Intervista a ROBERTO CARBONI






A tu per tu con l’autore

 

 

A poche settimane dall’uscita del suo nono romanzo, “Dalla Morte in Poi”, abbiamo incontrato, nella sua Bologna, lo scrittore noir Roberto Carboni.

1) Quando e come è nato il tuo interesse per la scrittura?

Non lo so! Perché i miei interessi nascono senza che io stesso me ne renda conto! Io sono stato un giocatore agonista ed uno studioso di scacchi: un giorno, mentre giocavo una partita in internet con un avversario che rispondeva lentissimamente, ho aperto una pagina di Word e, utilizzando solo due dita, dato che non conoscevo neanche molto bene la tastiera, fatta eccezione che per i tasti che mi servivano per fare le mosse, iniziai a scrivere una storia che avevo in testa da un po’. Erano gli anni 2006/2007. Da qui iniziai a scrivere racconti e a pubblicarli in rete su siti specializzati. Dato che avevo molti riscontri positivi, venni invitato su altri siti, tra cui anche alcuni di élite. Lì, alcune persone mi notarono e mi consigliarono di rivolgermi ad un editore. Fu così che contattai Giraldi, una casa editrice Bolognese. Dato che mi paventarono un’attesa di circa tre mesi per avere risposta, consegnai le prime ottanta pagine del manoscritto direttamente nelle mani dell’editore, con la promessa che avrei consegnato il resto qualora avesse ritenuto interessante il romanzo. In realtà,non ci vollero tutti questi mesi per avere risposta: Giraldi mi manifestò il suo interesse il pomeriggio stesso e allora io dovetti candidamente ammettere che le centoventi pagine rimanenti, in realtà, non esistevano ancora! Terminai la stesura e consegnai la parte mancante, ma, quando mi diedero l’ok definitivo per la pubblicazione , mi presentai con un nuovo manoscritto che reputavo migliore del precedente. Superato lo sconcerto iniziale, l’editore scelse di pubblicare il secondo romanzo e andò piuttosto bene, considerando il momento non facile che la casa editrice stava attraversando in quegli anni.

2) Nei tuoi nove romanzi sinora pubblicati, hai creato una serie di personaggi caratterizzati da inquietanti psicopatie. Da dove nasce il tuo interesse per la psicologia e per la psichiatria forense?

Platone, che non era Platonico per niente, diceva che ci innamoriamo di chi ci fa scoprire la nostra follia. Quindi, mediante l’immedesimazione, un personaggio psicopatico permette al lettore di entrare in contatto con il proprio lato folle. Nei miei libri, ho creato una gamma molto varia di personaggi che contempla ossessivi, psicopatici e schizzoidi. Allo psicopatico e al sociopatico ho sempre prestato un’ attenzione particolare, dato che è da queste tipologie che nascono i serial killer. E’ da quando avevo diciassette/ diciotto anni che subisco il fascino della psicologia e della psichiatria. Dal 2009 in poi ho iniziato a studiarla seriamente, per inserirla nei miei romanzi. Ad oggi, casa mia sembra una biblioteca di psichiatria forense!

3) Nel tuo ultimo romanzo “Dalla Morte in Poi” ti avvali per la prima volta della narrazione in prima persona. Come mai questa scelta?

A dire il vero, avevo già tentato di scrivere uno dei miei romanzi, “Il Dentista”, in prima persona, ma in quel momento non sono riuscito a trovare la maniera giusta. Io ho il terrore di annoiare il lettore e di sembrare narcisista parlando troppo di me . Con il mio ultimo libro “Dalla Morte in Poi” ci sono riuscito, perché con Oscar Torri ho trovato “la voce giusta”. Ho cercato di raccontare il personaggio senza giudizi e senza pregiudizi. Oscar Torri è un narcisista borderline ed il suo essere, rispetto a quello che il sentire comune reputa essere la normalità, non è differente nel colore (come avviene per esempio nella schizofrenia), ma solo nell’intensità.

4) Oscar Torri, protagonista di “Dalla Morte in Poi”, in realtà doveva chiamarsi diversamente. Come mai hai deciso di cambiare nome al tuo personaggio?

All’inizio Oscar si chiamava Boni, che è un tipico cognome Bolognese, ma in realtà c’è un’altra motivazione: Os CARBONI ero io! In realtà, nel romanzo Oscar Torri ha due voci: una iniziale in cui esprime il suo lato fobico ed una finale in cui esprime pienamente la sua psicopatia. In mezzo, c’è l’aggravarsi progressivo del suo narcisismo borderline, che si traduce in un cambiamento graduale del linguaggio usato dalla sua voce narrante. Confesso che da quando hanno letto questo libro narrato in prima persona, i familiari della mia compagna e i miei vicini di casa sono un po’ preoccupati e mi guardano con sospetto… Ma io in realtà non sono un sadico che gode raccontando di queste cose… io sono un fobico! Il nome del protagonista inizialmente racchiudeva il mio cognome perché io mi identificavo con il suo lato fobico-ossessivo. Poi, da un certo punto in avanti, l’evoluzione del personaggio ha reso insostenibile per me continuare ad immedesimarmi in lui e così ho preso le distanze dal protagonista, che da quel momento è diventato Oscar Torri. Per continuare a descrivere il suo essere ed il suo comportamento mi sono dovuto -letteralmente- separare da lui.

