Intervista a ROMANO DE MARCO






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Qualche anno fa ci siamo lasciati a Milano con Tanzi e Betti, ora ci ritroviamo negli States; hai voluto dare un taglio internazionale a questo ultimo lavoro, come mai questa decisione?

Cercavo una ambientazione che creasse un taglio netto con le mie altre cose, che sottolineasse un deciso cambio di genere e fosse il più “trasversale” possibile. Il Thriller, per me, è quello anglosassone. Come lettore sono cresciuto con autori come Sandford, Crais, Connelly, Cornwell, Harris e, senza nulla togliere al thriller nord europeo, i miei punti di riferimento di questo genere narrativo restano negli Stati Uniti. Per questo, quando ho deciso di misurarmi col thriller, la mia scelta è stata naturale, quasi obbligata.

2) Col passare degli anni la scrittura si evolve e matura, com’è cambiato il tuo modo di scrivere, il tuo approccio verso le storie a cui dai vita?

La maniera migliore per affinare il proprio stile di scrittura è quella di leggere molto, cosa che io faccio da sempre. Il mio approccio verso la scrittura è sempre più quello di creare empatia nel lettore dando vita a personaggi umani, nei quali è possibile riconoscersi, immedesimarsi. Ecco perché dai super poliziotti Tanzi, Betti e Damiani sono passato a Sandra, una donna quarantenne madre e moglie. Una persona qualunque con le sue paure, i suoi difetti, molti dei quali sono facilmente condivisibili dai lettori.

3) In L’uomo di casa la crudeltà si palesa soprattutto negli accadimenti del passato. Da lettrice fin troppo empatica ho vissuto gli eventi quasi come se vedessi un film, come ti sei sentito nel descrivere crimini così efferati?

Ne L’uomo di casa ho volutamente lasciato i crimini fuori scena, contravvenendo a una prassi del thriller americano che, di solito, segue i serial killer durante tutta la storia narrandone le efferatezze in diretta. A me interessava molto più descrivere le conseguenze del crimine, piuttosto che il crimine stesso, gli effetti che provocano sui superstiti su chi rimane. Siano essi parenti della vittima o investigatori che tentano disperatamente di dare un volto ai colpevoli. Rispetto ad altri miei romanzi, quindi, le descrizioni dei crimini sono state molto meno cruente e disturbanti.

4) La parte relativa ai giorni nostri ci dimostra come, nonostante l’avvento dei social, riusciamo ancora a nascondere la nostra natura, soprattutto a chi ci sta più vicino. Siamo abili manipolatori o siamo così distratti dal virtuale da farci passare sotto il naso realtà evidenti?

La chiave di lettura dei social, è particolarmente adatta a descrivere l’ossessione della segretezza e della trasgressione che sembrano, oramai, costituire la normalità nella vita di ciascuno di noi. Ma non è quella che ho utilizzato nel mio libro. Non l’ho fatto perché è una chiave molto abusata dal punto di vista narrativo e che si presta più ad altre forme di racconto rispetto a quella del romanzo (ad esempio lo splendido film “Perfetti sconosciuti” dello scorso anno). Ho preferito che la scoperta dei segreti passati della vita del defunto marito di Sandra, avvenissero “sul campo” con indagini condotte con il vecchio metodo. Sandra si muoverà, parlerà con delle persone, indagherà in vecchi magazzini e in luoghi del passato di suo marito. Insomma, si calerà in prima persona in una ricerca della verità che metterà a rischio la sua stessa vita.

5) Qual è il primo libro senza figure che hai letto , cosa ti colpì? In qualche modo ha contribuito a creare una passione poi sfociata in lavoro?

Accidenti che domanda… Sai che non lo ricordo? Sicuramente uno dei primi è stato “Il cavaliere della valle solitaria” di George Stevens. Un western dal quale fu tratto anche un famoso film e che segnò in modo indelebile la mia fantasia e il mio modo di intendere la figura dell’eroe, malinconico e disperato.

6) La copertina di L’uomo di casa mi ha colpito molto, come ti è venuta questa idea?

La copertina è frutto di una felice scelta dell’editore PIEMME, in particolare delle editor Francesca Lang e Elisabetta Paniccia. Devo dire che mi ha subito convinto e affascinato perché rappresenta una immagine a prima vista serena, l’esterno d una classica abitazione americana, illuminata e tranquilla. A ben guardarla, però, con il buio che la circonda, fa pensare ai misteri e agli inconfessabili segreti, spesso nascosti dall’apparente quiete domestica.

7) Dall’intervista che facemmo l’anno scorso ci dicesti che non eri appassionato di thriller nordici, è cambiato qualcosa….magari grazie a noi??

Sono un lettore onnivoro e non generalizzo mai quando giudico un libro. Il senso della mia risposta, in realtà, era che non sono particolarmente appassionato a quel filone del thriller, ma ciò non toglie che spesso legga alcuni romanzi che provengono dal nord europa e che li trovi anche molto validi. Il prossimo che leggerò è Senza scampo d Kati Hiekkapelto, finlandese, conosciuta di persona al festival Nebbia Gialla al quale ho partecipato di recente. E poi faccio parte del vostro gruppo, no? Quindi… viva i thriller del nord!

Intervista a cura di Fiorella Carta e Leonardo Di Lascia


Di Romano De Marco:

IL LIBRO – La vita perfetta di Sandra Morrison è andata in pezzi il giorno in cui Alan, suo marito, è stato ritrovato morto in uno squallido parcheggio. Era seduto nella sua auto, con la gola tagliata e i pantaloni calati. La polizia non ha dubbi: un banale caso di omicidio a scopo di rapina, probabilmente un incontro finito male con una prostituta. Per Sandra, è come essere precipitata in un incubo: ora è rimasta sola nella bella casa di Bobbyber Drive, a occuparsi della figlia adolescente ferita e arrabbiata e a rimettere insieme i pezzi di un puzzle senza senso…

IL LIBRO – Un libro Feltrinelli è sempre molto particolare quasi religioso, una casa editrice di spessore, dove anche i thriller hanno un’anima e si va oltre la storia stessa. Romano De Marco, con questa serie di Nero a Milano, ha deciso di farci vedere una Milano diversa da quella che si vede attraverso i media: una Milano vissuta dove la lotta per l’egemonia della città è molto forte. Dopo aver sgominato una banda che rapiva ragazzine, la vita dei due poliziotti Marco Tanzi, riabilitato dopo un passato da clochard e da galeotto, e Luca Betti scorreva lineare, fino a quando…

IL LIBRO – Trama: Era il miglior poliziotto di Milano. Ora, dieci anni dopo, Marco Tanzi è un clochard, un barbone che vive nei parchi e agli angoli delle strade, mimetizzandosi con il degrado di una città che non ha tempo per prestare attenzione agli sconfitti. Capelli lunghi, barba incolta, vestiti sporchi e scarpe infangate, dell’uomo di un tempo rimane ben poco: un gigante di un metro e novantotto che annega nell’alcol i suoi fallimenti. La sua discesa all’inferno lo ha portato ad abbandonare moglie e figlia, a tradire il suo ex collega ed ex migliore amico Luca Betti e a disonorare il distintivo, macchiandosi di reati che gli sono costati sette anni di carcere…