Intervista a Paolo Regina




A tu per tu con l’autore

 

 

 

Vorrei iniziare l’intervista facendole i complimenti per il suo libro e per come, attraverso l’indagine, sia riuscito a parlare di problematiche sociali importanti delle quali si parla troppo poco. Vorrei concentrarmi proprio su quelle e chiederle come mai ha deciso concentrarsi sulla crisi delle botteghe artigianali e sui segreti della curia? Secondo lei se ne dovrebbe parlare di più?

Grazie, mi fa piacere che abbia apprezzato il romanzo. Nelle storie che racconto, oltre alla vicenda più strettamente legata all’indagine poliziesca, mi soffermo a descrivere la nostra Italia, nelle sue luci e nelle ombre. Il potere reale che, molto spesso, non coincide con quello ufficiale, e i cambiamenti sociali che stiamo attraversando in questa fase molto turbolenta e confusa nella vita del Paese. In “Morte di un cardinale”, ad esempio, ho descritto una Ferrara misteriosa, combattuta tra un provincialismo che la cristallizza nell’immobilità di vecchie dinamiche di potere, e il cambiamento che, inevitabilmente, cancella o trasforma i vecchi punti di riferimento della cultura locale. Tra questi, le botteghe commerciali e artigianali, sostituite da anonimi centri commerciali, i librai, i “biciclari” ecc. Io ne parlo come di una perdita culturale che inevitabilmente impoverisce un aggregato sociale. E poi c’è la questione dei poteri “ufficiosi”, occulti. Nel precedente romanzo, “Morte di un antiquario”, l’indagine del capitano De Nittis si svolgeva nei meandri di una ricca borghesia, ancora chiusa nelle proprie alleanze segrete e relazioni d’affari. In questo, mi spingo fino alle soglie di un’altra roccaforte del potere: la Chiesa, intesa come apparato, come entità ambivalente, con un piede nel business e l’altro nella spiritualità. E proprio in questo ambiente, nebbioso come la città in cui si svolge la vicenda, trova origine e spiegazione il misterioso caso di omicidio che De Nittis dovrà risolvere.

 

 

 

La mia seconda domanda verte sul personaggio principale; mi ha incuriosito molto l’idea di non uniformarsi alla massa utilizzando la figura di un finanziere; come mai ha optato per un finanziere e non un commissario di polizia?

Beh, non se ne poteva più di commissari, vicequestori, preti investigatori, signore in giallo e carabinieri di ogni ordine e grado. Ho voluto rendere giustizia ad un Corpo dello Stato un po’ bistrattato e non particolarmente simpatico, evidenziandone alcune caratteristiche che esulano dalle solite e prevedibili indagini fiscali. Nei miei libri, infatti, non si parla di noiosi  accertamenti tributari, ma di altre attività che la Finanza svolge. Le indagini su opere d’arte scomparse, ad esempio, su falsari, sull’usura, sui crimini informatici e, a volte, più ufficiosamente, come avviene per De Nittis, su qualche misterioso omicidio. Ho anche cercato di rendere “umano” un Finanziere, attribuendogli i piccoli tic, i vizi e le idiosincrasie che ha ciascuno di noi.  De Nittis è un pugliese trasferito a Ferrara che mantiene l’orgoglio di appartenere alla sua terra, ne conserva i piccoli riti e le tradizioni e che ogni tanto si scontra con abitudini e mentalità che non capisce. Ma è anche un capitano “sui generis” che ama il blues, suona la chitarra, gira solo in bici o in vespa e che apprezza molto la bellezza femminile. Un tipo simpatico, insomma. Almeno spero.

 

 

 

 

Rosa è un personaggio che ho amato particolarmente, quando e perché ha deciso di darle così tanto spazio all’interno della storia?

