Intervista a MIRKO ZILAHY






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Per un lettore è sempre interessante scoprire come è nato un romanzo; il tuo come è nato?

È nato da un profondo desiderio di vendetta che mi animava. Una vendetta letteraria, ovviamente.
E da quello di scrivere un thriller come mi sarebbe piaciuto leggerlo. Diverso da molte delle cose che leggevo. Con un sapore più… antico.

2) Mi ha colpito molto l’immagine della copertina del tuo libro; visto che ho l’opportunità, vorrei che mi dessi qualche notizia in esclusiva…

È una copertina molto suggestiva, simbolica. Mi piace come il titolo incontra lo sfondo nerissimo e il lettering azzurro. Credo che sia molto efficace e che rappresenti lo spirito del libro.

3) Quanto c’è di Mirko in Enrico Mancini e quanto nell’ Ombra?

Parecchio in entrambi direi, ma anche in altri personaggi. Lo ripeto: In ognuno di noi non c’è solo il Bene o il Male, ma una folla di Io che si accalca per venire fuori.
Io ho dato spazio ai miei nella costruzione di tanti personaggi del mio romanzo.

4) Sono curioso: qual é la lingua che usi prevalentemente per le tue letture?

Italiano e inglese, fifty/fifty. 🙂

5) Cosa pensi del thriller nordico? Hai letto qualche autore?

Mi piacciono molto le descrizioni dei paesaggi e la durezza di Steig Larsson, mi ha intrigato molto La stagione degli innocenti di Samuel Bjork, ma il mio preferito a quelle latitudini letterarie è Jo Nesbo.

6) Nella lettura del tuo romanzo, ho colto una presenza femminile molto forte: si ha l’impressione che tu riviva, nei tuoi personaggi femminili, le donne che ti hanno accompagnato e ti accompagnano nella tua vita.
È solo una mia sensazione?

È tutto vero.
Le donne che mi abitano hanno popolato le pagine di È così che si uccide e sono talmente dentro di me che torneranno nei prossimi due capitoli della trilogia che chiamo Spettri e che ha per protagonisti il commissario Enrico Mancini e la mia Roma.

Mirko Zilahy

Intervista a cura di Giusy Ranzini e Leonardo Di Lascia


Mirko Zilahy su THRILLERNORD