Intervista a Piergiorgio Pulixi




A tu per tu con l’autore

 

Abbiamo rivolto a Piergiorgio Pulixi alcune domande facendogli per prima cosa i complimenti per il Premio dei Lettori nell’ambito del Premio Scerbanenco 2018.

 

Piergiorgio, alterni la tua produzione letteraria fra romanzi e racconti, c’è una differenza di scrittura fra i due generi?

Certamente. Per quanto concerne la strategia compositiva, il respiro della trama, l’analisi introspettiva dei personaggi, le descrizioni, e tante altre cose, c’è una differenza sostanziale. Nella forma del racconto non ti puoi permettere nemmeno una parola o un’immagine di troppo. Devi portare il lettore subito dentro la storia, aggredendo le sue emozioni nell’arco di una manciata di pagine. Nel romanzo invece hai più tempo per poter pianificare e dosare la tensione narrativa, affinare lo stile letterario rivestendo la storia con maggiori sfumature. Per quanto mi riguarda, mi trovo benissimo in entrambe queste due arene letterarie. E credo anche che muoversi tra l’una e l’altra arricchisca l’autore, rendendo la sua scrittura più vivace e immediata. Per esempio, l’esperienza de “L’ira di Venere” (raccolta di racconti per CentoAutori) è stata basilare per la scrittura de “Lo stupore della notte” (NeroRizzoli 2018).

 

 

Nei racconti scrivi di argomenti tra loro molto diversi, la realtà ti ispira? Come ti organizzi per scrivere? Tutto a memoria, prendi appunti?

La realtà e la cronaca sono quasi sempre la fonte primigenia di qualsiasi cosa scriva. Isolo degli articoli o delle notizie che mi incuriosiscono e inizio a documentarmi, approfondendo il tema e il contesto in cui è maturato il delitto. A quel punto inizio a strutturare il racconto (o romanzo) prima nella mia testa. Lascio l’idea in “incubazione” per qualche giorno o settimana, e successivamente se passa al vaglio di una griglia di domande che vertono soprattutto sui possibili sviluppi drammaturgici e narratologici della storia, butto giù una scaletta scritta che vado a rifinire sempre più, finché tutto mi è chiaro. Credo comunque che una buona memoria in narrativa sia non solo una formidabile alleata, ma una qualità pressoché indispensabile. I migliori autori che conosco hanno anche una memoria prodigiosa.

 

 

 

A me pare evidente il tuo interesse per il mondo femminile, trovo che tu abbia una sensibilità nel trattare l’universo femminile che non riscontro in molti altri scrittori, cosa pensi delle donne?

L’universo femminile mi attrae e mi affascina perché gravido di suggestioni e sensazioni tutte da scoprire per me, perché ovviamente sono aliene alla mia percezione maschile. Credo che la regola aurea per produrre buona narrativa (che si tratti di romanzi d’intrattenimento o di alta letteratura non fa differenza) sia cercare di battere sempre nuove strade e alzare il livello del proprio armamentario letterario, disinnamorandosi di se stessi e dei risultati raggiunti fino a quel momento. La sfida di abbracciare una forma mentis che non è quella maschile, implica una maggiore attenzione e uno studio minuzioso della psicologia femminile, oltre al cercare di andare al di là dei propri limiti. Questo ha una ricaduta – in positivo a mio avviso – sulla scrittura. Di riflesso, scrivendo parecchio di donne, si accresce la sensibilità e la consapevolezza in primis nei confronti di noi stessi e del modo in cui ci rapportiamo con le stesse, in più, attraverso l’allenamento dell’empatia, riusciamo a guardare il mondo da un punto prospettico diverso, regalandoci una visione d’insieme su quelle che sono le delizie e le problematiche del mondo femminile.

 

 

 

Sei autore, con Massimo Carlotto, di una audioserie, Lovers Hotel, per un radiodramma le cose si complicano? La scrittura deve rispondere a necessità diverse e a tempi diversi, come vi siete regolati?