Rosa è un po’ il paradigma di ogni donna. Ed è un personaggio cui anche io sono particolarmente affezionato. Anche nel nome, evocativo della “Rosa fresca e aulentissima” dei primi poeti italiani, simboleggia la poliedrica complessità dell’animo femminile ed è, con il suo bagaglio di vita e di dolore, l’unica di cui De Nittis riesce davvero ad innamorarsi, abbandonando la superficialità che lo aveva sempre contraddistinto. È una ragazza siciliana che porta negli occhi e nell’anima i colori e i profumi della sua terra. Ho voluto descrivere la storia di questa donna che rispecchia quella di tante altre donne oggi, attribuendole, in questo romanzo, un ruolo da coprotagonista che secondo me meritava. La sua vicenda si intreccia con quella del giallo vero e proprio e dà una tinta di vita vissuta alla narrazione. Senza svelare la trama, posso assicurare che tante donne si sono trovate nella situazione vissuta da Rosa nel mio libro. È stato un omaggio all’altra parte della nostra anima.

 

 

 

La narrazione è molto diretta e non si perde in inutili preamboli; A cosa è dovuta questa scelta? Inoltre, ho amato il modo in cui si intrecciano diverse storie e diverse indagini, aveva già in mente la storia e l’ha sviluppata o la storia si è sviluppata man mano che scriveva?

Ogni autore ha il proprio modo di raccontare. Per me scrivere un romanzo è come comporre una sinfonia. Ci sono momenti in cui è necessario un ritmo incalzante, altri in cui si può indulgere alle note più dolci. L’importante è rimanere nell’armonia e nella bellezza complessiva. Bisogna accompagnare il lettore nel racconto tenendolo per mano ed evitando che si perda in meandri complessi e vicoli ciechi. Spero di esserci riuscito. Quanto alla storia, avevo certamente in mente il canovaccio. In un giallo nulla può essere lasciato al caso. Ma, tenuti fermi i paletti necessari a che il racconto fili verso una conclusione inaspettata, mi è piaciuto farmi guidare, a volte dall’estro e dall’ispirazione del momento. Intrecciare le storie ed evitare di confondere il lettore non è semplice. Nel mio romanzo le vicende si sfiorano, a volte si incrociano e poi vanno verso la conclusione, non rimanendo mai in sospeso. Ogni debito viene alla fine pagato. Un po’ come nella vita.

 

Avendo apprezzato particolarmente il personaggio principale e il libro non posso non chiederle se ci sarà un seguito ovvero, se avremo modo di leggere nuove avventure del Capitano De Nittis.

Certamente. De Nittis è nato quasi come una scommessa con me stesso, per gioco. Poi l’affetto manifestatogli dai lettori mi ha convinto definitivamente a renderlo seriale. È ormai quasi una persona reale. Spesso mi chiedono dettagli sulla sua vita e sui suoi gusti, come se fosse un mio o un loro amico. È bello vedere come un personaggio cresce nel cuore delle persone e si trasforma in una figura a tutto tondo, che cambia con le vicissitudini della vita come facciamo noi. Sì ci sarà un’altra avventura del capitano. Sto già cominciando a scriverla.

 

 

 

La mia ultima domanda verte sul suo essere lettore. Quali sono i generi che predilige? Cosa ne pensa del thriller nordico?

Sono un lettore onnivoro. Leggo anche i bugiardini delle medicine! Sono passato da Kerouac, Ginsberg, Corso e Ferlinghetti ai classici dell’Ottocento. Dal Conte di Montecristo ai Tre Moschettieri, dai romanzi di Jules Verne a Jerome K. Jerome e Bukowski. Da Catullo a Paperino. Ma i gialli e i noir mi hanno sempre attratto in modo particolare. Quando avevo 14 anni ho divorato dal primo all’ultimo tutti i racconti di Edgar Allan Poe. E tutte le sue poesie. Poi ho proseguito con Conan Doyle, Agata Christie e, soprattutto, quello che ritengo un maestro inarrivabile: Simenon. Tra gli italiani amo Loriano Macchiavelli, De Giovanni, Camilleri, Dazieri. Apprezzo, tra gli stranieri, Jean Claude Izzo, Michel Bussi, Montalbán… Quanto ai gialli nordici, riconosco che ci sono ottimi autori come Larsson e Nesbø, ma preferisco ambientazioni più mediterranee. Il cibo è decisamente più buono!

Paolo Regina


A cura di Costantino Giordano


 

 

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