Intervista a SARA BLAEDEL






A tu per tu con l’autore

 

 

1) Hello Sara and welcome on thrillernord! I’d like to start with a question about the title of this book: looking at the much editions around the world, I saw that in all languages “The forgotten girls” it remained the same (for others of your books it wasn’t the same) Are you particularly close to this title?

Salve Sara, e benvenuta su thrillernord! Vorrei iniziare con una domanda sul titolo di questo romanzo: spulciando le moltissime edizioni in giro per il mondo, ho notato che nelle varie lingue “le bambine dimenticate” è rimasto inalterato (mentre per altri libri questo non è successo). È particolarmente legata a questo titolo?

Assolutamente, adoro questo titolo perché penso che trasmetta subito il nocciolo del romanzo. La scelta di come tradurre i titoli dei miei romanzi spetta alle case editrici straniere , ma in questo caso sono stata particolarmente contenta nel constatare che nessuno l’ha cambiato.
 
 

2) In this 7th novel of the Lousie Rick series there are two great changes: your principal character tell us some of her past and she doesn’t work for homicide unit anymore but in a special unit created to investigate on missing persons. Why did you feel the need these changes?

In questo 7° romanzo della serie di Louise Rick, ci sono due grandi cambiamenti: la sua protagonista ci racconta una parte del suo passato e non lavora più alla omicidi, bensì nella sezione che si occupa delle persone scomparse. Perché ha sentito l’esigenza di questi cambiamenti?

Per me è estremamente importante che tutti i personaggi di cui scrivo sembrino il più reale possibile. E questo è ancora più importante con i personaggi di una serie, che rivisitiamo più e più volte, assistendo al loro sviluppo. È essenziale che cambino e si evolvino, che reagiscano alle esperienze e si comportino di conseguenza. Nessuna vita è realmente statica, men che mai quella di Louise. È curiosa e avventurosa, non teme il cambiamento, soprattutto quando è inevitabile.
 
 

3) “The forgotten girls is a very cruel novel, in which come out dark sides hidden behind the smiley bonny appearances of the denmark’s towns. Why this choice?

“Le bambine dimenticate” è un romanzo molto crudo, in cui vengono fuori gli aspetti più sordidi nascosti dietro le facciate delle ridenti cittadine danesi. Perché questa scelta?

Sono sempre stata affascinata da ciò che è inaspettato, e da quanto il mondo sembri tutto uguale, indipendentemente dalla posizione o dalle tradizioni culturali. Le persone sono persone e l’oscurità risiede ovunque. La crudeltà è qualcosa di stratificato e sfaccettato; deriva da diverse cause ed esiste nelle persone per diverse ragioni. Penso che sia ancora più spaventosa quando ci sorprende, ed è per questo che ho scelto di ambientare una storia così cupa in ambiente apparentemente così sereno e pacifico.
 
 

4) When you were a little girl, your house was full of famous journalists and writers, but you become a writer, or better “the queen of crime”, relatively late. How did you decide to become a writer and what does it mean writing (and reading) for you? What do you want to tell, beyond of the thrilling plot?

Fin da bambina ha frequentato giornalisti e scrittori, eppure è diventata scrittrice, anzi, “la regina del crime” relativamente tardi. Come ha maturato questa decisione, cosa vuol dire per lei scrivere (e leggere) e cosa vuole raccontare, al di là del thriller?

Non era nei miei piani diventare una scrittrice. Avevo 40 anni e mi guadagnavo da vivere da giornalista quando una storia si è radicata in me e mi ha rapita. Non riuscivo a lasciarla andare, mi stava consumando. Dovevo scriverla. Sono stata molto fortunata perché il mio modo di narrare ha raccolto subito i favori del pubblico e non mi sono più fermata. Da allora non ho mai pensato di cambiare lavoro. Non avrei mai potuto immaginare, neanche nei miei sogni più folli, di venire pubblicata in 37 paesi. Mi sembra tutt’ora un sogno. Leggo e amo la letteratura poliziesca da quando sono bambina. Il mio principale obiettivo, oltra alla trama, è sviluppare personaggi autentici, in cui immedesimarsi, che riescano a comunicare con il lettore.
 
 

5) You won a lot of prestigious prizes. Which one is the more satisfying for you?

Ha vinto molti prestigiosi premi. Qual è quello che le ha dato maggiore soddisfazione?

Beh, ero molto onorata ed emozionatissima quando vinsi il Golden Laurel awarrd, un premio letterario danese che un autore può ricevere sola una volta. Sono stata la seconda scrittrice di thriller a vincerlo. Detto ciò, i premi che mi sono più cari sono quelli decisi dai lettori. Sono così felice di averne vinti 4 e ringrazio i miei lettori che per me sono tutto. Non c’è soddisfazione più bella per uno scrittore che ricevere gli apprezzamenti dei lettori ed appagare le loro aspettative.
 
 

6) In “The forgotten girls” you describe in detail a health institution for mentally handicapped persons; in “Farewell to Freedom” you examine in depth the prostitution environment. From the way you talk about these arguments, it seems that you’ve been there… How much is important the research for your novels? Is it true that you have a sort of a “killing wall”?

Ne “Le bambine dimenticate” descrive molto dettagliatamente un istituto di cura per minorati mentali, in “Mai più libera” approfondisce l’ambiente della prostituzione. Dal modo in cui parla di questi luoghi e ambienti sembra quasi che li abbia frequentati. Quanto è importante la ricerca per i suoi romanzi? È vero che lei utilizza una sorta di “killing wall”?