Un radiodramma, se ci pensi, è il medium più vicino alla letteratura quanto a sensazioni e meccanismi psicologici che accende e induce. Cerco di spiegarmi meglio: guardare un film o una serie tv, implica un’attenzione diciamo così “passiva”; il prodotto è già completamente finito e tu lo digerisci e poi lo destrutturi e lo analizzi nella tua mente a cui però non è richiesto uno sforzo immaginativo, ma più di astrazione e riflessione tematica. Nei libri e nei radiodrammi, al contrario, sull’immaginazione del lettore/ascoltatore si basa tutta l’architettura dell’opera. Senza l’immaginazione del lettore, il libro o il radiodramma sarebbero materia inerte. Tradurre parole in circostanze, scene, suoni e immagini, questo è quanto viene richiesto al lettore. Quindi si scrive per far immaginare il lettore. Nella serie audio scritta con Massimo Carlotto, invece, non potevamo affidarci alla descrizione, a una voce narrante che raccontasse lo svolgersi della storia. Potevamo portare avanti la narrazione soltanto attraverso i dialoghi e i rumori. Tutto qui. Quindi il metodo è stato lo stesso della scrittura collettiva che abbiamo utilizzato per esempio per il progetto di “Perdas de Fogu” poi ci siamo divisi le puntate e i personaggi. È stata un’esperienza molto interessante che sicuramente mi ha arricchito, smaliziandomi nell’arte dei dialoghi. Rendere vivo e “presente” un personaggio soltanto attraverso la maniera in cui parla, beh, non è esattamente una passeggiata.

 

 

 

C’è un personaggio che compare in alcuni racconti, Carla Rame, una funzionaria di polizia atipica, ce ne vuoi parlare? Non pensi che potrebbe aspirare ad un romanzo se non ad una serie?

È uno dei personaggi a me più cari, perché la sua forza e la sua originalità derivano dall’essere una donna del tutto normale. Carla Rame è una brava donna che cerca di fare il proprio mestiere nel modo più corretto possibile, operando nella mia città natale: Cagliari. Ha una fortissima pietas, una grande sensibilità ed empatia, e queste sue caratteristiche la rendono una poliziotta molto umana e amata dal pubblico. Credo che presto arriverà il momento di darle maggiore spazio.

 

 

 

Tu tieni laboratori di scrittura, chi li frequenta?

Per la maggior parte si tratta di autrici e autori esordienti o che stanno muovendo i primi passi nel mondo dell’editoria. Ma non solo. Tante insegnanti, diverse lettrici e lettori che vogliono capire che tipo di lavoro “architettonico” ci sia dietro la costruzione di un romanzo di intrattenimento, qualche libraio e mi è capitato anche qualche giornalista che vuole provare a cimentarsi con la fiction. Credo che lo stile letterario, quella che viene chiamata “Impronta letteraria” non si possano insegnare, così come non si può infondere il talento in una persona che ne è totalmente sprovvista. Credo però che la tecnica, la drammaturgia, la costruzione di una trama solida e l’indicazione per creare dei bei personaggi, forti e tridimensionali, siano tutte nozioni che si possono insegnare; così come si può aiutare una persona che nutre in sé del talento a tirarlo fuori e utilizzarlo al meglio. La premessa è che la scrittura presuppone tanto lavoro, studio, dedizione e sacrificio. Avere qualcuno che ti indirizza e ti suggerisce un metodo quantomeno per arrivare a una prima bozza finita del romanzo, ritengo sia molto utile, soprattutto a livello motivazionale, perché i cedimenti motivazionali spesso derivano da ostacoli e problemi di trama che non si è in grado di fronteggiare perché sprovvisti di un bagaglio tecnico adeguato.

 

Grazie a Piergiorgio Pulixi per la disponibilità e in bocca al lupo per il Premio Scerbanenco 2018.

(n.b.le domande sono state rivolte a Piergiorgio Pulixi, prima di conoscere il vincitore del Premio Scerbanenco 2018)

Piergiorgio Pulixi

Grazie di cuore a voi. Buone letture.

 

A cura di Manuela Baldi per Thriller Nord


 

Piergiorgio Pulixi (Scheda Autore)


Piergiorgio Pulixi è nato a Cagliari nel 1982. Fa parte del collettivo di scrittura Sabot creato da Massimo Carlotto, di cui è allievo. Insieme allo stesso Carlotto e ai Sabot ha pubblicato Perdas de fogu (Edizioni E/O 2008), e singolarmente il romanzo sulla schiavitù sessuale Un amore sporco, inserito nel trittico noir Donne a perdere (Edizioni E/O 2010). È autore della saga poliziesca di Biagio Mazze…(Scheda Autore)