Intervista a Piergiorgio Pulixi




A tu per tu con l’autore

 

Ciao Piergiorgio, bentornato tra gli amici di Thrillernord!

 

 


 
Il tuo è un ritorno in grande spolvero con un noir “Lo stupore della notte” che affronta la tematica del terrorismo anche dall’interno se vogliamo, coinvolgendo il lettore nella vita e nelle motivazioni di diversi personaggi che costituiscono il braccio armato del fantomatico ‘Maestro’; come sono nati questi personaggi ‘ai margini’?

Dalla realtà. La più grande lezione del noir, quando irruppe a gamba tesa sul giallo di matrice classica, fu quella di gridare al mondo che i mostri non esistono in natura: è la Società stessa a generare i propri mostri; sono la povertà, il disagio, l’alienazione, la mancata integrazione e un mancato senso di appartenenza a plasmare odio e rancore, portando le persone a uccidere. È quanto accaduto anche con gli accoliti del “Maestro”. Lui si è fatto ricettore del loro disagio, delle ferite del loro animo, istruendoli all’odio. Tecnicamente sono nati attraverso lo studio della cronaca e della strada. Basta farsi un giro nelle periferie più disagiate di Milano per prendere la temperatura di questa situazione. Ciò che sicuramente non volevo fare – pur raccontandoli in profondità – era giudicarli. Come autore mi limito a raccontare una storia senza dare giudizi.
 
 
 
La protagonista del libro Rosa Lopez, capo dell’Unitá speciale contro il terrorismo di matrice islamica della DIGOS milanese, è un personaggio estremamente forte nel carattere e nel modo di portare avanti la sua lotta contro il terrorismo, segnata nel profondo da perdite e sacrifici, ci vuoi parlare un po’ di lei?

È una donna forte, molto preparata, che si muove in un mondo maschile (quello di un’unità d’elite) e sa essere spregiudicata e tosta quanto – e più – di un uomo, senza per questo sacrificare la propria femminilità e sensibilità. È una donna che si mostra coriacea, ma è scissa da tante fragilità. Il suo lavoro le ha praticamente amputato quel poco di vita privata che aveva, e lei è passata attraverso un turbine di sacrifici per arrivare dov’è ora. Nella mia mente sono partito dallo studio di tre personaggi molto diversi: Clarice Sterling del Silenzio degli innocenti, Lisbeth Salander e Petra Delicado; Rosa è una sintesi tra questi tre bei personaggi.
 
 
 
Come la protagonista, anche il ‘villain’ principale, il famigerato ‘Maestro’ è un personaggio molto complesso e ricco di sfaccettature, assolutamente non banale e stereotipato, cosa ti ha ispirato per crearlo?

Anche qui la realtà. Nel mondo ci sono tanti “suggeritori” (per usare un epiteto caro a noi amanti del thriller italiano) che fomentano l’odio a distanza, utilizzando il deep-web e i social network. Il Maestro si ispira a queste persone che si celano nell’ombra, che pochi hanno visto e sulla cui esistenza non si è mai del tutto certi. Volevo che fosse una figura affascinante dal punto di vista psicologico, che avesse delle motivazioni forti e rendesse la vita difficile alla Lopez.

 

 

 

Una delle cose che più mi hanno colpito del libro è la dovizia di particolari con cui hai descritto tutta una serie di agenzie e dipartimenti e forze di polizia in lotta contro il  terrorismo e non solo. Quanto lavoro preparatorio e di studio ti è costato?

Circa un anno di studio che è consistito nella raccolta del materiale, lo studio del territorio, il dialogo con le fonti, la consultazione giornaliera dei quotidiani. Non è stato semplice. Però fare le ricerche è un processo necessario per questo tipo di romanzi. Non puoi sbagliare una virgola: il lettore se ne accorgerebbe subito.
 
 
 
Una delle cose che mi fanno gelare il sangue leggendo un libro come questo è quanto, in questi casi, la ‘fiction’ sia veramente molto vicina alla realtá! Ti sei ispirato a vicende e fatti avvenuti in passato per la tua trama?

Solo in minima parte. Ho soltanto letto la società intorno a me. Ho cercato di captare quel disagio e quell’odio di cui parlavamo prima, chiedendomi cosa sarebbe accaduto se una persona particolarmente brillante, una mente criminale superiore, fosse riuscita a canalizzare quell’odio e utilizzarlo come arma per colpire Milano. Le procedure sono verosimili e reali, tutto il resto (speriamo)  è verosimile ma non reale.
 
