Intervista a Paolo Foschi




A tu per tu con l’autore

DALLA CRONACA ALLA FAVOLA NERA

Giusy Giulianini intervista PAOLO FOSCHI

E’ stata soprattutto l’energia incontenibile di Paolo Foschi a colpirmi, quando all’inizio di marzo l’ho presentato a SalerNoir. Un dinamismo appassionato che da lui si sprigiona qualunque sia l’argomento trattato, letterario o personale. Lo stesso, credo, che trasparirà da questa intervista.

 

Paolo, la tua vita personale e professionale è densa di attività e impegni: tre figli, giornalista di cronaca al Corriere della Sera, scrittore giallo-noir che ha pubblicato sei romanzi in sei anni. E non basta. Ex atleta agonista, continui a praticare sport a livello semiprofessionale. La mia prima domanda è di mera curiosità: dove trovi tutta questa energia?

Amo la famiglia, faccio un lavoro bellissimo, scrivere libri è divertente, lo sport mi fa stare bene: diciamo che le energie vengono fuori da sole, quando fai cose che ti piacciono.

 

 

Il tuo protagonista – Igor Attila, commissario a capo della Sezione Crimini Sportivi della questura di Roma – è come te un ex atleta professionista, come te suona la Gibson diavoletto ed è inseparabile dalla sua Honda Hornet 600. Anche lui ha tre figli, che portano i nomi dei tuoi. Superfluo chiederti se ti somiglia, ti domando invece: perché hai voluto plasmare un personaggio per tanti versi così simile a te? Narcisismo puro o condivisione della massima di Marquez che invita a “scrivere di ciò che si conosce”?

Mi è venuto più facile, plasmare un personaggio sul mio vissuto e sul mio modo di vivere.

 

 

I sei romanzi che hai pubblicato fin qui sono stati salutati da un pieno consenso di pubblico e critica, fin dal primo Delitto alle Olimpiadi (E/O, 2012). Merito certo di Igor Attila – eroe e antieroe in pari grado, romantico e sfortunato in amore al punto giusto – e della sua irresistibile squadra di ex atleti falliti o sfaticati, ma anche del tono narrativo che hai scelto, leggero senza mai essere banale, e dello scenario sportivo di fondo. In Italia, non sono molti gli autori che condividono il tuo gusto per un colore umoristico più british che nostrano – penso a Malvaldi, certo, a Centazzo, alla milanese Becky Sharp – e ancora meno quelli che pongono i crimini sportivi al centro della narrazione. Quali sono i motivi della tua scelta narrativa?

Credo che l’ironia e l’umorismo siano il miglior filtro alle cose orribili che l’esistenza ci riserva. Nel caso dei libri, l’uso dell’ironia e dell’umorismo mi permette – o almeno spero che sia così – di far riflettere su temi seri con il sorriso sulla bocca, passando qualche ora di piacevole ma non superficiale lettura.

 

 

Scrittura fluida ma non auto compiaciuta, ritmo spesso indiavolato e molti sorrisi: i tuoi sono ingredienti perfetti per una lettura davvero gradevole, d’intelligente evasione. Eppure, i temi che affronti sono improntati all’impegno sociale e politico: i legami tra sport, politica corrotta e denaro; il problema del ricorso al doping nelle gare sportive; la fede ambientalista; la condanna al voyeurismo dei media.  In che misura il giornalista di cronaca influenza lo scrittore?

Come scrittore di romanzi noir mi porto appresso l’esperienza della mia attività giornalista almeno sotto due aspetti: nella scrittura, che amo fluida e agevole (e per ottenerla misuro parola per parola, cerco di calibrare le forme linguistiche che utilizzo, studio con attenzione sia la struttura del romanzo, dei singoli capitoli e di ogni periodo); nel lavoro di documentazione, che svolgo in maniera rigorosa per potere dare alle storie un’ambientazione e più in generale una contestualizzazione credibile, per potermi poi sbizzarrire nella finzione narrativa. Per capirci, se parlo di doping o di calcioscommesse, lo faccio dopo aver studiato tutti gli aspetti di questi fenomeni.

 

 

Tu hai pubblicato i primi cinque romanzi con E/O e il tuo ultimo, La pattinatrice sul mare, con Giulio Perrone Editore, una casa editrice di qualità che di recente ha confermato uno sforzo ammirevole di rinnovamento grafico e recruiting autoriale. Che cosa pensi del panorama editoriale nazionale?

