Intervista a Stefania De Caro




A tu per tu con l’autore

 
 

Stefania, una delle protagoniste del tuo romanzo “Da quando ho iniziato a lasciarti” ho l’impressione tu la conosca particolarmente bene. Chi è Eva Pommerouge? Cosa puoi dire di lei?

Eva è la mia creazione. E’ lei che è dotata di ironia, che ha sempre la risposta pronta, che non si prende sul serio, che si perdona. Che vive sapendo che non è il centro del mondo e non lo sono neanche i problemi che si ritrova davanti. E’ colei che si impegna in ogni cosa con la consapevolezza di averci provato fino in fondo. E’ la donna che c’è in tutte le donne ma che troppo spesso fa fatica ad uscire per troppe gabbie costruite da se stessi e dagli altri. Eva è il mio pseudonimo, ho giocato con questo nome. Eva è la primadonna, la donna del peccato originale che induce in tentazione e Pommerouge la mela rossa. Lei è stata protagonista anche dei miei programmi in radio e nel romanzo, tanto che è proprio una speaker radiofonica che lega le storie delle altre donne. Marina, Anita e Francesca sono sue assidue ascoltatrici, seguono il suo programma e le sue parole adattandole alla loro vita, è un po’ quello che succede quando sentiamo l’oroscopo, non ci crediamo però inconsapevolmente facciamo capitare la previsione se la desideriamo. Le protagoniste agiscono sull’onda delle idee di Eva e tutto ciò ingarbuglia un po’ le cose o a volte le semplifica. Eva l’adoro, lei ha sempre una soluzione ai problemi sentimentali.

 

 

 

“Da quando ho iniziato a lasciarti” è il tuo primo romanzo. Cosa ti ha portato a scriverlo? Quanto delle esperienze e tematiche narrate nei racconti contenuti nell’antologia da te curata, “L’amore non si interpreta”, è andato ad inserirsi nel percorso del tuo romanzo?

Questo mio primo romanzo è legato a doppio filo all’antologia che hai nominato. Mi impegno in prima persona e nel modo che conosco, cioè scrivendo e tutti i giorni tra i miei studenti nel ruolo di professoressa, affrontando la violenza sulle donne, sia fisica che psicologica. Parlando di una nuova alfabetizzazione emotiva. In questo romanzo c’è la consapevolezza che si può uscire dalla spirale di violenza, si può rinascere. C’è un messaggio di speranza, perchè volevo con tutta me stessa che le donne non fossero viste come vittime. Il ruolo di vittima nella società ci rilega in una collocazione definita e si rimane comunque ingabbiate e controllate. Nel libro l’amore fa un percorso inverso.

 

 

 

Il tuo libro racconta le vicende di tre donne, Francesca, Anita e Marina (di Eva abbiamo già avuto modo di parlare), colte in un particolare momento della loro vita. A metà del guado tra un amore finito e il bisogno e la voglia di ricostruirsi. A chi ti sei ispirata per tratteggiarle così bene nelle loro diverse individualità? Puoi scegliere un aggettivo per descrivere ciascuna di loro?

Ti dico solo che le mie amiche mi hanno detto che non mi racconteranno piu’ nulla, ovviamente scherzo. Scerbanenco dice che bisogna scrivere di cio’ che si conosce, per questo le mie donne vengono fuori cosi’ vere. Ho molte amiche, molte donne che mi seguono, che mi scrivono e io in primis mi sento come anita, francesca e marina, loro sono tutte in me e credo in ogni donna. L’ispirazione pero’ e’ venuta dagli uomini. Nel libro ci sono anche loro.   Impresa difficile quella di descrivere le mie donne con un solo aggettivo pero’ ci provo . Marina direi instancabile, anita indipendente e francesca coraggiosa.

 

 

La consapevolezza della necessità di un cambiamento e la forza per affrontarlo e portarlo avanti sono il fulcro del romanzo. Trovo meraviglioso ed emblematico il titolo. Quando inizia il cambiamento Stefania? Nel mentre di una situazione in divenire, “Da quando ho iniziato a lasciarti”, o quando ci si ritrova soli con se stessi, chiuse le porte sul passato?

Credo che quando chiudi la porta del passato hai gia fatto tutto il percorso, e’ nel mentre che c’è la prova di coraggio. il coraggio di allontanarsi, di ricominciare, di sciogliere le cime che tengono la barca in porto. mi viene in mente una frase di vittorio alfieri che esprime bene tutto questo:” la prova di coraggio non è di morire , ma di vivere.” queste donne hanno scelto di vivere, abbandonando uomini che le volevano diverse.

 

 

 

Nel libro, ad un certo punto, affronti due parole molto importanti e dense di significato, emotività ed empatia, evidenziandone ed argomentando una profonda differenza. Potresti approfondire questo tuo punto di vista? Come si inquadra col fatto che il tuo romanzo emoziona? Si può dire che leggerti emoziona empaticamente? Sei d’accordo con questa definizione?

D’istinto ti risponderei che gia’ emozionare con il mio libro e’ un grandissimo traguardo. la soddisfazione piu’ bella pero’ e che vorrei far provare al lettore ,proprio mentre sta chiudendo l’ultima pagina, empatia con marina, Francesca , Anita e Eva, cio’ significherebbe che gli sono rimaste dentro. a questo punto potrei affermare che mi ha letto emozionandosi empaticamente.

 

 

 

Quali sono i tuoi progetti di scrittura futuri? Puoi anticipare qualcosa? Tornerai su questo genere intimista e universale al contempo o ti cimenterai in qualcosa di differente?

Sto scrivendo, non riesco a non farlo. Scrivo senza sapere dove arrivero’ con la storia, lei decide e ad un certo punto mi porta dove vuole, scoprendo che era meglio di come avevo immaginato. La protagonista è una donna, vive a roma e sta facendo i conti con una perdita che la scava dentro. Un lavoro maschile che condiziona pesantemente la sua parte femminile, un mistero da decifrare e un amore del passato che e’ il suo tarlo e che non l’ha mai lasciata. Decisamente intimista e qualcosa ho gia’ pubblicato sui miei profili social. E’ un romanzo diverso da questo ma non voglio dire di piu’.

 

 

 

Cosa ami leggere Stefania e che spazio ha la lettura nelle tue giornate? Cosa ne pensi del thriller nordico?

Leggo continuamente, dove posso e appena posso. Mi capita di leggere in auto mentre aspetto i miei figli, a scuola con i miei studenti, in treno, dal parrucchiere, a letto e anche in bagno. Leggo di tutto, non ho un genere che prediligo, parto dal presupposto che ci sono bei libri e altri che non mi piacciano. Ho letto molti gialli e noir e nel mio romanzo ci sono sfumature noir, le stesse che purtroppo si trovano nel microcosmo di una coppia. Il thriller nordico mi intriga infatti per l’introspezione psicologia dei peronaggi e avendo studiato filosofia con indirizzo psicologico e’ quasi naturale.

Stefania De Caro

 

Ringrazio la brava Stefania De Caro con profonda empatia e con il piacere di leggerla ancora e ancora e ancora.

Sabrina De Bastiani


A cura di Sabrina De Bastiani


Di Stefania De Caro:

IL LIBRO – Quattro donne nella Città Eterna, dove di eterno non è rimasto nulla. Quattro donne alle prese con le loro storie sull’orlo del fallimento. Francesca, Marina, Anita e Eva si scoprono solidali di fronte al ricatto morale di uomini che le vorrebbero Medee furibonde, attanagliate dal rancore, paralizzate dai sensi di colpa…