Intervista a Patrick Fogli




A tu per tu con l’autore

 

La sensibilità letteraria di Patrick Fogli è anche la sua caratteristica più importante quella che gli permette di scrivere storie talmente intense e realistiche che quando finisci di leggere i suoi libri ti sembra di aver vissuto in prima persona tutti gli stati d’animo dei protagonisti. Raffinato ma contemporaneo Fogli è un autore che centellina le sue opere ma è anche uno scrittore di grande umanità e disponibilità. Lo abbiamo intervistato per Thrillernord e lui ci ha raccontato tutto del suo ultimo emozionante romanzo.

 

 

Patrick parliamo dei due registri di A chi appartiene la notte. Quello emotivo è quasi onirico e il lettore deve necessariamente mettersi sulla stessa lunghezza d’onda dei protagonisti per non perdersi completamente. Quello fisico sembra fatto di rocce, stanze e vegetazione ma finisce per diventare viscerale anche questo. È stato più faticoso o più affascinante creare tutto questo?

Direi che è stato naturale. Il romanzo è fatto di luoghi fisici, reali, posti che conosco bene. Sono i luoghi in cui vivo, le rocce, gli alberi, i boschi che vedo fuori di casa. E poi ci sono le emozioni, l’inquietudine, il desiderio, la curiosità, la paura, che restano agganciate alla storia e che, in molti casi non potrebbero esistere se non fossero rappresentate in quei luoghi. La casa del Pittore, ad esempio, con tutto quello che contiene, non avrebbe lo stesso impatto se si trovasse alla periferia di una città.

 

 

 

La notte, insieme con le sigarette e il sesso è uno dei temi ricorrenti nella letteratura maschile da sempre, eppure, le protagoniste del suo romanzo sono donne e sono anche il perno dell’intera narrazione, la risoluzione del tutto. Contaminazione voluta o la notte è da considerarsi l’altra protagonista femminile del romanzo?

La notte del romanzo è una notte sia fisica che metaforica. È il luogo dei sogni e dei misteri, è assenza di luce e, in molti casi, assenza di ragione. E una storia di storie, di tradizioni, incubi, fantasmi, passato che si tramanda, non poteva che essere una storia di donne. Nella mia vita sono sempre state le donne a tramandare il ricordo. Era naturale che si sentisse nella storia.

 

 

 

Leggendo il suo romanzo vengono in mente i lavori cinematografici della Nouvelle Vogue francese dove anche il dramma più doloroso viene sempre affrontato con una sorta di accettazione educata, signorile, quasi fosse ineluttabile. È questo che rende così particolari i suoi personaggi?

Non credo che sia signorilità, piuttosto consapevolezza dell’ineluttabile. I drammi accadono, le tragedie ti si scaricano addosso e non c’è nulla che si possa fare per evitarli, nulla che ci renda in grado di prevederle, almeno nella maggioranza dei casi. L’unica dote fondamentale è la capacità di resistere e sopravvivere, accettare i propri limiti, nel bene e nel, male. E i limiti del mondo che ci circonda. Irene è una sopravvissuta. Dorina, la madre di Filippo, è una sopravvissuta. Ma, per certi versi, lo siamo tutti.

 

 

 

A chi appartiene la notte è stato segnalato al Premio Strega 2018 che effetto le ha fatto?

Sarei ipocrita se dicessi che ero indifferente. Una grande gioia, un grande onore e una grande sfida, purtroppo persa. Ma le sfide perse servono a ritentare in futuro.

 

 

 

I suoi libri sono molto apprezzati e anche molto attesi. Tre anni tra un’opera e l’altra, però, non le sembrano un po’ troppi anche a lei? A proposito sta già pensando al suo nuovo romanzo, almeno un pochino?

Sarò diplomatico. I libri che escono hanno bisogno di due componenti. Qualcuno che li scrive e qualcuno che li pubblica… E sì, ho una storia in mente. Vedremo.

Patrick Fogli

A cura di Antonia del Sambro

 

 
 Di Patrick Fogli:

IL LIBRO – Irene Fontana è una giornalista d’inchiesta, messa fuori gioco dalla sua ostinazione a svelare corruzioni e tutelare i diritti dei cittadini. La Contessa è la casa di sua nonna, la casa delle sue vacanze di bambina. Due piani in sasso e una mansarda, in cima a una delle colline dell’Appennino reggiano…