alla somiglianza di Lojacono all’indimenticato protagonista del cinema italiano è stato inevitabile, ma la conclusione cui giunge Charlotte, che tutta questa somiglianza alla fine non la trova, è venuta da se’. Sono consapevole che potrebbe sembrare un vezzo, ma è proprio così: lo scrittore non è Dio e i suoi personaggi sono liberi di muoversi nella storia come ritengono giusto. Mi sento piuttosto come uno che guardi da una finestra e racconti ciò che accade fuori a quelli che sono nella stanza e non riescono a sporgersi a loro volta.
 
 

3) Mi ha incuriosito anche un particolare “oggetto di scena” che hai introdotto … la sciarpa che per (quasi) tutto il romanzo indossa Marco Aragona … “Sai quanto costa questo splendido indumento che ho fatto venire dalla Svezia perché ce l’ha uguale il Detective Hollander nella serie La neve insanguinata?” … non mi aspettavo che Serpico guardasse alla Svezia ed al thriller nordico come fonte di emulazione… da cosa è scaturita questa tua scelta?

Aragona, si sa, non è certo un grande lettore, ma in compenso guarda molta televisione. In particolare, è un fan di tutte le serie poliziesche americane, italiane ed europee. Si fa un vanto del fatto di somigliare a Serpico e infarcisce il suo eloquio con citazioni di “colleghi” letterari.
Ho immaginato una serie televisiva nordeuropea cult per il nostro Marco e quindi, per simboleggiare il freddo ma anche il gusto degli svedesi, ho introdotto questa sciarpa che è diventata protagonista.
 
 

4) Se posso permettermi, il personaggio che finora mi era risultato meno accattivante è  Francesco Romano. Era appunto. Perché in Souvenir gli hai  dato una cifra sorprendente. Senza spoiler, posso solo dire che Romano ha veramente in mano lo scettro del colpo di scena. Avevi già in mente questa situazione o è arrivata  percorrendo la storia?

E’ stata una sorpresa anche per me. Ma l’ho accolta di buon grado. Quello che secondo me deve fare uno scrittore, ma forse farei meglio a dire un artigiano delle storie quale mi sento io, è accettare l’evoluzione che la vicenda prende, senza in alcun modo forzare gli eventi. Lo dico sempre: io sono libero nel costruire le premesse della storia. Immagino un contesto, doto i miei personaggi di caratteristiche di censo, età, condizione sociale, cultura e poi li metto in campo, come si fa con le macchinine a corda. Sono l’autore di una espressione algebrica molto complessa di cui non conosco il risultato, pur avendola creata io. Altro non mi resta che svolgerla onestamente, senza cambiare il risultato, anche se non dovesse piacermi.
Così è accaduto con Romano: ho creato una situazione nella quale lui si è sentito libero di muoversi in un modo che mi ha francamente spiazzato. Ma se avessi deviato forzosamente il corso degli eventi, il lettore si sarebbe senz’altro accorto della forzatura.
 
 

5) La malinconia e la “solitudine” di Ricciardi, il gioco di squadra e il senso del gruppo dei Bastardi, il divertimento e la voglia di scoperta dei Guardiani, la passione per il calcio sui quotidiani ed in Tv. Tanti aspetti di un’unica personalità, quella di Maurizio De Giovanni. Non credo di sbagliare nel dirlo perché il tuo grande successo e l’affetto che riscuoti, sono il prodotto del tuo talento eclatante ma anche della ‘sincerità” autoriale che traspare da ogni riga dei tuoi scritti. Ti completano queste modalità di espressione o pensi ci sia un altro genere ancora nel quale senti di volerti esprimere ?

Hai omesso la cosa più semplice, quella che forse mi viene meglio e che comunque mi diverte più di ogni altra: il teatro.
A me scrivere testi teatrali viene davvero naturale. Anzi, l’ultima cosa che ho scritto, per due mostri di bravura quali sono Peppe Barra e Nando Paone, andrà in scena a inizio anno 2018. E non vedo l’ora di assistere alla rappresentazione. Il teatro, quando smetterò di scrivere romanzi, sarà sicuramente il mio passatempo preferito.
Maurizio De Giovanni
 

Ringrazio Maurizio De Giovanni per le  sempre intense  ed approfondite risposte e per la sua generosa disponibilità con una frase di Federico Garcia Lorca: se, come è, “Il teatro è poesia che esce da un libro per farsi umana”, tanto al teatro hai ed avrai da dire e da dare …

 

A cura di Sabrina De Bastiani

 

Maurizio De Giovanni su THRILLERNORD

Maurizio de Giovanni nasce nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Nel 2005 vince un concorso per giallisti esordienti con un racconto incentrato sulla figura del commissario Ricciardi, attivo nella Napoli degli anni Trenta. Il personaggio gli ispira un ciclo di romanzi, pubblicati da Einaudi Stile Libero, che vince diversi premi (Premio Viareggio, Premio Camaiore). Nel 2012 esce per Mondadori Il metodo del Coccodrillo (Premio Scerbanenco), dove fa la sua comparsa l’ispettore Lojacono, ora fra i protagonisti della serie dei Bastardi di Pizzofalcone, ambientata nella Napoli contemporanea e pubblicata da Einaudi Stile Libero. Nel 2014, sempre per Einaudi Stile Libero, de Giovanni ha pubblicato anche l’antologia Giochi criminali (con Giancarlo De Cataldo, Diego De Silva e Carlo Lucarelli). In questo libro appare per la prima volta il personaggio di Bianca Borgati, contessa Palmieri di Roccaspina, sviluppato in Anime di vetro.  Tutti i suoi libri sono tradotti o in corso di traduzione in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Danimarca e Stati Uniti.De Giovanni è anche autore di racconti a tema calcistico sulla squadra della sua città, della quale è visceralmente tifoso, e di opere teatrali