Intervista a RICCARDO GAZZANIGA






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Nel romanzo emergono molti spunti di riflessione; uno in particolare è l’amicizia, sulla quale si fonda la nostra vita; quanto questo sentimento ha influenzato la tua vita?

L’idea per questo romanzo, come per il mio esordio, è nata in me come un’idea di trama, da un’immagine: due fratellini che si accorgevano che c’era qualcuno nel bosco. L’amicizia è venuta fuori scrivendo, sia quella che lega i protagonisti agli altri ragazzi della compagnia con cui passano l’estate che l’amicizia fra i due fratelli che sono, prima che uniti da un legame di sangue anche amici. Non è un caso che tra loro si chiamino, nel romanzo, “amico” l’uno con l’altro. Anche nel mio primo libro l’amicizia era centrale intesa più che altro come fedeltà agli amici e disponibilità o meno a tradirli. Credo che questo, forse, sia un tema più centrale ancora dell’amicizia: la fedeltà e il tradimento, inteso in senso ampio. Non solo tradimento della fiducia o della persona amata, ma anche di sé stessi, di quello che si vuole essere e si cerca di essere.

2) Come sono nati i personaggi di Luca e Giorgio, fratelli diversi tra loro eppure molto uniti?

Come sono nati i personaggi di Luca e Giorgio, fratelli diversi tra loro eppure molto uniti? Sono nati da uno spunto personalissimo. Io ho un fratello di 4 anni più piccolo che si chiama Giorgio, come il co-protagonista del romanzo. Nella mia infanzia e adolescenza il rapporto con mio fratello è stato centrale. Trascorrevamo molto tempo senza genitori, visto che lavoravano tutto il giorno. E poi, vivendo in una grande città, eravamo costretti a stare molto dentro. Per questo giocavamo tra noi, studiavamo tra noi, parlavamo tra noi, soffrivamo tra noi. Dunque io ero, in qualche modo, anche un genitore. Mio fratello mi imitava, cercava di essere come me, stava coi miei amichetti, ascoltava la stessa musica, tifava la stessa squadra. Era un ruolo che mi rendeva orgoglioso e anche mi dava responsabilità verso di lui, per il desiderio di non deluderlo.

3) Ad un certo punto Luca, nel momento del pericolo, deve fare una scelta, non solo di coraggio…Credo che sia stata una scelta soprattutto d’amore verso suo fratello più piccolo ed è un momento topico del libro, ci racconti come è nata e si sviluppata la scena?

La scena, che è verso la fine, è nata scrivendola, nel senso che non avevo previsto questo passaggio dell’epilogo. Non ero nemmeno sicuro che, alla fine del libro, i due fratelli si sarebbero trovati insieme ad affrontare il terribile pericolo di cui nessuno si era avveduto. In questa scena c’è una scelta che ha una sola risposta possibile, per come è costruito il libro e il rapporto tra i due fratelli. Luca per Giorgio è disposto a qualsiasi sacrificio.

4) Si evince dalle descrizioni di Lamon un calore particolare; questo libro vuole essere anche un tributo a quella terra ricca di sapori e colori?
Senza dubbio. Lamon è un luogo reale, un paese di tremila abitanti tra Veneto e Trentino. A Lamon è nata mia nonna materna (cui è ispirato un personaggio secondario del romanzo) e a Lamon io ho trascorso le mie vacanze estive fino ai 20 anni. Dunque quello che trasmetto nel libro è l’amore di un ragazzino di città che, in un piccolo paese circondato dai boschi, si sentiva finalmente libero. Dopo l’uscita del ropmanzo mi hannos critto in tantissimi, da ogni parte d’italia, per dirmi che si identificavano nel mio protagonista e nel suo rapporto con il paese. In realtà Lamon si trova in mille posti d’Italia dove migliaia di bambini si sentivano a casa, mentre dalla loro casa “reale” erano distanti. Peraltro c’è un forte e recente interesse per le ambientazioni italiane legate alla montagna. Pensiamo al thriller “La sostanza del male” di D’Andrea o a “Le otto montagne” di Cognetti. Diciamo che la “forza” della natura oltre allo sfondo offre spunti narrativi potenti di fronte a cui mettere i personaggi.

5) Un’altra caratteristica molto interessante è la sensazione che tutto ciò che vedi non sempre è reale: gli occhi che ti guardano nel buio, persone che non sono quelle che sono, insomma in questo libro si sfatano un po’ i nostri miti; vuoi raccontarci qualcosa a proposito della madre di Luca?

Il romanzo è scritto dal punto di vista di un tredicenne che cerca di intepretare le cose per come riesce a capirle. In tutto questo prende degli abbagli e con tremende conseguenze: dalla creatura che crede di vedere nel bosco, all’uomo sulla macchina nera che appare in paese, Luca commetterà una serie di errori dalle conseguenze drammatiche. Ma Luca percepisce anche cose precise, esatte. Le coglie dai “non detti” intorno a lui, grazie alla sua sensibilità. In famiglia, per esempio, si accorge che qualcosa è cambiato nel rapporto tra i suoi e nota i segnali di un cambiamento nella mamma: si veste più carina, esce più spesso da sola, racconta alcune bugie. Tutti, in questo romanzo, hanno dei segreti, grandi o piccoli. Da qui il titolo “Non devi dirlo a nessuno”.

6) Quindi hai una visione complicata della famiglia, Riccardo?

Senza dubbio in entrambi i miei romanzi il nucleo famigliare è visto in modo difficile, doloroso, pieno di frammentazioni, di sogni non realizzati, di rapporti stanchi che restano insieme come possono, spesso con conseguenze peggiori di una rottura. Questo è sicuramente anche dovuto al mio vissuto, ovviamente. Uno scrittore, a mio avviso, riflette spesso anche ciò che lui è e quanto ha vissuto durante l’esistenza, nei suoi personaggi. Purtroppo molte volte i “grandi” non si rendono conto che i figli riescono a percepire molto più di quanto non venga loro detto. Magari non lo comprendono in toto, ma lo intuiscono. E questo, molte volte, basta per soffrire.

7) Tra le tue letture ci sono gli autori scandinavi che recentemente, soprattutto giallisti, hanno particolare successo in Italia?

“No, nel senso non i giallisti. Anche perché, in verità, io non amo molto i gialli puri, paradossalmente. Preferisco o quelli più virati all’horror o quanti intrecciano il mainstream. Forse Larsson rientra nei miei canoni, ma la lunghezza mi ha scoraggiato. Nesbo però vorrei leggerlo, perché in tanti me ne parlano benissimo. Di nordico ho letto in modo attento solo Lindqvist, autore dello strepitoso horror svedese “Lasciami entrare”. Purtroppo, però, i due successivi romanzi editi in Italia non sono stati all’altezza di quello”.

Riccardo Gazzaniga

Intervista a cura di Lucia Cavaliere


Di Riccardo Gazzaniga :

IL LIBRO – Estate 1989. Luca, adolescente genovese, trascorre l’estate a Lamon, un piccolo centro sulle montagne del Veneto. Il suo migliore amico è Alessio, villeggiante e un po’ sfigato come lui. Il suo amore è Chiara, ma a lei piace Samuele, che ha già lo scooter…