E’ inutile nascondere che il sogno di ogni scrittore è vendere milioni di copie e ciò è possibile solo con i grandi editori. Per contro, penso che piccoli e medi editori pubblicano con molto coraggio libri di grandissimo valore, veri e propri gioielli che magari ottengono volumi di vendita bassi. E’ normale: il grande editore deve fare i numeri e talvolta predilige testi molto commerciali a romanzi che avrebbero un valore letterario maggiore, ma con poco appeal commerciale. Non mi scandalizzo per questo: gli editori sono pur sempre imprenditori, l’importante è che ci sia spazio anche per i testi di qualità e credo che da questo punto di vista le opportunità per gli scrittori di talento ci siano. Personalmente non credo molto invece nell’auto-pubblicazione: mi sembra un po’ presuntuoso pensare di pubblicare un libro senza avvalersi di figure come l’editor, il grafico, etc, ma questo è un mio punto di vista personale. Per quanto mi riguarda,  ho lavorato con due editor: Claudio Ceciarelli per i libri pubblicato dalle Edizioni E/O e Maria Carmela Leto per l’ultimo romanzo con Perrone. In entrambi i casi, per me è stata un’esperienza straordinaria. Pur scrivendo su giornali e riviste da oltre trent’anni, da loro ho avuto modo di imparare molte cose e mi hanno insegnato a riflettere su alcuni aspetti della scrittura che non avevo mai preso in considerazione.

 

 

Leggendo i tuoi romanzi, non è difficile apprezzare la tua passione per la letteratura. Ne La pattinatrice sul mare, cito ad esempio le Lezioni americane di Calvino, i cui temi prevalenti sono consigli di scrittura di cui mi pare tu abbia fatto tesoro. Per finire ti rivolgo quindi una domanda classica: oltre a Calvino, quali sono i tuoi autori di riferimento?

La risposta non è facile. Ci sono tantissimo autori che amo profondamente. Fin da adolescente ho sognato a occhi aperti leggendo Pratolini, Fenoglio, Pavese, Deledda. Ho avuto la fortuna di essere portato per mano fra i capolavori della nostra letteratura da una bravissima insegnante di lettere al liceo. In tempi più recenti ho scoperto Milena Agus, Rosetta Loy, Niccolò Ammaniti e altri autori che mi hanno incantato. Fra i classici, ho un debole per i russi a cominciare da Tolstoj e Dostoevskij. Nella letteratura di genere, i miei preferiti sono Simenon (ho ereditato da mio padre la passione per i libri in generale e per Maigret in particolare), Carlotto (un vero maestro del noir), Lucarelli, Manzini, Dazieri e poi i francesi Izzo, Manotti e Le Maitre. Conosco poco la letteratura americana, anche se ho divorato i libri di Steinbeck e quelli più moderni di Frenzen, De Lillo, Eugenidies, Auster e Philip Roth. Se comunque dovessi portare un libro su un’isola deserta, imbroglierei e nei porterei almeno due: la Divina Commedia (mi commuovo sempre quando rileggo “quanto disio menò costoro al doloroso passo”) e il Maestro e Margherita di Bulgakov.

Paolo Foschi

A cura di Giusy Giulianini

Giusy Giulianini è nata e vive a Bologna. Legge, molto e da sempre, e scrive un po’: recensioni e interviste agli autori di narrativa giallo-noir, sua passione inveterata, e qualche riflessione personale, in veste di racconto o di romanzo. Quest’ultimo, un thriller emotivo, è fermo al Capitolo XVII e chissà se si muoverà da lì? Se si dovesse descrivere con una frase, questa sarebbe ‘I libri sono il mio peccato e i noir il mio peccato mortale’.

 

 

Paolo Foschi


Nato a Roma, oggi è giornalista di cronaca al Corriere della Sera ma ha cominciato la carriera come giornalista sportivo. Lo sport appunto, praticato anche a livello agonistico, è la sua grande passione, insieme a musica e letteratura. Nel 2013 ha vinto il 47° Concorso letterario nazionale del Coni con il romanzo d’esordio, Delitto alle Olimpiadi (2012), cui sono seguiti Il castigo di Attila (2012), Il killer delle maratone (2013), Vendetta ai Mondiali (2014) e Omicidio al giro (2015), tutti pubblicati da Edizioni E/O. La pattinatrice sul mare (2018) è l’ultima sua fatica letteraria, pubblicata invece da Giulio Perrone Editore.

 

Di Paolo Foschi:

IL LIBRO – Alla vigilia delle Olimpiadi invernali in Corea, l’affascinante pattinatrice sul ghiaccio Claudine Russo riceve minacce anonime sul web ritenute “molto serie” dai servizi segreti. La protezione della giovane azzurra viene affidata al commissario Igor Attila, ex pugile responsabile della Sezione crimini sportivi della questura di Roma. La missione si rivela però più complicata del previsto. La pattinatrice è infatti impegnata in un reality tv sponsorizzato da un petroliere russo senza scrupoli, a sua volta minacciato dai Balenotteri d’Assalto, ambientalisti considerati vicini all’ecoterrorismo internazionale…