5) Oscar Torri è un narcisista, un predatore che agisce in preda ad una lucida smania di uccidere e non prova rimorsi. La sua è malvagità , patologia psichiatrica o entrambe le cose?

Oscar Torri non è uno psicopatico “puro”, poiché è in grado di trattenere i suoi impulsi. La sua psicopatia non è un handicap mentale, ma è una reazione mediata dalla ragione. La vera fase patologica di Oscar non è quando il suo narcisismo si scatena, ma è il momento in cui lui si trattiene, nella prima parte del romanzo, quando persino la sua libido è annientata dalle sue fobie. Quando lui ritrova se stesso e diventa un predatore, torna ad avere successo e desiderio sessuale. Lo stesso discorso vale per la malvagità: “malvagio”, deriva un’espressione tardo latina che significa letteralmente “che ha un cattivo destino”. Oscar, diversamente da Raskolnikov di Delitto e Castigo, non viene travolto dal male che compie, anzi, ne trae giovamento. Quindi Oscar non è né malvagio né malato. Oscar è IL MALE. Non c’è nessuna cura per lui. Oscar Torri è un feroce predatore intraspecie e va isolato e rinchiuso per sempre. Perché, come succede in natura, se mettiamo un ragno insieme ad una mosca, quest’ultima, cessa di essere un animale e diventa cibo.

6) Bologna fa sempre da sfondo a tutti i tuoi romanzi. Che legame hai con la tua città?

Se non ci emozioniamo non possiamo pretendere di emozionare gli altri. Non potrei parlare di qualcosa verso la quale non provo sentimenti, buoni o cattivi che siano. Avendo fatto per diciassette anni il tassista, Bologna la conosco intimamente. La prospettiva che hai dal taxi , tra l’altro, è molto diversa da quella che puoi avere, per esempio, camminando sotto un portico. Quando ti sposti con la tua macchina nel centro entri nel tessuto connettivo della città, come un globulo bianco in un sistema circolatorio fatto di portici e strade. Diventi letteralmente parte di Bologna. C’ è anche da dire che, mentre nel giallo la città funge da contenitore e da abbellimento , nel noir la città diventa parte integrante del romanzo, fungendo non solo da sfondo ma anche da generatore della narrazione Una storia noir ambientata a Bologna non potrebbe essere uguale se si svolgesse a Milano o in un paese di provincia. Un’avventura di Sherlock Holmes invece non presenterebbe sostanziali differenze in una location diversa da Londra. Non a caso, Bologna, insieme a Milano e a Roma è una delle città dove sono nate le grandi scuole del Noir italiano. Bologna è una città “molto noir “ per diversi motivi. Innanzitutto per l’ architettura misteriosa delle sue parti medievali che, soprattutto di notte, quando i suoi portici si illuminano di luci ocra, dà un po l’idea di una città sotterranea, piena di anfratti e di ombre minacciose. Inoltre a Bologna, dato l’enorme business degli affitti e dei subaffitti irregolari, è possibile vivere in clandestinità e nascondersi piuttosto agevolmente. Non a caso la città era uno dei nascondigli preferiti delle BR durante gli anni di piombo.

7) Quali sono i tuoi autori preferiti? Hai mai letto qualche autore del Nord Europa?

Di “ nordico” ho letto Stieg Larsson e qualcosa di Camilla Lackberg ma, non conosco l’argomento in modo approfondito. Tra i miei autori preferiti ti cito: Nabokov… perché è infinito! Potrei leggere duecento volte stessa pagina ed imparare sempre qualcosa; John Fante, per la sua leggerezza; Ellroy , che ne “I miei Luoghi Oscuri” era in grazia di Dio; Roth, perché tutte le volte che penso di scrivere bene, apro “Il lamento di Portnoy” e torno con i piedi per terra.

8) Hai mai pensato di scrivere romanzi seriali?

No, li odio! Quando il lettore legge un mio romanzo non deve sapere fino all’ultima pagina che cosa succederà al personaggio…potrebbero catturarlo, potrebbe anche morire. E poi, le storie seriali tendono a diventare prigioniere di un format e, soprattutto, a perdere contatto con la realtà, cosa che io vorrei evitare.

Roberto Carboni

Intervista a cura di Laura Piva


Roberto Carboni su Thrillernord: