Intervista a MAURIZIO DE GIOVANNI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Il suo esordio nel mondo della scrittura, con la nascita del personaggio del commissario Ricciardi, è avvenuto in maniera abbastanza casuale e da adulto. Può raccontarlo brevemente?

Ricciardi nasce quando già avevo una certa età, e precisamente nel 2005. Alcuni miei amici mi hanno iscritto per scherzo al concorso “Tiro Rapido” organizzato in alcune città italiane dalla Porsche per il lancio di un nuovo modello. Ho superato la selezione di Napoli e poi sono stato ammesso alla finale che si svolgeva al caffè “Giubbe rosse” di Firenze. Vinsi il concorso con un racconto il cui protagonista era appunto il commissario Ricciardi che aveva la capacità di percepire l’ultima emozione dei morti per morte violenta. L’idea di dotare il mio personaggio di capacità non comuni mi venne durante il concorso. Dall’interno del caffè Gambrinus, che ospitava il concorso, vidi una bambina che passava. Forse sentendosi osservata si girò e mi fece una linguaccia. Io controllai se qualcuno degli altri partecipanti avesse visto la scena. Nessuno ci aveva fatto caso. Da questo piccolo episodio mi venne l’idea di scrivere di un personaggio che vede cose che gli altri non possono vedere.

2) Luigi Alfredo Ricciardi è un giovane uomo, dolente e tormentato dal “fatto”. Di cosa si tratta e perchè questa invenzione letteraria?

La particolarità principale del mio personaggio più famoso sta nella sua maniera peculiare di percepire il dolore: lui “sente” l’ultima emozione dei morti per morte violenta, vedendo l’immagine del cadavere che ripete ossessivamente la parte di pensiero che la morte ha interrotto di colpo. Va da sé che questa percezione, pur orientando l’indagine, può spesso essere fuorviante perché un uomo che muore ben può rivolgere il pensiero a cose diversissime dalla morte. La condizione di Ricciardi rappresenta in realtà la sua condanna alla solitudine, alla lontananza dai sentimenti e dalle emozioni che pure non può fare a meno di provare. Forse è proprio questa contraddizione il motore che lo spinge all’indagine, alla ricerca. E quello che lo rende così attraente per i lettori.

3) I romanzi di Ricciardi sono ambientati nella Napoli degli anni ’30. Da cosa è scaturita questa scelta temporale?

La scelta degli anni trenta è stata influenzata dall’ambiente liberty del Gambrinus, Ma avrei ben potuto spostare le mie storie in un’altra epoca. e invece ho ritenuto di lasciarle dove erano, un po’ per la mia avversione alla polizia scientifica, un po’ per motivazioni per così dire sociali. All’inizio degli anni 30 assistiamo a una grande trasformazione. Prima chi apparteneva a un determinato ceto sociale, qualsiasi esso fosse, non poteva neanche pensare di accedere a quello superiore. La borghesia fino a quel momento quasi non esisteva nella sua funzione cuscinetto fra la nobiltà e il proletariato. Nel mio primo romanzo, “Il senso del dolore” una donna umile ha l’ambizione di elevarsi socialmente attraverso un matrimonio con una persona ricca e famosa. Fino agli anni 20 del 1900 tutto questo non sarebbe stato neanche pensabile.

4) La serie de I bastardi di Pizzofalcone è invece ambientata nella Napoli dei nostri giorni. Trova più facile o più difficile scrivere storie appartenenti al nostro tempo?

Scrivere dei nostri tempi è sicuramente più facile, visto che non servono ricerche. Tuttavia gli anni Trenta sono talmente affascinanti che quando ne esco ne sento profondamente la mancanza.

5) I suoi romanzi sono sicuramente gialli, ma al loro interno contengono una vasta gamma di sentimenti che li rendono emozionanti e, a volte, addirittura commoventi. Come concilia la parte dell’indagine con quella del racconto della vita dei tanti personaggi in essi descritti?

