Intervista a PIERGIORGIO PULIXI






A tu per tu con l’autore

 

 

A tu per tu torna oggi con una bella chiacchierata con Piergiorgio Pulixi, giovane ma proficuo autore che abbiamo già avuto il piacere di intervistare per Thrillernord. In occasione dell’uscita del suo nuovo romanzo, La scelta del buio, gli abbiamo rivolto qualche altra domanda. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

 

1) “La scelta del buio” ha un incipit molto potente, molto noir, in cui si sente un po’ dell’atmosfera che si respirava nei libri dedicati a Biagio Mazzeo. Dunque, quel male che pervade Mazzeo, può arrivare ovunque, anche nella vita dell’integerrimo Vito Strega?
È una domanda a cui ancora non saprei rispondere. Credo che chi svolga quella professione così bella e al tempo stesso complessa sia più esposto al male, alla violenza, e al “buio” rispetto alla popolazione civile. Ogni investigatore attraversa ed elabora l’oscurità – intesa come empatia, vicinanza, ed esplorazione col lato più oscuro dell’animo umano – a modo proprio. Mazzeo pensava di dominarla, e invece alla fine ne è stato soggiogato. Strega ritengo che abbia più strumenti culturali e psicologici e una morale più ferrea rispetto a Biagio, quindi sulla carta dovrebbe essere più impermeabile a questo contagio. Ma forse è ancora troppo presto per dirlo. Nessuno è mai davvero al sicuro da se stesso.

 

 

2) In questo romanzo parli della vita dei poliziotti, mettendo in evidenza le difficoltà di vivere continuamente a contatto con le peggiori brutture degli esseri umani. Che tipo di ricerca hai svolto, in questo senso? Le statistiche che citi sono reali?
Sì, quella parte – purtroppo – corrisponde alla realtà. Una delle basi della mia ricerca è stata lo studio del testo “Lavorare in polizia: stress e burn out” di Francesco Carrer, un criminologo forense, e del vicequestore Sergio Garbarino, neurologo e medico della polizia di Stato. Questo trattato è stato di primaria importanza per affrontare questo tema con piglio scientifico e clinico. La verosimiglianza e l’aderenza alla realtà sono la cifra stilistica dei noir che amo leggere, e che desidero scrivere. Al di là di questo saggio, ho parlato con diversi poliziotti e personale in servizio operativo in alcune sezioni di Polizia dove si è più esposti a questo tipo di situazioni e stress psico-somatico; così facendo ho potuto far compenetrare una dimensione più “scientifica” del problema, con una invece decisamente più “personale”. Il fattore umano è ciò che rende vivo e vivido un personaggio, e quindi anche la storia.

 

 

3) Vito Strega è un uomo tormentato, odiato da tutti perché ha ucciso un suo collega; incompreso, perché non può confessare la verità. Ti sei ispirato a qualcuno, nella costruzione di questo personaggio?
Se sì, non intenzionalmente. Voglio dire: cerco di curare molto la caratterizzazione psicologica dei personaggi, e quindi sono alla costante ricerca di stimoli, frammenti di identità, tic nervosi, gesti, e disposizioni d’animo che saccheggio dalle più svariate persone; l’idea è quella di comporre poi un mosaico il più organico e coerente possibile su una persona che poi dovrà reggere sulle spalle il peso di una storia – in questo caso di un’intera serie. Ciò comporta il dover lavorare con lungimiranza sugli archi narrativi e di trasformazione del personaggio che non deve mai rimanere uguale a se stesso, ma evolvere così come evolve la sua storia personale e le vicissitudini che accelerano la sua mutazione. Quindi è necessario non fornire subito al lettore una psicologia totalmente definita, ma lasciare delle zone d’ombra, dei conflitti irrisolti, di vecchi traumi che potrebbero riattizzarsi in determinate circostanze. Per questo costruire un buon personaggio è così difficile – soprattutto se seriale – devi calcolare innumerevoli variabili, e al tempo stesso dar l’idea al lettore di aver a che fare con una persona “vera”, umana, in cui si possa riconoscere. Più sfaccettature si riescono a dare di un personaggio, e più sarà piacevole per il lettore stabilire un rapporto con lui.

 

 

 

4) “La scelta del buio” è il secondo capitolo di una serie che prevede 13 romanzi. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi? È già tutto nella sua testa o prende forma, man mano che… dialoghi con i tuoi personaggi?
La linea tematica e l’evoluzione psicologica dei personaggi è nitida e già strutturata, mentre i singoli casi no, perché il gioco è quello di inseguire la cronaca e la sua mutazione. In futuro entreranno nuovi personaggi nella serie, e altri invece avranno più spazio. Nonostante Strega rimarrà il mio Ulisse in questa Odissea nel male, la serie assumerà una dimensione più corale, e la descrizione della risposta psicologica al crimine e al male verrà declinata attraverso diversi punti di vista e non soltanto quello di Strega.

 

 

 

5) Uno dei ‘personaggi’ che colpisce, per la sua particolarità, la sua originalità, è Sofia, la gatta di Vito. Vuoi parlarci del ruolo che ha Sofia nella vita di Strega e del perché hai voluto inserirla in questa tua storia?
Mi piaceva l’idea che Strega – dopo aver perso tutto – avesse quantomeno una persona di cui prendersi cura, e alla fine questa persona è diventata Sofia, una gatta nera dagli occhi verdi che da un giorno all’altro si è trovato in casa. Non le appartiene, perché Sofia ha un cuore randagio. Per ora è lì con lui, sebbene Strega sia consapevole che la cosa potrebbe cambiare, e in tal caso non ostacolerebbe il suo desiderio di libertà, e la lascerebbe andare. La gatta in qualche modo diventa il riflesso della sua solitudine e dell’incapacità – e forse la volontaria rinuncia – di stabilire dei veri rapporti personali. E sotto un altro aspetto vuole esplicitare la transitorietà di questo momento che sta vivendo: è un uomo che sta cercando di ricomporre i cocci della propria esistenza, e della propria identità. Quando si ristabilirà, quando concluderà questa operazione così intima, probabilmente sarà anche in grado di fronteggiare il proprio passato e i traumi che gli hanno fratturato l’animo.

 

 

6) La musica è elemento fondamentale nella vita di Strega. Cosa ascolti, mentre scrivi di lui?
Jazz notturno e malinconico. Tanto Chet Baker, Miles Davis, Dexter Gordon, ma anche sonorità più vicine al blues, come Gary B.B. Coleman, e Mighty Sam McClain, che sono diventati la colonna sonora de “La scelta del buio”. Quando ho scritto “il Canto degli innocenti”, invece, mi dividevo tra queste melodie jazz con gruppi più in linea con i gusti adolescenziali, visto che scrivevo di teenager, quindi “Bring me the horizon” e band del genere. Avrò ascoltato “Sleepwalking” dei BmtH centinaia e centinaia di volte mentre scrivevo.

 

 

7) Quanto di te c’è nei tuoi personaggi?
Niente.

 

 

8) Cosa stai leggendo? Magari un bel romanzo nordico…

“Quello che non uccide”, Millennium 4, di David Lagercrantz, e devo dire che mi sta piacendo molto. È scritto davvero bene. Il suo stile di scrittura e la capacità di entrare nella psicologia dei personaggi sono magistrali. Stieg Larsson sarebbe stato fiero di lui.

Piergiorgio Pulixi

A cura di Maria Sole Bramanti

Piergiorgio Pulixi su THRILLERNORD