Intervista a NICOLA ROCCA






A tu per tu con l’autore

 

 

1)  Noi di Thrillernord abbiamo già avuto modo di fare due chiacchiere con te nel corso dell’intervista fatta da Olga Gnecchi per la sezione “Nuove Penne” in seguito alla pubblicazione del tuo romanzo “La morte ha l’oro in bocca”. Che cosa è cambiato da quel giorno ad adesso? Ci sono delle differenze tra il “Nicola Rocca di ieri” e il “Nicola Rocca di oggi”? Il successo sempre più crescente delle tue opere ha mutato il modo in cui vedevi te stesso e il tuo futuro, oppure continui a definirti come un’instancabile sognatore che un giorno vorrebbe fare della sua passione un lavoro?

Il Nicola Rocca de “La morte ha l’oro in bocca” è sempre il Nicola Rocca de “Due gocce d’acqua”, solo con qualche soddisfazione in più.
Non ho ancora avuto – ma spero tanto di averlo in futuro – un successo tale da stravolgermi la vita. E per stravolgermi la vita intendo il fatto di potermi guadagnare da vivere scrivendo. Certo, ora c’è qualche lettore in più rispetto a prima; le recensioni positive sono sempre in aumento, così come i lettori che mi contattano in privato per complimentarsi con me, dopo avere letto uno o più dei miei romanzi. Ma temo di essere ancora molto, molto lontano dal successo vero e proprio. Quello che mi vedrebbe seduto a una scrivania, i piedi nudi sulla sabbia bianca, all’orizzonte il mare che si incontra col cielo…
Ecco che ci stavo ricascando. Chiedo scusa, mi stavo abbandonando per l’ennesima volta a uno dei miei sogni. Del resto, sono sempre io, l’instancabile sognatore di un tempo. Ma va bene così, per rimanere giovani. Lo diceva pure Albert Einstein: “Un uomo è vecchio solo quando i rimpianti, in lui, superano i sogni.”
E se lo dice uno come lui, credo proprio che dovremmo prendere questo concetto per buono!

 

 

2) Nella scorsa intervista, parlando di “Due gocce d’acqua”, che all’epoca era stato da poco reso pubblico, hai dichiarato di aver terminato la sua stesura molto prima della realizzazione del tuo secondo romanzo “La morte ha l’oro in bocca” ma di aver preferito lasciarlo in disparte perché a tuo avviso in lui c’era un’”ampia falla”. Più spiegarci meglio? Come hai fatto a capire in seguito che era finalmente pronto per la pubblicazione? E, in ultimo, quale sono secondo te le caratteristiche che rendono un romanzo adatto al grande pubblico?

Dissi proprio così: un’ampia falla.
Infatti, la prima stesura di “Due gocce d’acqua” non mi convinceva per niente. Ero convinto di aver messo su carta circa 80 mila parole inutili. 80 mila parole che sarebbero finite nel cestino della cartastraccia.
C’era qualcosa che, “a pelle”, non funzionava. Non è semplice da spiegare. È un po’ come quando si dipingono le pareti di casa di un colore che, visto all’interno della latta sembra bello, ma che una volta sui muri non ci convince per niente.
A opera ormai scritta, le strade erano due: o buttare tutto nel cestino e gettarsi a capofitto su un’altra storia, oppure trovare una soluzione. C’è voluto circa un anno, ma alla fine ho trovato una soluzione: un colpo di scena nel colpo di scena, amo definirlo io. Ovviamente non vi posso spiegare nel dettaglio di cosa si tratta, altrimenti toglierei la sorpresa a quei lettori che volessero leggere questo thriller.
Per far sì che un romanzo sia adatto al grande pubblico necessita di alcune caratteristiche fondamentali. Sicuramente non deve rischiare di cadere nella banalità e, a mio avviso, deve essere facilmente adattabile al grande schermo. Perché “dietro alla macchina da presa di un grande regista c’è sempre un grande libro” (questa segnatela, è mia!)
Oltre a questo, il romanzo deve avere altre grandi qualità, di cui purtroppo non sono a conoscenza. Altrimenti avrei in tasca la ricetta magica per sfornare un best-seller.

 

 

3) “Due gocce d’acqua” è un romanzo psicologico capace di impressionare il lettore, facendogli provare emozioni molto forti. E al suo autore? Quali sensazioni hai provato mentre scrivevi questo romanzo?