 
 
Leggendo le storie e le motivazioni dei ‘cattivi’ ma anche prendendo atto dei ‘modi’ spesso disumani e non ortodossi usati dai ‘buoni’ per raggiungere i propri scopi si ha la sensazione che tutti questi ‘attori’ della storia non siano altro che pedine sacrificabili in mano a interessi più grandi di tutto e tutti, quanto si discosta dalla realtà ‘vera’ questo punto di vista secondo te?

Ben poco. Al di là della linea narrativa principale, il romanzo parla del business della paura nelle sue manifestazioni più crude: l’utilizzo politico della paura e l’industria della paura intesa come interesse economico delle industrie delle armi che della paura fanno la loro principale fonte di reddito. Puoi ben capire che quando sono questi gli interessi in gioco i ragazzini arabi disadattati che occupano le case dell’Aler a Milano mi fanno molta meno paura rispetto a questi titani delle alte sfere.
 
 
 
Il tuo romanzo è uscito per Rizzoli in una collana dedicata espressamente dedicata al noir italiano; mi viene da dire che, vedendo gli autori e la qualità dei racconti, il noir italiano sia un genere decisamente in salute e molto attuale! Qual è la tua impressione?

Il noir è da sempre stato un laboratorio di studio, analisi e lettura della cronaca sociale, nelle sue varianti antropologiche e socio-criminali. Oggi la realtà in cui viviamo è sicuramente più complessa e stratificata di quella degli anni ʼTrenta, quindi è chiaro che il genere debba evolversi e farsi trovare pronto a queste crescenti complessità. La collana Nero Rizzoli è molto importante e interessante perché, attraverso lo sguardo di tanti autori diversi, si può osservare la mutevolezza dei punti prospettici e le differenti poetiche dei singoli autori; è una sorta di barometro dell’evoluzione del noir italiano. Lo stato di salute del noir è ottimo, e può addirittura migliorare se si arriverà alla consapevolezza che il genere deve adattarsi ai bisogni di questa società; leggere la realtà con gli strumenti degli anni ʼtrenta non è solo anacronistico, ma tutto sommato inutile.
 
 
 
Mi ha particolarmente affascinato l’idea del Lovers Hotel, questo posto assolutamente segreto e male in arnese, utilizzato dai servizi americani, per condurci e ‘interrogare’ con metodi allucinanti, i prigionieri; come ti è venuto in mente?

Da qualcosa di molto simile che esiste nella realtà. Vengono definiti “black sites”. Non vorrei rovinare la sorpresa a chi volesse leggere il libro, ma se tu cerchi anche solo su internet quel nome, capirai che il Lovers è tutt’altro che un luogo campato per aria…

 

 

 

Domanda banale ma anche d’obbligo: perchè “lo stupore della notte”? Perché Mina?

Perché cattura fino in fondo l’atmosfera del romanzo: è una storia in cui Milano è la vera protagonista, e il libro parla della bellezza di Milano, una città sempre in grado di stupirti, di sedurti con la propria bellezza, soprattutto dopo il tramonto. Quel verso restituiva a nostro avviso questa sensazione: lo stupore di un’isola metropolitana che scintilla nell’oceano scuro della notte.
 
 
 
Altra protagonista del tuo romanzo è senz’altro Milano, qui imbiancata dalla neve a delineare uno scenario che è vicino ai nostri amati thriller nordici, pensi sia possibile una trasferta della nostra Rosa Lopez magari in Svezia o Norvegia?…ma soprattutto sentiremo ancora parlare di lei?

Il destino e il futuro dei personaggi dei libri è sempre in mano ai lettori. Se il romanzo avrà successo, se si creerà un buon passaparola, è possibile che si sentirà ancora parlare di Rosa, altrimenti “non so spiegarti che questo amore appena nato è già finito…”.

Piergiorgio Pulixi

Nel fare ancora tantissimi complimenti a Piergiorgio Pulixi e ringraziandolo per la sua cortesia, speriamo di averlo presto ancora qui su Thrillernord per conversare insieme di un suo nuovo lavoro!

 

A cura di Massimo Ghigi

 

 

SCHEDA AUTORE

Piergiorgio Pulixi è nato a Cagliari nel 1982. Fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo.