Intervista a Silvia Volpi




A tu per tu con l’autore

 

 

Silvia Volpi incarna il titolo del suo noto e amato romanzo Alzati e corri, direttora.

Alzarsi e correre infatti sono verbi che fanno parte del suo dna e della sua fantastica verve di scrittrice talentuosa. Un torrente in piena di ironia, intelligenza, trame, personaggi vividi e indimenticabili.

In attesa di ritrovarla in un nuovo romanzo, ecco che,  a partire dallo scorso luglio, Volpi  ci delizia, appassiona e diverte con il release di un racconto giallo in 10 puntate “La metà pericolosa” disponibile e fruibile gratuitamente sul sito  www.unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it/

 Alla vigilia della decima ed ultima attesa puntata, in arrivo domenica 6 settembre 2020, eccoci con Silvia …

 

 

 

Silvia, quella dei racconti a puntate è solida e amata tradizione letteraria … basti pensare alla risonanza ed al successo che ebbero in questa forma scritti di Flaubert, Dickens, Salgari, Conan Doyle … Come ti è venuta l’idea di pubblicare a puntate, e credo sia per te la prima volta, “La metà pericolosa”?

Quando mi hanno chiesto di scrivere una storia da far uscire durante l’estate, ho pensato alla bellezza di tenere un legame con i lettori che si rinfresca di settimana in settimana. Mi sono entusiasmata e ora che siamo vicini al finale de “La metà pericolosa”, mi dispiace interrompere l’appuntamento. L’occasione di far uscire il racconto a puntate è capitata con una grande community di lettori – Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri – che avevano seguito il mio “Alzati e corri, direttora” e quando hanno cercato un giallo per l’estate mi hanno chiesto se volessi scriverlo. E’ la mia prima esperienza con un testo che esce a puntate. La tradizione del feuilleton nata in Francia e portata avanti da romanzieri di tanti Paesi, credo che ancora oggi si muova con l’intento di coccolare il lettore con metodo e regolarità. Semmai ai mezzi che conosciamo e già utilizziamo si tratta di aggiungere le modalità di questo tempo, sfruttando tecnologie e risorse del cyberspazio.

 

 

 

Pensi che questa forma di serialita’ possa essere accattivante anche oggi? Che feedback hai avuto dai tuoi lettori?

I commenti che ho ricevuto mi dicono che si può fare, mi fa piacere e sono soddisfatta. Alcuni lettori scrivono per dire la loro dopo aver letto la puntata, altri provano a immaginare il finale. Poi c’è chi preferisce leggere tutto insieme e se ne sta,aspettando che il racconto sia concluso. Succede anche fra gli appassionati di serie tv, c’è chi segue episodio dopo episodio e chi ne vede un tot uno dietro l’altro. Insomma, alcuni preferiscono il bocconcino, altri non rinunciano alla scorpacciata.Ritengo che tutti da sempre siamo un po’ alla ricerca di serialità, fa parte della nostra natura andarsi a mettere in un posto conosciuto, che ci rassicuri. Anche il lettore spesso dimostra di affezionarsi alla serialità: può essere un personaggio che ritorna in varie storie, oppure un’autrice o un autore che si scoprono un po’ alla volta, o come in questo caso un racconto che ci accompagna un capitolo dopo l’altro. E’ successo anche con il giallo “Alzati e corri, direttora”, i lettori si avvicinano ai protagonisti, Elsa Guidi e Tommaso Morotti alla loro prima indagine, e poi chiedono che cosa stiano facendo, quali altri casi abbiano in mano.

 

 

 

Come hai materialmente approcciato la scrittura di questo racconto? Sei partita subito con l’ottica della struttura a  puntate oppure lo hai scritto interamente e solo dopo hai pensato di “centellinarlo”? Cosa cambia nel processo  di scrittura e nello stile destinarlo secondo un’ottica piuttosto che un’altra?

I personaggi e la storia li avevo già scritti e messi via al grezzo. La coppia di acconciatori che sta dietro a un’indagine mi solleticava e dopo un certo lavoro l’avevo messa da parteper averla più chiara in testa. In quel momento non pensavo alle puntate. Quando la storia è cominciata a maturare e avevo ripreso a lavorarla, ecco la proposta del Passaparola dei Libri. Ho concluso la stesura del racconto e l’ho rifinito pensando al lettore che lo avrebbe avuto sotto agli occhi un po’ alla volta.E’ nata “La metà pericolosa”. La cadenza e il ritmo, le introduzioni dei personaggi, i linguaggi, tutto doveva essere digeribile da qualsiasi lettore, usando la metafora di prima, sia da chi vuole un biscottino sia da chi preferisce gustarsi la fetta grossa tutta insieme.

 

 

Personalmente il racconto, un giallo classico ma allo stesso tempo così contemporaneo e calato nei giorni nostri mi ha letteralmente catturata. Sono curiosissima di arrivare al finale e allo stesso tempo so già che i tuoi protagonisti, Rebecca e Cosimo, due acconciatori, titolari del salone GialloKakao a Firenze, che sto già amando moltissimo, mi mancheranno davvero tanto. Da cosa ti è stata ispirata la loro storia e la vicenda gialla che li vede protagonisti, accanto alle autorità ufficiali preposte, come investigatori curiosi e appassionati? Ci dai speranza di ritrovarli presto in un tuo romanzo?

Rebecca Vani e Cosimo Guanti del GialloKakao tra una piega di capelli e una barba da rifinire s’impicciano dei fatti degli altri e quando incappano in un omicidio non mollano finché chiarezza non è fatta. La storia è venuta fuori grazie a due luoghi, diversissimi, che m’attraggono: uno è la bella Firenze, l’altro è un angoletto della Repubblica Dominicana. Mi piace raccontare la storia sia dal punto di vista dell’indagine della polizia ma anche, direi soprattutto, con gli occhi delle persone comuni immaginando qualcuno che mettain campo curiosità e intuizione per un’investigazione come dire? ufficiosa. I titolari del GialloKakao, questi due acconciatori con la passione per l’indagine, mi sono piaciuti più di quanto avessiprevisto. Nel corso della scrittura, sono stata bene con loro. E ora perché liberarmene? Potrebbero farsi voler bene anche da chi li legge e prendere il respiro di un romanzo. Vediamo Rebecca e Cosimo come concludono questo caso. E intanto continuo a scriverli. Come dicevo, siamo diventati buoni amici 😉

Grazie di cuore … e …. a prestissimo!

 


A cura di Sabrina De Bastiani