Prima che il lettore provasse quelle emozioni, le stesse sensazioni sono state provate dall’autore mentre scriveva la storia. Potrebbe sembrare assurdo, ma la stesura di alcuni capitoli ha tenuto sulle spine anche me, proprio come, mi auguro, terrà sulle spine chiunque vorrà cimentarsi nella lettura di questo romanzo.
Spesse volte, mentre scrivevo, ero in tensione, col cuore che batteva all’impazzata sotto le costole. Questo perché anche per me, l’evolversi della storia era una sorpresa. Il colpo di scena era una sorpresa. La chiusura di ogni capitolo era al contempo una sorpresa e un miracolo.
Non credete a chi vi racconta che i romanzi sono scritti dai loro autori. Sono tutte fesserie. “La verità è che i romanzi sono scritti dai personaggi creati dagli autori”.
Anche questa è mia!

 

 

4) Fin dal tuo esordio nel mondo della scrittura, hai sempre prodotto racconti o romanzi thriller/noir. Hai sempre saputo che questa sarebbe stata la tua strada, oppure hai provato a confrontarti anche con altri generi letterari per poi capire che sarebbe stato proprio questo a portati al successo?

Il thriller è sempre stata una delle mie grandi passioni, ancor prima della scrittura. È quindi facile intuire che, con l’avvento della scrittura, non avrei potuto fare altrimenti. Non avrei potuto scrivere storie che non fossero thriller/noir.
Detto questo, ogni tanto, scatta il lato umano di Nicola, che mi permette di scrivere storie “normali”. A breve, infatti – vi sto svelando una news – pubblicherò in versione digitale “Prato Gold (Un maledetto figlio di puttana)”, un racconto breve che narra le vicissitudini di due fidanzati a un concerto di Vasco Rossi. È un racconto che non ha nulla a che vedere con il thriller, ma sono sicuro che riuscirete comunque a scorgere la sfumatura noir, forse anche grazie al colpo di scena finale, elemento che non potrà mai mancare nei miei testi, romanzi o racconti che siano.

 

 

5) Dando un’occhiata alle tue passate pubblicazioni ci accorgiamo che inizialmente avevi intrapreso la strada della pubblicazione cartacea con il sostegno di due casi editrici (Editrice GDS per “Frammenti di follia” e Silele Edizioni per “Chi era mio padre?”) ma che poi hai deciso di “convertirti”, buttandoti a capofitto nella self-publishing digitale. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a compiere questa scelta? E, soprattutto, ad un giovane o una giovane aspirante scrittrice che vuole provare a rendere pubblico il suo romanzo, che strada consiglieresti di seguire, ovviamente basandosi sulla tua personale esperienza?

In effetti è così: le mie prime due opere sono state pubblicate da due piccole case editrici, un percorso che sicuramente rifarei, perché lo trovo indispensabile. Sono convinto che la casa editrice serva anche a dare credibilità all’autore, specialmente se è esordiente.
Poi, però, mi sono reso conto che non c’era molta differenza tra i limiti di una casa editrice di piccole dimensioni e un autore indipendente. Per questo mi sono gettato a capofitto nel self-publishing.
Il lavoro è triplicato, perché sono io a dovermi occupare di tutto (copertina, marketing, pubblicità, editing e tanto, tanto altro). In compenso, tutte le scelte spettano a me, nel bene e nel male. Così come gli investimenti, ma anche le entrate. Inoltre, a lavoro ultimato – se il lettore approva – le soddisfazioni sono di gran lunga maggiori.
Il consiglio che mi sento di dare a chiunque abbia una storia nel cassetto è quello di cercare una casa editrice, anche piccola, se è un esordiente. L’importante è che il contratto che si andrà a stipulare non preveda un contributo economico da parte dell’autore.
Dopo la prima pubblicazione con  una casa editrice, l’autore dovrà decidere se proseguire su quella strada, buttarsi nel self, oppure cercare una casa editrice più grande.
Ovviamente, questo è il semplice consiglio dello scribacchino quale sono.

 

 

6) Parlaci un po’ di “ENNEERRE”, il marchio che hai creato per pubblicare le tue opere. Com’è nato questo progetto? Quali sono gli obbietti per il futuro? Il suo utilizzo continuerà ad essere solamente personale oppure ti piacerebbe coinvolgere altri autori?

