Intervista a NANNI CRISTINO






A TU PER TU CON L’AUTORE

 

 

 

1) A fine lettura due sono i “perché” che più risaltano: perché la scelta dei clochard? Perché Parigi?
La scelta di ambientare il romanzo a Parigi è dovuta a diverse ragioni: innanzitutto è una città in cui ho vissuto (alcuni anni fa ho insegnato per un alcuni mesi in un Lycée Technique) e in cui torno sovente, che amo e che conosco bene; inoltre, avendo deciso di mettere in scena, tra i personaggi, un gruppo di senzatetto, ho subito pensato ai clochard parigini. L’idea della rivista Metronoctis, creata dal protagonista del romanzo, riprende poi un sito web abbastanza noto a Parigi, Parisbulle, che serve proprio per provare a rintracciare qualcuno che si è incrociato per caso durante un tragitto in metrò.
Perché i clochard? Perché volevo dar vita a personaggi che fossero un po’ fuori dagli schemi e, inoltre, dar voce a individui solitamente ignorati, invisibili, e mostrarne l’umanità.
 

 
2) La resistenza cilena, da cosa è scaturita questa scelta temporale?
Probabilmente dal mio lavoro di storico (scrivo libri di testo di Storia per le scuole superiori). Mi interessava parlare di un fatto storico che molti ignorano, ovvero di come negli anni Settanta e Ottanta alcune democrazie occidentali (tra cui, appunto, la Francia) abbiano appoggiato segretamente il regime di Pinochet, seguendo la linea adottata dagli Stati Uniti, collaborando anche alla persecuzione degli oppositori della dittatura.
 

 
3) Quanto lavoro di ricerca c’è dietro ad ogni tuo romanzo?
Credo che anche un romanzo giallo meriti un approfondimento circostanziato dei fatti e dei luoghi di cui si parla: quindi, cerco di lavorare “sul posto”, di conoscere in prima persona i luoghi e le atmosfere che voglio descrivere. Per quanto riguarda invece gli eventi storici riportati nel romanzo, ho condotto ricerche su parecchie fonti, alcune delle quali sono anche disponibili on line: documenti del governo americano dell’epoca ormai desecretati, ad esempio, e gli articoli  della giornalista francese Marie Monique Robin, che ha condotto un’inchiesta approfondita sui rapporti intercorsi tra la Francia e il regime cileno.
 

 
4) Quanto c’è di autobiografico nei tuoi personaggi?
Vorrei dire “poco”, perché mi piace pensare che i miei personaggi, in un certo senso, vivano di vita propria, e cerco di mettere in loro il meno possibile di personale; ma credo che, inevitabilmente, qualche cosa ci sia. Ad esempio, io ho la mania di costruire barchette di carta, con qualsiasi cosa adatta mi trovi fra le mani (scontrini, biglietti del cinema). Proprio come il serial killer a cui si dà la caccia nel romanzo, il “Marinaio”…
 

 
5) Saresti favorevole o contrario ad un adattamento cinematografico/format televisivo dei tuoi romanzi?
Mi piacerebbe vedere come un regista saprebbe trasporre le mie storie per lo schermo. Ho la sensazione che sarebbero adatte e che il mio modo di scrivere, incentrato parecchio sui dialoghi, si presti abbastanza allo scopo.
 

 
6) Quali letture hanno influenzato e contribuito alla creazione di “Sette navi”?
Dal punto di vista del genere, amo molto i romanzi di Fred Vargas e quelli di Marco Malvaldi. Da loro ho senz’altro tratto ispirazione per mettere in scena protagonisti poco convenzionali, bizzarri, non proprio i tipici personaggi di una crime story, insomma. Inoltre, per tratteggiare il meglio possibile i clochard, mi è servita molto la lettura di una ricerca francese sui clochard parigini, Les naufragés del sociologo Patrick Declerck.
 

 
7) Cosa pensi del thriller nordico? Chi è l’autore che ritieni possa essere considerato il mentore di questo genere?
Ho adorato Il senso di Smilla per la neve di Peter Hoegg, ma forse bisogna indicare Stieg Larsson come mentore del genere, se intendiamo con questo colui che ha portato il thriller nordico al grande pubblico. Personalmente, però, preferisco Liza Marklund e il suo personaggio, Annika Bengtzon, forse perché non è un investigatore classico, ma una giornalista. Questo genere penso che abbia la capacità di scandagliare a fondo la società scandinava, di mostrare come il male si annidi nelle persone e nelle situazioni apparentemente più normali. Il male, insomma, in fondo è banale: è la stessa cosa che cerco di dire nei miei romanzi.
 

 
8) Attualmente hai progetti per il futuro? Un sequel delle “avventure” di Armand e i suoi amici?
Per ora, dopo due romanzi, Armand e i clochard si prenderanno un periodo di pausa, anche se credo che prima o poi torneranno in azione. Ho da poco terminato il mio terzo romanzo, ancora una crime story, che stavolta però si svolge a Zanzibar, un altro luogo che conosco bene e che amo molto. Si intitola «Popobawa!» e prende le mosse da un’antica leggenda molto popolare sull’isola. Dovrebbe arrivare in libreria il prossimo anno. Inoltre in questo momento sto lavorando sulla trama del quarto romanzo, che ho invece intenzione di ambientare in Italia.
 

 
Nanni Cristino
 

Intervista a cura di Annamaria Di Palma

 

Di Nanni Cristino:

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Parigi, metrò di Saint Paul. Qualcuno ha disposto sui gradini che scendono verso il sottosuolo sette barchette di carta. Due giorni dopo, nel quartiere, viene ritrovato il cadavere del gallerista Cyprien Malou, sgozzato e circondato da altrettante navi di carta. Prima di morire, la vittima ha tracciato sul selciato, col sangue, tre lettere…