Intervista a MICHELE CATOZZI



A tu per tu con l’autore

 

A tu per tu con Michele Catozzi, autore di Laguna nera, seconda indagine del commissario Nicola Aldani, che i lettori hanno avuto il piacere di conoscere nel precedente romanzo “Acqua morta”. Thrillernord lo ha recensito e l’autore ci ha dedicato un po’ del suo tempo raccontandoci qualcosa sulla sua scrittura e sulle sue storie.

 

1) Ha momenti preferiti in cui scrive o luoghi cari? Utilizza schemi per l’intreccio?

Tenendo presente le complesse esigenze di una famiglia con tre figli piccoli, del lavoro, della vita reale insomma, le uniche alternative che restano sono scrivere di notte, quando tutti dormono, oppure al bar, dove nessuno ti può disturbare. Al “solito bar”, cui ho tributato i giusti onori nelle note finali di entrambi i romanzi del commissario Aldani, sono nate le mie storie e ne ho scritto la gran parte.
Per quanto riguarda l’intreccio, non uso schemi narrativi ricorrenti, se non quelli canonici del giallo, del “police procedural”, se vogliamo assegnare un’etichetta. Prima vengono le storie, i personaggi, le ambientazioni, poi eventualmente gli schemi. Tuttavia, se nel termine “schema” posso annoverare foglietti di carta zeppi di note, rettangolini e frecce, be’, allora confesso che ne faccio un uso smodato… Su quei foglietti, che poi conservo gelosamente, prende forma tutto ciò che scrivo.

 

2) Come mai nel suo Commissario Aldani c’è un rapporto particolare ambivalente con la città di Venezia e Mestre, ha qualche significato per Lei?

Ho messo nero su bianco nella nota di “Acqua morta”, il primo romanzo della serie, che sono un mestrino dichiarato, “uno di terraferma, da sempre combattuto tra l’orgoglio del nativo continentale e l’invidia per gli indigeni lagunari”. Ecco, amo Venezia, anche se purtroppo non sono veneziano del centro storico. Quando ero ragazzo, la città era la mia meta preferita, quando potevo saltavo sull’autobus o sul treno, e traversavo il ponte lagunare per perdermi tra calli e campielli. Altri tempi, quando Venezia non era ancora preda del turismo selvaggio e dell’affarismo senza scrupoli.

 

3) I suoi libri si inseriscono nel genere poliziesco, a parer mio, innovandolo con approcci e stilemi diversi, come un protagonista finalmente non tormentato, ebbene, cosa può dare ancora questo segmento narrativo?  Ha autori di riferimento?

Il commissario Aldani è in effetti un poliziotto davvero normale, con una famiglia e problemi normali. Ricordo ancora con piacere quando un poliziotto, uno vero, dopo aver letto “Acqua morta”, ebbe a dire: “Un elemento che trovo straordinario di questo romanzo, è la cosa meno straordinaria, cioè l’ordinarietà di Aldani”. Credo che questa frase dica tutto.
Sono poi convinto che il giallo e il noir non passeranno di moda perché non smetteranno mai di essere, tra le tante cose, strumento di denuncia e di indagine sociale. Uno strumento certo molto più snello e meno rischioso di un’inchiesta giornalistica, che spesso, soprattutto di questi tempi, espone gli autori degli articoli a denunce penali. Non lo dico io, ma Massimo Carlotto, il maestro del noir italiano, a proposito di autori di riferimento. E  a questi aggiungo il grande Andrea Camilleri, che adoro da tempi non sospetti e il cui Montalbano, volente o nolente, ha influenzato il mio Aldani. Poiché non c’è due senza tre, tra i maestri ci metto pure il leggendario Giorgio Scerbanenco, insuperato “padre” del giallo italiano moderno.

 

4) Le sue storie si intrecciano con la storia di questi anni di Venezia e dintorni, come sceglie a quali agganciarsi per dar sfogo al suo estro letterario?

Credo sia inevitabile, ambientando storie realistiche a Venezia, imbattersi nelle vicende che hanno segnato la città. Ma tali intrecci con la cronaca attuale, recente e passata, non li scelgo a tavolino. Ci inciampo. Ci vado a sbattere contro. Certo, vi sono delle tematiche che mi sono care e che sono sempre latenti durante il processo creativo. La vicenda del Mose e delle banche venete, o quella della Mala del Brenta, sono però venute dopo la storia, e vi si sono insinuate con prepotenza durante la gestazione della trama. Ed è giusto che sia così.

 

5) Quali progetti ha in cantiere? Pensa di avventurarsi sperimentando altro  in campo letterario?

La terza indagine del commissario Aldani è già scritta e sto lavorando alla lunga fase di revisione (che è anche la più facile e la più divertente). Naturalmente sto già pensando alla quarta indagine…
In tempi recenti, con lo pseudonimo di Mark Ellero, ho invece scritto il thriller tecnologico “Netcrash”, pieno di Internet, di hacker e di computer, che ho poi deciso di pubblicare come ebook su Amazon e su Kobo, e del quale sto in questi giorni preparando la prima versione cartacea. Sto insomma sperimentando la scrittura da autore “indie”, una sfaccettatura del mondo editoriale che mi ha sempre affascinato e che voglio studiare dall’interno. Da “Netcrash” è scaturito l’omonimo progetto di scrittura, che esplora il nostro futuro di dipendenza dalle tecnologie, da cui è nata la serie di racconti “Cyber Crime Stories – Da news a fiction”, in cui mischio finzione narrativa e realismo giornalistico, e vedrà la luce nei prossimi mesi una nuova serie di romanzi brevi sempre di impronta “cyber”. Non so dove tutto ciò mi porterà, ma la cosa mi diverte molto, oltreché essere parecchio affine al mio lavoro di ingegnere informatico.

 

6) Riferendomi proprio all’ultima domanda invece, cosa legge nel suo tempo libero? Qual è il suo rapporto con il thriller nordico? C’è un autore che segue?

Tempo libero? Chi era costui? A parte gli scherzi, al momento gli spazi per la lettura me li devo conquistare minuto dopo minuto. Per fortuna esistono le notti (ma soltanto quelle in cui non scrivo o non crollo dal sonno) in cui posso dare sfogo al piacere per la lettura “onnivora” in tutti i sensi. Classici, saggi, romanzi, enciclopedie, e finanche la settimana enigmistica e Topolino… Insomma, tutto fa brodo.
Dei nordici ho letto alcuni romanzi di Maj Sjöwall e Per Wahlöö, veri e propri “inventori” del giallo scandinavo, e ricordo con piacere le cupe atmosfere dei romanzi di Henning Mankell e l’originalità della trilogia di Millennium di Stieg Larsson. Sono curioso di leggere i due “sèguiti” di Millennium, scritti da David Lagercrantz, ma non l’ho ancora fatto perché sono un po’ prevenuto su questo tipo di operazioni. Però, sì, dai, una possibilità gliela devo dare…

Michele Catozzi

A cura di Francesco Morra

 

Michele Catozzi su Thrillernord:

IL LIBRO – 10 ottobre 1980. Quella notte, passata alla Storia come «Notte dei cambisti», la banda di Felice Maniero allungava le sue rapaci mani sul gioco d’azzardo in Laguna, consacrando così il prevalere della Mala del Brenta sulla malavita veneziana…