Intervista a PAOLA BARBATO






A tu per tu con l’autore

 

 
Oggi abbiamo il piacere di intervistare Paola Barbato, il suo ultimo romanzo “Non ti faccio niente” è stato da poco recensito da Thrillernord. Scrittrice e fumettista, fa parte dello staff di sceneggiatori di Dylan Dog, la ringraziamo per il tempo che ci sta dedicando.
 

 

1) Quando si è palesata la sua passione per la scrittura?

Ho sempre scritto molto, lettere, diari, brevi storie dalle medie in poi. Una scrittura più strutturata, con l’intenzione di raccontare, dai 21 anni. Ma non l’ho immaginata come una professione, era il mio canale di comunicazione primario, mi esprimevo meglio così.

 

 

2) Un personaggio che ho apprezzato particolarmente nel suo romanzo è il rapitore “buono”. Potrebbe raccontarci come è nato?

Non ho mai creduto negli eroi forti ed integerrimi, credo sia molto più interessante un eroe fragile in cui il lettore possa identificarsi. Il personaggio di Vincenzo Cecchini nasce come anti-eroe ma anche come anti-criminale, poiché commette dei reati (il rapimento di 32 bambini) mosso dalle migliori intenzioni. Per la sua figura mi sono in parte ispirata a Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, un uomo dalla grandissima ricchezza interiore ma anche colmo di dubbi e fragilità. La contraddizione tra la bontà di Vincenzo e le sue azioni è stata molto interessante da sviluppare.

 

 

3) Nel romanzo ho trovato con piacere dei luoghi di Genova, la città dove abito, e della Liguria: li conosce personalmente?

Solo Genova, dove abitano alcuni amici. Mi sono consultata con loro per individuare dei piccoli centri limitrofi in cui ambientare alcune scene del romanzo.

 

 

4) Lei è Presidente dell’Associazione “Mauro Emolo” Onlus  che si occupa di persone affette dalla patologia chiamata Corea Hungtington: può parlarci di questa malattia?

E’ una malattia genetica neurodegenerativa ereditaria che ho conosciuto perché ne era affetto un amico, Mauro Emolo, appunto, mancato troppo presto. Trattandosi di una malattia rara se ne parla ancora troppo poco e spesso le famiglie sono smarrite, tra informazioni imprecise e difficoltà a raggiungere i centri medici specializzati. Io, come tanti, cerco di aiutare come posso.

 

 

5) Se le dovessero chiedere di scegliere tra la scrittura di romanzi e la creazione di fumetti, cosa direbbe?

Mi crea problemi l’idea di scegliere, è come scegliere tra pane e pasta, ha poco senso. Vengo dalla narrativa, è la cosa che ho fatto per prima, potrei eleggerla per ordine di arrivo.

 

 

6) Immagino che la stesura di una storia per un fumetto presenti grandi differenze rispetto a quella di un romanzo: iniziando dal numero di pagine da rispettare, la descrizione di luoghi e personaggi è affidata maggiormente al disegnatore che svilupperà la tavola. Nel romanzo invece è lo scrittore ad ideare la scenografia, i dialoghi, le emozioni e non avendo a disposizione i disegni, saranno le sue parole a suggestionare poi le immagini nella mente del lettore. Esiste quindi un diverso processo creativo? Le sue storie nascono tutte nella stessa maniera e vengono poi successivamente adattate al fumetto o al libro?

Nascono in maniera differente perché sono cose diverse. La sceneggiatura è impegnativa tanto quanto la scrittura. Le paragono a due discipline olimpiche, lo slalom e la discesa libera. La sceneggiatura è molto strutturata, ci sono equilibri ben precisi e paletti da osservare. E’ necessario impararne le regole e avere metodo, non è una cosa che si possa fare dall’oggi al domani. Il disegnatore, che traduce in immagini le descrizioni dello sceneggiatore, deve ricevere tutte le informazioni scenografiche, di regia, luci, recitazione, quindi nessun aspetto viene trascurato. La prosa è ovviamente diversa, le regole sono individuali e quindi più insidiose perché non esiste una “norma” che possa darti una direzione certa. Il rischio è, per l’appunto, quello di uscire fuori pista.

 

 

7) Una sceneggiatrice di Dylan Dog cosa legge nel tempo libero? Predilige un genere in particolare? Ma soprattutto, domanda per i lettori di Thrillernord, cosa ci dice del thriller nordico?

Leggo molto meno di quanto non vorrei, con tre figlie, tre cani, due lavori il tempo residuo è poco. Per questa ragione leggo quello che mi capita sottomano e spesso preferisco rileggere qualcosa che ho amato. Sono una kinghiana della prima ora, amo l’horror, il thriller, ma anche cose completamente diverse, come le opere di Benni e Pennac. Ho letto thriller nordici, sì, e li ho apprezzati, soprattutto la trilogia Millennium di Stieg Larsson.

Paola Barbato

(a cura di Anna Grippo)

Di Paola Barbato :

non ti faccio niente di paola barbato

IL LIBRO – 1983. L’uomo seduto nella macchina blu è nuovo di quelle parti, ma Remo non ha paura, non sa che cosa sia un estraneo. L’uomo ha tra le mani un passerotto caduto dal nido, almeno così dice, e chiede a Remo di aiutarlo a prendersene cura. Il bambino, sette anni passati quasi tutti per strada, che i genitori hanno altri pensieri, non esita neppure per un attimo. E sale. Tre giorni dopo viene restituito alla famiglia, illeso nel corpo e nell’anima; racconta di un uomo biondo, bellissimo, che lo ha riempito di regali e che ha giocato con lui, come nessun adulto aveva mai fatto. Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima. Trentadue bambini in sedici anni…