Mia moglie dice che il giallo è una mera occasione di racconto. E in effetti, pur cercando per quanto possibile di mantenere alta la tensione del lettore sull’episodio criminale, non dimentico mai che i miei personaggi non sono attori, ma protagonisti. Sembra un vezzo, ma non lo è: io li guardo vivere, con tutte le passioni e i tormenti che caratterizzano la vita di ciascuno.

6) A parte la sua dichiarata passione per lo scrittore statunitense Ed McBain, c’è qualche autore del thriller nordico che preferisce?

Trovo gli autori nordici bravissimi. Non è un caso che occupino stabilmente la vetta delle classifiche. Ma li trovo piuttosto simili tra di loro, pur appartenendo addirittura a nazioni diverse, mentre i romanzi noir italiani, in quanto specchio fedele della società in cui sono ambientati, sono diversissimi tra di loro, addirittura di regione in regione.

Forza Napoli. Sempre.

Maurizio de Giovanni

Intervista a cura di Antonella Auriello


Di Maurizio de Giovanni su Thrillernord:

IL LIBRO – Napoli non è una città come le altre. Napoli non è neppure una città sola. Perché sotto quella che conosciamo ce n’è una sotterranea, nascosta agli occhi del mondo, con il buio al posto della luce. Marco Di Giacomo l’aveva intuito, un tempo, quando era un brillante antropologo e aveva un talento unico nell’individuare collegamenti invisibili tra le cose. Poi qualcosa non ha funzionato e ora, ad appena quarant’anni, non è altro che un professore universitario collerico e introverso, con un solo amico, il suo impacciato ma utilissimo assistente Brazo Moscati…

IL LIBRO – In occasione dell’uscita della serie Tv I Bastardi di Pizzofalcone, Maurizio de Giovanni dà voce ai personaggi che compongono la squadra investigativa piú famosa d’Italia. Ognuno di loro si racconta, talvolta quasi si confessa. E parla dei colleghi e dello strano commissariato dove, contro ogni previsione, ha trovato riscatto. Con 134 foto del set….

IL LIBRO – Quanta vita, quante vite. E quanto buon odore di pane, in città. Se non ci fosse anche il delitto. Quando un omicidio divide in due le forze di polizia, il gioco si fa davvero duro per i Bastardi, che per molti devono ancora dimostrare di esserlo davvero, dei bravi poliziotti. Da un lato ci sono loro, che seguono l’odore del pane. E del delitto. Ma dall’altra ci sono i tosti superdetective della Dda, che sentono odore di crimine organizzato. Mentre i sentimenti e le passioni di ogni personaggio si intrecciano con l’azione e determinano svolte sorprendenti, la città intera sembra trattenere il fiato…

IL LIBRO – “Serenata senza nome. Notturno per il commissario Ricciardi” (Einaudi Stile libero) è il titolo che prende spunto dalla famosissima, bellissima e struggente canzone napoletana “Voce ‘e notte” (Nicolardi, De Curtis, 1903); una canzone che parla appunto di una perdita, quella di una donna che non ha saputo, non ha voluto o potuto aspettare; una canzone che, come tutte le serenate, è un messaggio, qualcosa che si vuol far sapere, qualcosa che si ha bisogno di comunicare.

 

IL LIBRO – Primo episodio dell’ispettore Lojacono, un poliziotto trasferitosi in una Napoli dei giorni d’oggi, dalla Sicilia. Ha dovuto abbandonare la sua terra natia perché accusato di collaborare con la mafia. L’ispettore si trova davanti la morte di alcuni ragazzini. Unico indizio dei fazzoletti con delle lacrime e da qui il nome “il coccodrillo”. In una serie di intrecci e storie che coinvolgeranno il lettore, Lojacono riuscirà a scoprire chi è questo famoso coccodrillo, e la storia triste di questa persona. La sensazione che si ha conoscendo l’ispettore Lojacono è l’ispettore della porta accanto…