La ricerca per me è un imperativo: è l’unico modo per raggiungere l’autenticità. Adoro addentrarmi nella ricerca, è uno degli aspetti che preferisco del raccontare storie. Vado fino in fondo e cerco di raccogliere informazioni in diversi modi. Tutto, dall’incontrare e intervistare esperti in un dato ambito (agenti delle forze dell’ordine, per esempio), al viaggiare per trovare location adatte alle mie ambientazioni. Prima di collocare un personaggio all’interno di una cittadina o all’interno di un edificio, ci vado, e registro il paesaggio, gli odori, i rumori e le sensibilità. Nulla di ciò che scrivo è casuale
 
 

7) Did you ever identify with your characters, or that the facts you describe in your books affect your mood in your daily life?

Le capita mai di identificarsi con i suoi personaggi, o che gli eventi che descrive nei suoi libri influenzino il suo umore nella vita reale?

Quando comincio a scrivere un libro, cerco di separare me stessa dai miei personaggi, in modo da permettere loro di essere persone indipendenti. A volte dei pezzi di me fanno capolino, e qualche volta scopro, anche per caso, che ho delle cose in comune con i miei personaggi. Camilla è un esempio perfetto. È una giornalista, come lo ero io, e quando si fionda fuori dalla redazione, arrabbiata con il suo editore o con l’editor, quella sono io. Un vecchio collega, dopo aver letto uno dei miei libri, ha fatto un commento su Camilla e la sua uscita infuriata: ricordava che io facevo lo stesso quando lavoravamo insieme. In questo libro, mentre lavoravo su un’adolescente insicura, mi rendevo conto che mi ci stavo avvicinando e avevo un approccio molto personale. I miei ricordi di quel periodo della vita sono vividi, e li ho portati sulla scrivania in un modo molto più personale di quanto faccia di solito. Sono molto condizionata da ciò che scrivo. Non c’è dubbio. Ricordo quando, qualche anno fa, mio figlio tornò da scuola. Entrò in casa, si rese conto di quale fosse il mio umore e mi disse: «Oh mamma, hai ucciso qualcuno oggi?». Aveva ragione, lo avevo fatto, e mi pesava molto.
 
 

8) Authors often tell that their characters make the story. But “The forgotten girls” is set in your childhood places: well, is this time Sara succeeded to prevail over Kim?

Spesso gli autori dicono che sono i loro personaggi che ‘fanno’ la storia. “Le bambine dimenticate”, però, è ambientato nei luoghi della sua infanzia: dunque, questa volta, Sara è riuscita a prendere il sopravvento su Kim?

Leggere la storia degli istituti di salute mentale danesi mi ha colpita molto. Quello che ho letto è inquietante, e avrebbe potuto avere senso ed essere più accettabile se le malattie e i trattamenti descritti fossero quelli degli anni Cinquanta. Stavo leggendo degli anni Ottanta. Fu scioccante. Sapevo che volevo assolutamente ambientare la storia nel pittoresco luogo di campagna della mia infanzia. Proprio su quel lago. Di questo ero certa.
 
 

9) Kim is a single woman with a son, as Camilla. Why did you choose two main characters with a ‘not ordinary behaviour?

Kim è una donna single con un figlio, come del resto, Camilla. Perché ha scelto protagoniste con una vita al di fuori dei canoni?

Non credo che essere un genitore single sia così inusuale, al giorno d’oggi. Io sono stata una madre single. Questo per me era normale e aveva senso per Camilla. Ma per diversi libri della serie, Louise non è stata proprio madre. Poi ha incontrato Jonas, che sarebbe diventato suo figlio adottivo, ma è stato lui a scegliere lei. È stato del tutto inaspettato. Credo che in larga parte ritagliamo le nostre vite seguendo le circostanze.
 
 

10) Which are the authors that inspire you the most?

Quali sono gli autori in cui ha trovato maggiore ispirazione?

Ho sempre amato Enid Blyton, l’autore della serie I Famosi 5. Karin Slaughter è una maestra della trama, e Michael Connelly è un ricercatore brillante e un esperto creatore di personaggi.
 
 

11) Could we see Kim in a movie?

Vedremo Kim al cinema o in tv?

Sarebbe favoloso!

Sara Blædel

Intervista a cura di Maria Sole Bramanti

Di Sara Blædel:

Il cadavere di una donna viene trovato in un bosco isolato. Ha subito violenze sessuali e ha una strana, lunga cicatrice che le solca il viso. Nessuno ne ha denunciato la scomparsa. A essere incaricata delle indagini è Louise Rick, a capo del Servizio Investigativo Speciale, affiancata da Eik Nordstrøm. Lei donna materna sotto la scorza dura, lui bello e dannato. Agnete Eskildsen, una vecchia infermiera, finalmente riconosce il corpo: la donna si chiama Lisemette ed era una paziente dell’ospedale psichiatrico infantile Eliselund, dove lei lavorava trent’anni prima. Una bambina dimenticata, come tutti gli altri dell’istituto, abbandonata dalla famiglia e dal mondo. Presto Louise scopre che Lisemette aveva una sorella gemella, ed entrambe erano state dichiarate morte quand’erano ancora piccole. È solo la prima di una serie di scoperte sempre più inquietanti…