Intervista a SANDRONE DAZIERI






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Come avviene il lavoro della stesura del romanzo: scrivi seguendo uno schema pianificato nei dettagli in origine oppure sei più istintivo?

Non sono un istintivo ma nemmeno un pianificatore. Ragiono molto sul contenuto, prima e durante la scrittura, con continui aggiustamenti e ritocchi, ma non uso le scalette. Quando comincio, so dove voglio andare e perché, ho in mente le scene principali, il finale, il colpo di scena principale, ma il resto viene da sé. Sono il mio primo lettore, devo sempre sorprendermi un po’.

2) Scrivi anche sceneggiature oltre che romanzi, è differente l’approccio che utilizzi?

Molto. Una sceneggiatura è soprattutto tecnica attorno a dei dialoghi, un romanzo è scrittura dalla prima battuta all’ultima. Una sceneggiatura ha limiti ben precisi di lunghezza e scansione degli avvenimenti, un romanzo no. Poi i romanzi che scrivo escono esclusivamente dalla mia testa, anche se accetto i consigli degli editor e dei lettori della prima cerchia (quelli che leggono le bozze), una sceneggiatura normalmente parte dopo un lungo processo di mediazione con numerose figure, come produttori, registi, attori…

3) Come è avvenuto il passaggio dal noir al thriller? E’ una svolta definitiva o credi di continuare con entrambi i generi?

Cerco di sfruttare tutti gli strumenti che la scrittura mette a disposizione, spesso mescolandoli. I miei noir prima avevano molta commedia, i miei thriller hanno una visione noir del mondo. L’Angelo non è scritto come Uccidi il padre, ritmi e dinamiche sono differenti, e il terzo volume che uscirà questo autunno sarà ancora diverso. Spesso mi viene rimproverata questa difficoltà a essere incasellato in un genere ben preciso, rende più difficile etichettarmi, ma sono fatto così. Detto questo, so solo quello che NON farò da qui in poi. Scrivere gialli minestrina con i commissari che più che indagare passano il tempo a raccontarci i fatti loro. So che è un genere che va forte in Italia, ma che noia.

4) Le tue narrazioni sono arricchite da dettagli su piccole manie dei personaggi, quanto c’è di autobiografico?

Spiritualmente (anche se non fisicamente purtroppo) somiglio molto a Dante, tranne nel caffè, che bevo più o meno come Colomba: lungo e tiepido. A volte recupero tazze semipiene nel mio studio che sono lì dal giorno prima e le bevo senza problemi. A parte questo, il mio modo di scrivere parte sempre dalla mia pancia, quindi tutti nei miei romanzi, buoni o cattivi, in qualche modo mi rispecchiano.

5) Ho letto che in passato lavoravi come cuoco, come hai maturato l’idea di scrivere romanzi?

Facevo il cuoco per campare, ma ho sempre voluto scrivere, sin da bambino, come chiunque sia diventato poi uno scrittore. Prima dei trent’anni, però, non avevo lo spazio nella mia vita e nemmeno gli strumenti per tentarci davvero. Poi, lentamente, la mia vita è cambiata.

6) I tuoi protagonisti sono sempre persone particolari: il Gorilla è schizofrenico e convive con il suo alter ego, Dante è un uomo profondamente segnato dalle esperienze traumatiche subite da bambino, anche Colomba combatte con i suoi fantasmi del passato….queste situazioni di partenza hanno ripercussioni nei loro rapporti con gli altri e nella gestione del quotidiano. Come si delinea la scelta di un personaggio? Cosa te ha dato l’input?

Tutte le mie storie nascono dai personaggi che le abitano, quindi prima arrivano loro. Nascono per stratificazione e accumulo. Per esempio, mi chiedo come reagirei in una determinata situazione – tipo una lunga prigionia – come avrei reagito da bambino, e questo fa scoccare la scintilla che poi porta a Dante Torre. I miei personaggi non sono “neurotipici” perché io stesso non lo sono, prima di tutto, e poi perché amo chi vede il mondo in modo non convenzionale. Persone che hanno subito traumi o soffrono per malattie psichiatriche hanno uno sguardo differente e mi permettono di raccontare un modo differente da quello abituale e stereotipato. Poi non amo i vincenti, i cavalieri senza macchia. Li trovo noiosi.

7) Conosci il genere thrillernordico? Apprezzi qualche autore in modo particolare?

Sì, lo conosco, anche se leggo meno gialli di una volta. Credo che Nesbo sia il mio preferito, ma non ne sono certo.

Intervista a cura di Simona Sireus


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