Intervista a Maurizio de Giovanni




A tu per tu con l’autore

 

 

Maurizio, Gelsomina Settembre innamora. Cosa ne pensano Enrica, Livia, Bianca, Laura Piras e …  Sara? Sono gelose? Fuor di frivolezza, trovo tu abbia dato forma al tuo personaggio femminile più umanamente prossimo, nel senso letterale di “vicino”, forgiato di realtà quotidiana nel modo di pensare, di approcciare alle situazioni, di reagire   e agire, diversa indubbiamente dalle tue precedenti protagoniste femminili pur indossando, attualizzati, alcuni tratti di ciascuna di loro … persino di Nelide, di cui ho ritrovato, ad esempio, la fermezza ostentata e ruvida verso anche solo l’idea di un corteggiamento. Cosa pensi di questa lettura e qual è la specificità di Mina che ha fatto innamorare te?

Mina è un personaggio che mi è particolarmente caro. Effettivamente racchiude in sé caratteristiche diverse, che la avvicinano a molte delle altre figure femminili che ho incontrato nel corso di questi anni di mia inattesa quanto insperata creatività. Ma proprio il fatto di indossare tratti di donne diverse rende Mina unica. E poi, nessuna delle altre ha il problema uno: una madre sessuomane, invalida di gambe ma validissima di lingua, pronta a rimarcare ciascuna nuova zampa di gallina scoperta sul volto della figlia, che ritiene essere destinata a un futuro di solitudine per il fatto di non essere “donatrice di organo”.Più ancora, e di questo sono più che certo, nessuna altra mia protagonista ha il problema due: una sesta di seno di per sé notevole, che diventa più ingombrante in ogni senso, dato il luogo dove Mina lavora. A parte gli scherzi, adoro Mina per la sua fragilità personale, così contrastante con la sua testardaggine che le causa il fatto di essere tanto sensibile alle problematiche sociali che si trova di volta in volta a fronteggiare. Riguardo a Nelide e alla sua chiusura alla sola idea di corteggiamento, intravedo più differenze che similitudini con Mina: Nelide è destinata a curare il suo Signorino e niente potrebbe distoglierla da questa missione. Mina combatte l’attrazione che prova per l’unico uomo che le interessi pertutelare la sua autonomia e emancipazione di cui, peraltro, non mi sembra troppo convinta nemmeno lei.

 

 

Più che in ogni altro tuo romanzo, in queste pagine guizzano i tuoi occhi ridenti e tutta la tua verve. “Dodici rose a Settembre” è uno dei romanzi più divertenti e ben costruiti a livello di trama e incastri umani e gialli che abbia mai letto. Emerge in modo prorompente quanto tu ti sia altrettanto divertito a scriverlo e quanto talento tu abbia per riuscire a confezionare una storia nella quale si riconosce Maurizio De Giovanni pur attraverso uno stile di scrittura molto diverso da quello dei precedenti romanzi. Sei tu in ogni storia che scrivi, e al contempo sei al servizio della storia. Come riesci a trovare questo equilibrio perfetto?

Ti ringrazio tanto per le tue belle parole, di cui ti sono grato,appunto, ma che non merito. Non si tratta di talento ma di rispetto della storia. Ogni storia ha il suo tono, come le giornate che non sono tutte uguali (a parte le GdM, ma questo è un altro discorso!). Se ho un merito, è quello di approcciarmi alla storia senza pregiudizi. Forse proprio perché non ho una scrittura alta, lascio che la vicenda permei di sé la pagina scritta. Ed è per questo che lo stile con cui parlo di Mina non potrebbe mai essere nemmeno simile a quello con cui affronto le vicende di Ricciardi. Ecco perché capita, e di questo vado realmente fiero, che alcuni lettori mi dicano che i libri sembrano scritti da persone diverse, eppure se ne riconosca in un certo modo la paternità. Forse è proprio questa la mia firma, il mio “marchio di fabbrica”: il rispetto della storia, di tutte le storie, anche di quelle che non finiscono da nessuna parte. Perché ogni personaggio, per quanto minore, ha una sua dignità che, anche quando non può essere raccontata per ragioni narrative, deve comunque conservare il suo peso e la sua influenza sugli altri protagonisti del libro.

 

 

Attraverso una chiave di leggerezza nei toni, affronti la storia e le difficili storie di Mina Settembre, assistente sociale negli impegnativi Quartieri Spagnoli di Napoli, con profondità ed estremo rigore. Degrado, violenze domestiche, omertà, omicidi. Nessuno sconto, nessuna indulgenza politically correct. Le cose come stanno, anche se stanno messe male. Pugni in una carezza, il tuo modo di raccontare, qui. Forse ancora più efficace e impattante nello stigmatizzare questi orrori. Innanzitutto grazie per la tua voce, attenzione e sensibilità verso questi temi caldi. Che riscontri stai avendo in tal senso?

Non faccio nessuno sforzo. Io sono realmente interessato ai fatti della mia città, eternamente morente eppure immortale.I riscontri sono tantissimi: i miei lettori riconoscono il degrado (peraltro molte delle storie sono ispirate a fatti di cronaca) e nel contempo l’enorme umanità degli abitanti di questa metropoli del sud del mondo, la sola cosa che forse salverà l’uomo.

 

 

Ti aspettavi un successo così immediato ed una tale onda di empatia e seguito per Mina e questa tua nuova serie? Perché Settembre ritornerà, vero?

Di certo non osavo sperare tanto: mi risulta che Sellerio abbia già ristampato due o tre volte. Ma sono contento ovviamente che sia successo e ringrazio i miei lettori che hanno voluto affrontare con me una nuova avventura.Ora come ora non so se Mina tornerà. So però che mi piacerebbe incontrarla di nuovo.

Maurizio de Giovanni 


A cura di Sabrina De Bastiani 

 

 

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