Intervista a Riccardo Bruni




A tu per tu con l’autore

 

 

Riccardo, sei una vecchia conoscenza per noi di Thrillernord. Abbiamo recensito infatti i romanzi che compongono la tua trilogia ambientata in Maremma (“la notte delle falene”,  “la stagione del biancospino”  e  “la promessa del buio”) e adesso il tuo nuovo romanzo, “Una sera di foglie rosse” con il quale inauguri una nuova serie con protagonista Leonardo Berni, un avvocato un po’ sopra le righe, ma con un senso della giustizia ancora intatto. Il tuo nuovo romanzo sembra segnare una svolta nella tua carriera, sia per lo stile, in cui si rinvengono tracce di ironia e di sano umorismo e in cui sembri allontanarti dal genere noir, sia perché ti introduci nel mondo delle serie, piuttosto in voga ultimamente, sia in Italia che all’estero. A cosa dobbiamo questo (gradevole) cambiamento?

Ho sentito che era arrivato il momento di dedicarmi a un nuovo progetto. E così ho cercato il giusto ‘sound’ per questa storia. Quando lasci una strada che conosci per esplorarne una nuova, perdi i tuoi punti di riferimento e questo ti aiuta a trovare cose diverse, a liberare energie positive. Così ho deciso di mettermi alla prova con una serie. Ne ho lette parecchie, e mi incuriosiva la dinamica di una narrazione che si sviluppa in due direzioni, quella verticale del singolo romanzo e quella orizzontale che attraversa l’intero ciclo.

 

 

 

 

 

 

La tua carriera di autore è molto particolare, costellata di tanti progetti “in solitaria”. Mi riferisco al fatto che ti sei sempre affidato all’autopubblicazione, anche in tempi in cui a malapena si sapeva cosa fosse e in cosa consistesse questa “modalità” di pubblicare romanzi. Perché questa scelta?

Anni fa curavo un blog in cui mi occupavo di editoria digitale e seguivo quello che stava avvenendo in Usa, con i primi esperimenti della scena ‘self’. Così, quando è arrivata in Italia la piattaforma del Kindle Direct Publishing mi è sembrata l’evoluzione naturale di quel percorso ed è nata la mia prima autoproduzione. Era ‘Zona d’ombra’, il mio thriller storico-politico che poi è stato ripubblicato da Edizioni Anordest. Poi, dal 2015 sono entrato in Amazon Publishing, che invece è un editore in tutto e per tutto, ma decisamente innovativo per le dinamiche di distribuzione. E in questo nuovo contesto ho trovato delle potenzialità enormi.

 

 

 

Come giudichi il mercato dell’editoria in Italia?

In generale, credo che nell’editoria ci siano ancora troppi pregiudizi. Dovremmo smetterla tutti di ragionare con logiche di contrapposizione, del tipo ebook contro carta, libreria contro e-commerce, giornali contro siti web e così via, e considerare invece queste nuove opportunità come complementari a tutto il resto. L’ebook, per esempio, è il miglior alleato che il libro possa avere in un’epoca in cui passiamo la metà del nostro tempo in un mondo virtuale, quello che Baricco chiama il Game. Senza la sua versione digitale, il libro ne sarebbe tagliato fuori.

 

 

 

 

Come si diventa scrittori? A causa di quali pulsioni? Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Scrivere non è una passione, non lo fai per hobby. Se fosse solo questo non riusciresti a rimanere seduto alla scrivania con certe belle giornate di sole, là fuori. Scrivere è un’esigenza, non puoi farne a meno. Se senti questa cosa, vuol dire che scrivere è l’unico modo che conosci per cercare di capire quello che ti sta intorno, e come starci dentro.

 

 

 

 

Cosa legge Riccardo Bruni?

Di tutto. Sono onnivoro. Non credo troppo nei confini, in generale, per cui non ragiono molto per ‘generi’. Un libro mi piace oppure no. E devo dire che in linea di massima sono di più quelli che mi piacciono di quelli che non mi piacciono. Magari è fortuna, oppure è la mia vecchia abitudine di farmi coinvolgere…

 

 

 

 

Torniamo al tuo ultimo romanzo. Chi è Leonardo Berni? Come nasce?

Avevo bisogno di un personaggio che avesse una frequentazione ordinaria con il crimine, per farne il protagonista di una serie. E così ho pensato a un avvocato, perché nel periodo in cui come giornalista mi sono occupato di cronaca giudiziaria, ho avuto modo di conoscerne parecchi e osservarli da vicino. Un attimo dopo aver preso questa decisione, Leo era già lì che mi stava fissando. Come se fosse stato lui ad aspettare me.

