Intervista a PIERNICOLA SILVIS






A tu per tu con l’autore

 

 

 

1)  Di solito il cattivo si scopre nelle ultime pagine mente nel suo libro dalla prima.
Mi ha colpito molto in Formicae la scelta di rivelare subito il nome del “cattivo” del serial killer e di procedere parallelamente con i due personaggi Bruni e Zio Teddy, come mai questa scelta stilistica così difficile secondo me, per mantenere viva l’attenzione del lettore.

Me lo dicono in molti, ma non c’è niente di strano. Tanti sono i romanzi in cui il buono e il cattivo si inseguono, e in questo il maestro assoluto è il Frederic Forsyth de “Il giorno dello Sciacallo” e “Dossier Odessa”. La suspense, in questo tipo di trame, non è nello scoprire chi è l’assassino, ma nella gara a rimpiattino fra buono e cattivo, per vedere in quale modo il buono riuscirà – se riuscirà, ovviamente – a fermare il killer. Inoltre non amo le banalità, e la trama del tipo “Chi sarà mai l’assassino” è troppo diffusa, tanto che spesso l’individuazione dell’assassino finisce quasi sempre con il dito puntato sul poliziotto “buono” piuttosto che su un parente della vittima o su un perfetto sconosciuto. Odio le banalità, quindi rovescio il tavolo: sai tutto subito, ma devi soffrire assistendo alla gara fra il bene e il male. Anche nei finali cerco di evitare alcune cose piuttosto ripetitive da film polizieschi americani prodotti dalle major. Se ci riesco lo devono dire i lettori. In genere, quando il colpevole si scopre alla fine, è sempre o un totale estraneo, o un parente stretto della vittima o il collega del “poliziotto buono”. Mi sembra una cosa un po’ banale, perciò ho voluto ribaltare le cose: la suspense mi piace generarla nel seguire il buono nella rincorsa del cattivo, in modo da tenere desta l’attenzione del lettore nel cercare di capire come fare per fermarlo.

 

 

2)  Ha deciso di ambientare il suo thriller a foggia e zone limitrofe, oltre a raccontare le vicende della storia ha voluto mettere come contorno la malavita organizzata e i luoghi comuni. Non pensa di aver fatto uno spot “negativo” per la sua terra? O secondo lei è tutto circoscritto all’interno di formicae?

In realtà, il romanzo era ambientato nel casertano, poi ho modificato l’ambientazione portandola a Foggia. I motivi della modifica, in realtà, sono due. Da un lato, desidero portare all’attenzione dell’opinione pubblica nazionale il problema-Foggia, una città e una provincia piene di gente per bene ma squassate da una criminalità feroce. Se di un problema non se ne parla, è come se non esistesse, e quindi sarebbe impossibile trovare una soluzione di tipo sociale e non solo affidata a forze dell’ordine e magistratura. Inoltre nessuno ha mai messo Foggia al centro di un libro, e mi è sembrato giusto seguire il consiglio di Gianrico Carofiglio, che mi suggerì, appunto, di ambientare il romanzo in terra dauna. Devo dire che se, grazie alla mia opera di questore e di scrittore, di Foggia si parlerà come di Napoli, Reggio Calabria e Palermo, ne sarò orgoglioso. E nessuno spot negativo: i foggiani perbene, e sono moltissimi, hanno bisogno di sentirsi considerati dai media e dalla società civile del Paese. Finora si sono occupati in modo serio e continuo di Foggia solo il Ministero dell’Interno, il Comando Generale dell’Arma e e la Procura nazionale antimafia. E’ bene che cominci a occuparsene anche la società civile, visto che nessuno ha ancora scritto una Gomorra foggiana.

 

 

3)  Il profilo del personaggio Zio Teddy è molto ben fatto sia il lato psicologico sia il lato umano, uno dei migliori che abbia mai letto. C’è stato uno studio per la costruzione del personaggio? Ha avuto un esempio reale o è tutto teorico?
No, nessuno studio in particolare. Sono una persona molto empatica, e quando ho cercato di calarmi nella mente di un pedofilo killer ho trovato lo sconquasso e le formiche. Certo, non tutto è inventato, il personaggio di zio Teddy è stato ispirato anche dalla cronaca

 

 

4)  Alla fine del libro si ha come la sensazione che il male sia più forte dell’uomo, ossia che quello che è successo a zio teddy, non poteva far altro che far crescere dentro di lui il male e il buio, quale è il messaggio che voleva mandare con questo personaggio?
Il messaggio è presto detto. Stiamo attenti, intorno a noi spesso ci sono persone che covano il male all’interno della propria anima, ci sono trasmissioni televisive che ci fanno credere cose non vere, esiste una retorica di pancia che ci fa individuare nel diverso, per pelle o altro, il nemico da crocifiggere. E i poliziotti veri non sono quelli delle fiction tv, ma gente seria che vive ossessionata dallo squillo del cellulare, e che le indagini vere si fanno con prove, indizi e il relativo vaglio dei giudici, non sempre favorevole alla facile risoluzione del caso.

 

 

5)  Renzo Bruni dirigente della SCO sarà presente anche in altri romanzi? Inizierà una serie?
Certo, me lo stanno chiedendo in tanti. Se Bruni non tornasse deluderei l’editore e molti lettori. Sto perciò elaborando una nuova trama, che dovrà necessariamente essere più coinvolgente di quella di Formicae, e questo sarà difficile. Ma ci riuscirò. Scrivere un romanzo non è una passeggiata.

 

 

6)  Formicae è il suo primo libro con la casa editrice SEM, cosa può dirci di questa casa editrice?
La SEM nasce dall’iniziativa del gruppo che fino al 2015 ha diretto il Gruppo Mondadori: Riccardo Cavallero, ex direttore generale, e Antonio Riccardi, ex direttore editoriale. E Mario Rossetti, ex amministratore delegato di Fastweb. Teresa Martini dirige la comunicazione. Questa è la parte seria. L’altra parte è che è un gruppo di amici simpaticissimi, che organizzano anche momenti di evasione all’insegna della cultura e, perché no?, delle fettuccine al ragù. O meglio, del risotto allo zafferano, visto che siamo a Milano.

 

 

7)   Facciamo conoscere ai lettori Piernicola Silvis, cosa ci può dire ?
Rispondo come risponderebbe Oliver Stone: Nato il 4 luglio. Scherzi a parte, sono del ’54 e faccio il dirigente della Polizia di Stato, attualmente questore di Foggia.

 

 

8)  Conosce il genere thrillernordico? Apprezza qualche autore in modo particolare?
Certo che lo conosco, e lo apprezzo. Immancabile è stato il Larsson di “Uomini che odiano le donne”, ma soprattutto “Tre secondi”, di Anders Roslund e  Börge Hellström. Mi è piaciuto moltissimo. Anche perché leggendo libri di culture così distanti, capisci che – Foggia o Stoccolma – le dinamiche poliziesche e delinquenziali sono assolutamente simili, tanto da essere addirittura interscambiabili.

Piernicola Silvis

Intervista a cura di  Leonardo Di Lascia

 

Di Piernicola Silvis:

IL LIBRO – La voce al telefono dice che Livio Jarussi, il bambino scomparso da due anni, è vivo e sta bene. Aspetta soltanto di essere riportato a casa, dai suoi genitori.
Quando la polizia arriva nel luogo indicato dalla voce anonima, una discarica alla periferia di Foggia, trova una scena sconcertante…