ENNEERRE esiste da un sacco di anni. Lo pensai un casino di tempo fa, quando avevo in serbo un’idea per il deposito di un brevetto. Volevo creare un marchio che fosse mio, così nacque ENNEERRE. Ma rimase lì, chiuso in un cassetto, così come il brevetto, a causa dell’insostenibile costo che questi avrebbe avuto per il deposito a livello europeo.
Quel marchio rimase lì, incustodito, per tanti anni, proprio come un romanzo incompiuto rimane nascosto in un cassetto, o all’interno di qualche cartella del PC.
Poi, quando decisi di autopubblicarmi, ecco che mi venne l’idea di farlo con quel marchio.
Sinceramente non ho mai pensato che potesse diventare un marchio così importante tale da coinvolgere altri scrittori. Ma… non si sa mai. Potrebbe essere uno dei prossimi progetti!
Del resto, i sogni sono fatti per essere realizzati!

 

 

7) Fin ora abbiamo parlato di te come scrittore, ma ci interessa anche sapere come sei come lettore!
Jeffery Deaver, Michael Connely, Giorgio Faletti, Donato Carrisi, Wulf Dorn. Sappiamo che questi sono alcuni dei tuoi autori preferiti. Che cosa ti impressiona di più nello stile di questi grandi scrittori? E quale romanzo si trova attualmente sul tuo comodino?

Sì, è vero. In occasione della scorsa intervista fatta da Olga Gnecchi, vi confidai le mie penne preferite. Ebbene, riconfermo le mie preferenze.
Questi grandissimi scrittori hanno la capacità di portarti dove vogliono loro, per poi stupirti con un susseguirsi di colpi di scena e con continui cambi di prospettiva. Hanno l’eccellente abilità di farti perdere l’orientamento e portarti fuori binario ogni volta che ne hanno voglia. Beh, che dire… Quando anch’io riuscirò a fare lo stesso, potrò definirmi uno scrittore. Per ora continuo a tenermi l’appellativo di scribacchino, che già mi va stretto.
Attualmente ho appena iniziato la lettura de La ragazza perfetta di Gilly Macmillan, di cui ho già letto 9 giorni.

 

 

8) Nella scorso intervista hai dichiarato di non aver una grande cultura circa gli autori nordici ma ti sei anche ripromesso di dedicare a questo genere qualche tua prossima lettura. Noi di Thrillernord siamo molto attenti alle promesse e quindi ti chiediamo se l’hai fatto davvero, se hai letto in questo tempo qualche autore del Nord Europa e quali sono state le tue impressioni a riguardo..

Sì, vero, non ho grande cultura in merito agli scrittori nordici. Però, il caso volle che, proprio in quel periodo, stessi leggendo La testimone del fuoco, di Lars Kepler. Beh, l’ho terminato, e devo dire che le mie impressioni sono molto positive a riguardo.
Da quel giorno, però, non ho più letto altri autori nordici. Ho una lunga lista di libri non ancora letti sul Kindle e nei mesi scorsi non ho avuto moltissimo tempo da dedicare alla lettura. Sono stato preso con la prima stesura di un lungo romanzo, che se tutto andrà secondo i piani, verrà pubblicato alla fine del prossimo anno. A breve, invece, inizierò, insieme con la mia editor, la revisione di un romanzo breve che vedrà la luce verso ottobre/novembre di quest’anno. Non anticipo nulla riguardo alla trama, dico solamente che sarà una grande prova di coraggio. Perché questo breve romanzo è un esperimento a tutti gli effetti. Spero solo che i miei lettori apprezzino e non me lo tirino in testa.
Ora faccio io una domanda a voi: quale autore nordico mi consigliereste per una lettura thriller che mi lasci senza fiato?
Prometto che, non appena riprenderò fiato, sarà il prossimo libro che leggerò.

Nicola Rocca

A cura di Simona Vallasciani

Di Nicola Rocca:

IL LIBRONon bisogna ascoltare le chiacchiere di paese.
Sono solo fandonie, dicerie, cattiverie scaturite da lingue velenose per screditare e denigrare il qualsivoglia portatore d’invidia.
Ma se non fosse così, almeno non in parte?

IL LIBROMilano. Il corpo di un uomo viene rinvenuto nel proprio appartamento. È riverso a terra, in un’insolita postura. Entrambe le mani sul cuore. Niente sangue, né tagli…