Intervista a ROMANO DE MARCO




A tu per tu con l’autore

 

 

Qualche anno fa ci siamo lasciati a Milano con Tanzi e Betti, ora ci ritroviamo negli States; hai voluto dare un taglio internazionale a questo ultimo lavoro, come mai questa decisione?

Cercavo una ambientazione che creasse un taglio netto con le mie altre cose, che sottolineasse un deciso cambio di genere e fosse il più “trasversale” possibile. Il Thriller, per me, è quello anglosassone. Come lettore sono cresciuto con autori come Sandford, Crais, Connelly, Cornwell, Harris e, senza nulla togliere al thriller nord europeo, i miei punti di riferimento di questo genere narrativo restano negli Stati Uniti. Per questo, quando ho deciso di misurarmi col thriller, la mia scelta è stata naturale, quasi obbligata.

 

 

Col passare degli anni la scrittura si evolve e matura, com’è cambiato il tuo modo di scrivere, il tuo approccio verso le storie a cui dai vita?

La maniera migliore per affinare il proprio stile di scrittura è quella di leggere molto, cosa che io faccio da sempre. Il mio approccio verso la scrittura è sempre più quello di creare empatia nel lettore dando vita a personaggi umani, nei quali è possibile riconoscersi, immedesimarsi. Ecco perché dai super poliziotti Tanzi, Betti e Damiani sono passato a Sandra, una donna quarantenne madre e moglie. Una persona qualunque con le sue paure, i suoi difetti, molti dei quali sono facilmente condivisibili dai lettori.

 

 

In L’uomo di casa la crudeltà si palesa soprattutto negli accadimenti del passato. Da lettrice fin troppo empatica ho vissuto gli eventi quasi come se vedessi un film, come ti sei sentito nel descrivere crimini così efferati?

Ne L’uomo di casa ho volutamente lasciato i crimini fuori scena, contravvenendo a una prassi del thriller americano che, di solito, segue i serial killer durante tutta la storia narrandone le efferatezze in diretta. A me interessava molto più descrivere le conseguenze del crimine, piuttosto che il crimine stesso, gli effetti che provocano sui superstiti su chi rimane. Siano essi parenti della vittima o investigatori che tentano disperatamente di dare un volto ai colpevoli. Rispetto ad altri miei romanzi, quindi, le descrizioni dei crimini sono state molto meno cruente e disturbanti.

 

 

La parte relativa ai giorni nostri ci dimostra come, nonostante l’avvento dei social, riusciamo ancora a nascondere la nostra natura, soprattutto a chi ci sta più vicino. Siamo abili manipolatori o siamo così distratti dal virtuale da farci passare sotto il naso realtà evidenti?

La chiave di lettura dei social, è particolarmente adatta a descrivere l’ossessione della segretezza e della trasgressione che sembrano, oramai, costituire la normalità nella vita di ciascuno di noi. Ma non è quella che ho utilizzato nel mio libro. Non l’ho fatto perché è una chiave molto abusata dal punto di vista narrativo e che si presta più ad altre forme di racconto rispetto a quella del romanzo (ad esempio lo splendido film “Perfetti sconosciuti” dello scorso anno). Ho preferito che la scoperta dei segreti passati della vita del defunto marito di Sandra, avvenissero “sul campo” con indagini condotte con il vecchio metodo. Sandra si muoverà, parlerà con delle persone, indagherà in vecchi magazzini e in luoghi del passato di suo marito. Insomma, si calerà in prima persona in una ricerca della verità che metterà a rischio la sua stessa vita.

 

 

Qual è il primo libro senza figure che hai letto , cosa ti colpì? In qualche modo ha contribuito a creare una passione poi sfociata in lavoro?

Accidenti che domanda… Sai che non lo ricordo? Sicuramente uno dei primi è stato “Il cavaliere della valle solitaria” di George Stevens. Un western dal quale fu tratto anche un famoso film e che segnò in modo indelebile la mia fantasia e il mio modo di intendere la figura dell’eroe, malinconico e disperato.

 

 

La copertina di L’uomo di casa mi ha colpito molto, come ti è venuta questa idea?

La copertina è frutto di una felice scelta dell’editore PIEMME, in particolare delle editor Francesca Lang e Elisabetta Paniccia. Devo dire che mi ha subito convinto e affascinato perché rappresenta una immagine a prima vista serena, l’esterno d una classica abitazione americana, illuminata e tranquilla. A ben guardarla, però, con il buio che la circonda, fa pensare ai misteri e agli inconfessabili segreti, spesso nascosti dall’apparente quiete domestica.

 

 

Dall’intervista che facemmo l’anno scorso ci dicesti che non eri appassionato di thriller nordici, è cambiato qualcosa….magari grazie a noi??

Sono un lettore onnivoro e non generalizzo mai quando giudico un libro. Il senso della mia risposta, in realtà, era che non sono particolarmente appassionato a quel filone del thriller, ma ciò non toglie che spesso legga alcuni romanzi che provengono dal nord europa e che li trovi anche molto validi. Il prossimo che leggerò è Senza scampo d Kati Hiekkapelto, finlandese, conosciuta di persona al festival Nebbia Gialla al quale ho partecipato di recente. E poi faccio parte del vostro gruppo, no? Quindi… viva i thriller del nord!

Intervista a cura di
Fiorella Carta e Leonardo Di Lascia

 

 

 

Romano De Marco ( Scheda Autore)


Nato a Francavilla al mare il 6 ottobre 1965, responsabile safety in uno dei maggiori gruppi bancari italiani, esordisce nella scrittura nel 2009 con il romanzo Ferro e fuoco (Giallo Mondadori n. 2974 marzo 2009, ripubblicato in libreria, nel 2012, da Edizioni Pendragon. Nel 2011 esce il suo secondo romanzo Milano a mano armata con la prefazione di Eraldo Baldini per l’editore Foschi di Forlì (Premio “Lomellina in giallo” 2012). A gennaio 2013 è la volta di A casa del diavolo con l’etichetta TimeCrime dell’editore Fanucci di Roma (secondo classificato premio Nebbia Gialla 2013, selezione Premio Scerbanenco 2013). È di gennaio 2014 il suo quarto romanzo Io la troverò per la collana Fox Crime Feltrinelli (secondo classificato Premio Nebbia Gialla 2014 finalista Premio Scerbanenco 2014) tradotto in spagna col titolo Desaparecida. Nel 2015 pubblica due romanzi con Feltrinelli: Città di polvere (finalista Premio Scerbanenco 2015, tradotto in spagna col titolo Ciudad de polvo) e Morte di Luna. Nel 2017 passa all’editore PIEMME (gruppo Mondadori) con il thriller L’uomo di casa. Il 27 marzo 2018, sempre per PIEMME esce il romanzo Se la notte ti cerca. Con i suoi racconti ha partecipato a diverse antologie, tra le quali Natale in noir(curata da Alessandra Buccheri e Paolo Gardinali, 2010) Le Prince noir (Aìsara 2012) Nessuna più (Elliot 2013) Giallo di rigore (Mondadori 2016). Ha pubblicato racconti sulla rivista “Linus” e sul “Corriere della sera”. Pubblica racconti lunghi in ebook per l’editore Delos Digital nella collana Sex Force (poi rinominata Dream Force) diretta da Stefano Di Marino. Collabora con la rivista Writer’s Magazine Italia, diretta da Franco Forte, scrive articoli per i periodici del Giallo Mondadori, collabora con vari blog.