 

 

 

 

Il personaggio di Leo, in realtà, è molto complesso. A prima vista liquidabile come il classico perdente “con le pezze al culo” che riempi i buchi della sua vita con surrogati di felicità; ma ad una lettura più attenta si ritrovano in lui onestà, tenerezza, disincanto, integrità assoluta. Un uomo che non si può non amare e al quale inevitabilmente viene voglia di colmare “quel piccolo vuoto nel cuore che tutti ci portiamo dietro e che non si riempie mai”.  Cosa ci dobbiamo aspettare dall’avvocato Leonardo Berni, anche in ottica futura?

La sua carriera è andata in pezzi quando ha perso fiducia nella legge, ma questo non ha intaccato il suo senso della giustizia, e con tutti i suoi limiti, le sue debolezze, i suoi conti in sospeso con il proprio passato e le sue pessime abitudini, Berni continuerà a sentirlo forte dentro di sé e a stare da quella parte.

 

 

 

 

Qual è il motivo che ti ha spinto ad ambientare la serie di Leo Berni a Siena? Qual è il tuo rapporto con questa città, che intuisco ti abbia visto studente? C’è forse un pizzico di te in Leo?

Siena è la città in cui vivo da un sacco di tempo. E proprio il fatto di esserci arrivato solo in un secondo momento, da universitario, mi ha lasciato la libertà di raccontarla come piace a me, negli aspetti che mi hanno fatto amare questa città e che, proprio perché non sono originario di qui, non ho mai imparato a dare per scontati. Per quanto riguarda Leo, sicuramente in lui c’è molto di me. Potrei addirittura considerarlo  quasi una versione distopica di me. Condividiamo una parte importante di vita, persino il fatto che ho frequentato un anno di Giurisprudenza, prima di cambiare percorso di studi. Al tempo stesso, però, ci sono aspetti che ci dividono in modo netto. Sicuramente oggi siamo due persone profondamente diverse che hanno due vite profondamente diverse, ma sono convinto che se ci trovassimo in un pub con due birre davanti e un pezzo dei Pink Floyd nell’aria, tutte quelle distanze si annullerebbero in un attimo.

 

 

 

 

Infine, quali sono i tuoi progetti futuri, oltre, naturalmente, a continuare a dare vita a Leo Berni?

Berni tornerà verso la fine dell’anno, con una nuova storia. Per il resto, mio figlio ha detto che vuole imparare a giocare con i giochi di ruolo, e questo porterà via un po’ di tempo…

Riccardo Bruni


A cura di

Laura Salvadori


Riccardo Bruni  (Scheda Autore)


Sono nato a Orbetello nel 1973, l’anno in cui sono usciti The dark side of the moon dei Pink Floyd e Storia di un impiegato di Fabrizio de André. E quelle sono rimaste le mie stelle, i miei punti di riferimento. Tutto il resto ebbe inizio il giorno in cui presi la vecchia macchina da scrivere che avevamo in casa, una Antares, e dopo aver inserito il primo foglio bianco cominciai a scrivere un racconto di fantascienza horror. Alla fine rilegai una decina di pagine con una spillatrice: il mio primo libro. Ero uno scrittore. La prima volta che ho pubblicato racconti è stato su un sito internet che avevo realizzato con un pc 486 e un modem a 56k. Ho collaborato con portali web, riviste, giornali, uffici stampa, agenzie e più in generale ovunque ci fosse spazio da imbrattare. Ho lavorato sia con editori sia come indipendente, sperimentando le vie del self publishing, attraverso il mio laboratorio Tannhauser, nato attorno all’esperienza del blog in cui per qualche anno mi sono occupato di editoria digitale. Ho scritto i romanzi La lunga notte dell’iguanaZona d’ombraNessun doloreIl Leone e la RosaLa notte delle faleneLa stagione del biancospinoLa promessa del buio e la raccolta Sette racconti. Altre cose sono sparse qua e là, tra progetti collettivi e antologie. In collaborazione con l’Accademia del fumetto di Siena curo un workshop di scrittura, articolato in una serie di incontri tematici. Vivo tra Siena e Orbetello. Mi piace ascoltare musica di ogni genere, andare al cinema, abbuffarmi di film e serie in tv, suonare la chitarra, leggere un po’ di tutto, passeggiare e fotografare, trovarmi a cena con gli amici e un sacco di altre cose.